Cinema

Alberto Barbera vede troppi film

Il direttore artistico della Mostra del Cinema di Venezia racconta le origini della sua passione, svela quanti film vede all’anno (mentre la vita gli “scorre accanto”) e spiega come gestire le inevitabili polemiche

  • Un'ora fa
Alberto Barbera con George Clooney, 2025

Alberto Barbera con George Clooney, 2025

  • IMAGO / Anadolu Agency
Di: Alessandro Bertoglio/Indovina chi viene al cinema 

Venezia è cambiata molto, negli ultimi 25 anni. La città, certo, ma soprattutto la Mostra del Cinema. Quando Alberto Barbera ha occupato il ruolo di direttore artistico, nel 2012, il festival cinematografico più importante d’Italia era, appunto, solo il più importante della vicina Penisola. Oggi rivaleggia con Cannes per il primato globale, dopo aver lanciato la volata a fenomeni come BirdmanSpotlightLa La LandLa forma dell’acquaJoker… Barbera può dire, a ragione, di aver rivoluzionato il Lido. E come sempre, alle radici del suo percorso – oggi il direttore ha 76 anni – c’è una passione che parte dall’infanzia.

24:24
Alberto Barbera, direttore della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia

La verve di Alberto Barbera, il brivido caldo del thriller e il sogno della fantascienza

Indovina chi viene al cinema 20.06.2026, 12:45

  • Keystone
  • Moira Bubola e Alessandro Bertoglio

«Avevo quattro anni, quattro anni e mezzo – racconta Barbera – mio zio era cassiere nel cinema parrocchiale del paese in cui abitavo, e una domenica siamo passati a salutarlo, mio padre mi ha accompagnato in sala: c’era una scena di tensione, un film di cappa e spada, non ricordo il titolo... Mi sono spaventato, sono uscito subito terrorizzato. La paura è una delle grandi emozioni che si provano al cinema.
Dopo quella, è arrivata l’attrazione per questa forma di spettacolo. Da lì è cominciata la frequentazione settimanale del cinema parrocchiale, per cui… non ho più smesso di andare al cinema, da quando avevo praticamente cinque anni. Prima accompagnato da mia nonna, poi da solo. È diventata la passione della mia vita».

Alberto Barbera con Bradley Cooper e Lady Gaga, 2018

Alberto Barbera con Bradley Cooper e Lady Gaga, 2018

  • IMAGO / ABACAPRESS

Alessandro Bertoglio: Con quella di quest’anno saranno 18 edizioni alla guida della mostra, dal 1999 al 2001 e dal 2012 a oggi... anzi, fino al 2028. Come è cambiato in questi 25 anni il suo lavoro?

I principi fondamentali sono rimasti gli stessi. Si tratta di vedere tutti i film che vengono proposti alla mostra, giudicarli in base alla loro qualità, non lasciarsi condizionare da elementi di altra natura che siano esterni alla valenza estetica dei film stessi. Quello che è cambiato è principalmente la quantità dei film che arrivano negli ultimi anni. La crescita della produzione cinematografica mondiale è salita in maniera esponenziale: il primo anno a Venezia ricordo che eravamo rimasti stupiti, io e i miei collaboratori del Comitato di selezione, dal numero di film presentati, circa 900. Ci sembrava enorme. L’anno scorso ne abbiamo ricevuti 4’250, tra lungometraggi, documentari e cortometraggi.

Il problema maggiore è che tutto questo occupa di fatto quasi tutto l’anno. Io non riesco a fare nient’altro che vedere film, gestire i contatti, scrivere, rispondere a telefonate, oltre a tutto il lavoro di supervisione dell’organizzazione del festival in quanto tale. È bellissimo da un certo punto di vista, ma è anche estremamente vincolante, nel senso che la vita ti scorre accanto. Molti dei film che vedo sono purtroppo poco interessanti e ti lasciano a volte l’impressione di perdere qualcosa di essenziale: se uno pensa che ho due bambini piccoli con i quali ho pochissimo tempo di giocare, proprio perché questo lavoro… come dire, non mi lascia tregua.

Alberto Barbera con Barry Levinson e Al Pacino, 2014

Alberto Barbera con Barry Levinson e Al Pacino, 2014

  • IMAGO / ABACAPRESS

Cinema italiano: a Berlino, quest’anno, poco o niente. A Cannes, poco o niente… Perché?

Non dobbiamo in nessun modo scandalizzarci del fatto che non ci fossero film italiani a Berlino o a Cannes. La ragione è molto semplice: per lunghi mesi il cinema italiano è rimasto bloccato, la produzione si è sospesa in attesa della definizione delle nuove regole, di nuovi principi che riguardano i regolamenti di applicazione dei sostegni pubblici alla produzione, dal tax credit ai contributi finalizzati, eccetera. Ecco perché non c’erano film pronti, erano pochissimi quelli che sono stati proposti a Cannes e a Berlino: evidentemente i selezionatori hanno valutato che non fossero all’altezza dei loro festival.

Adesso però la produzione è ripartita e la preoccupazione mia è che i film italiani pronti per Venezia sono tantissimi e non ci sarà posto per tutti. Sarò obbligato a dire dei no. Non sarà facilissimo, anzi, perché sono comunque belli, apprezzabili e soprattutto fatti da registi e da produttori e da artisti con i quali ho rapporti ormai pluriennali e ai quali bisogna far ingoiare il boccone di una risposta negativa. Però anche questo fa parte delle regole del gioco.

Alberto Barbera con Pedro Almodovar e Tilda Swinton, 2020

Alberto Barbera con Pedro Almodovar e Tilda Swinton, 2020

  • IMAGO / Independent Photo Agency Int.

Negli ultimi anni, con la presenza sempre più tossica dei social media, è diventato difficile anche fare le scelte. Quel regista non va bene, quel film è di parte… Come se ne esce?

Si guarda all’arte, perché l’unico principio che ci può condurre attraverso questo campo minato della contemporaneità, con conflitti e tensioni crescenti. Bisogna avere il coraggio di fare scelte che sappiamo in partenza essere impopolari, che sappiamo determineranno polemiche, che sappiamo verranno contestate e magari alimenteranno campagne anche molto violente, molto aggressive nei confronti della mostra, nei confronti di noi stessi, nei confronti dei registi. Questo è inevitabile.

Viviamo in un periodo, come sappiamo tutti, estremamente difficile, complicato, dove le tensioni internazionali raggiungono livelli che ci auguravamo appartenessero al passato. E allora credo che bisogna tenere la barra ferma e schiena dritta. Scegliere in base alla qualità dei film, essere disposti ad affrontare le polemiche sperando di riuscire in qualche modo a gestirle, a contenerle, come in parte abbiamo fatto già lo scorso anno. Non mi stupirei se anche quest’anno dovessero esserci film destinati a suscitare reazioni contrastanti. Diciamo che sono pronto ad affrontare la situazione, sperando che non si travalichino i limiti del lecito...

Correlati

Ti potrebbe interessare