Cinema

Oppenheimer

Il film di Christopher Nolan, per scrutare l’abisso

  • 23 August 2023, 08:01
  • 14 September 2023, 09:23
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  • CULTURA
locandina Oppenheimer
Di: Chiara Fanetti

Forse certi eventi non si possono raccontare, nemmeno con la finzione, nemmeno con un documentario.
Come si può raccontare, in effetti, la fine del mondo? Come si può descrivere cosa significa averla intravvista di fronte ai propri occhi? Non perché vittime, non per il rischio di subirla passivamente questa fine ma perché siamo noi i creatori e gli inventori di ciò che la può rendere possibile.

Oppenheimer di Christopher Nolan è un film ambizioso, forse uno dei più ambiziosi di sempre perché tenta di contenere l’incontenibile. Non solo l’arma, la bomba, che apre l’era del nucleare, dei due blocchi, della Guerra Fredda, ma anche l’idea di umanità artefice della propria fine. Quest’enormità, questo accumulo di potenziali apocalissi, nel film di Nolan viene compresso in un unico posto: la testa di J. Robert Oppenheimer, fisico statunitense alla guida del progetto Manhattan che, durante la Seconda guerra mondiale, insieme ad un’ampia équipe di ricercatori e scienziati, creò la prima bomba atomica della storia. La stessa arma che il governo americano utilizzò per colpire le città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki il 6 e 9 agosto del 1945, causando tra le 150mila e le 220mila vittime, praticamente solo civili.

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Emily Blunt in Oppenheimer

'Contenere l’incontenibile' è anche quello che ha tentato di fare lo stesso J. Robert Oppenheimer per tutta la vita. Nel film scopriamo come la sua personalità, la sua condotta e la sua mente fossero nella costante ricerca di equilibrio tra opposti. Le sue affinità con il comunismo e la sua fede negli Stati Uniti, il suo fascino bizzarro ma seduttore, la sua innata capacità di leadership che svetta quasi più delle sue doti di scienziato, l’amore per la moglie e il gusto per il tradimento. Un uomo sempre al limite dell’esplosione o dell’implosione, lucido anche nelle visioni, tanto intelligente da non potersi fermare di fronte alla prospettiva di esplorare il mondo quantico, tanto intelligente anche da sapere a cosa questo avrebbe portato.

Il soggetto Oppenheimer si inserisce alla perfezione tra i personaggi che il regista britannico ama investigare. Uomini lacerati e combattuti dalle proprie azioni, persi tra scienza e fantascienza, dimensioni temporali o parallele, perseguitati da fantasmi e sensi di colpa. Vittime di uno sproporzionato senso del dovere che si accompagna ad un allarmante spirito di sacrificio, autolesionismo e “malriposto senso di superiorità”, come disse Joker al suo antagonista ne Il cavaliere oscuro. Questa infatti potrebbe essere la descrizione del Batman di Nolan o di Leonardo Di Caprio in Inception, di Matthew McConaughey in Interstellar o di Al Pacino nel mai abbastanza ricordato Insomnia. Il regista con Oppenheimer trova la versione espansa di questo modello, che ingloba anche il suo recente interesse per il secondo conflitto mondiale, affrontato in Dunkirk, e anche questa vicenda gli permette di riproporre una costante del suo cinema: lo sviluppo di diverse linee temporali che s’intrecciano.

Oppenheimer domani esce in Ticino

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Nel film si snodano tre momenti che riguardano la vita di Oppenheimer: il suo passaggio da goffo studente a guida del progetto Manhattan; l’udienza 'farsa' a cui è sottoposto nel 1954 da un gruppo di politici che non accettavano le sue opposizioni di fronte allo sviluppo di una bomba all’idrogeno e infine, in bianco e nero, l’udienza del 1958 che vede protagonista Lewis Strauss, personaggio chiave nella vicenda Oppenheimer, tra i membri originari della Commissione per l'energia atomica degli USA, magnificamente interpretato da Robert Downey Jr.
In questi costanti balzi nel tempo, Nolan tiene alta l’azione anche quando viene portata avanti solo con i dialoghi e persino dopo che la bomba - il suo prototipo, Trinity - viene fatta esplodere a Los Alamos, al fine di essere poi utilizzata in Giappone.

Tutta questa densità d’informazioni, la precisione storica e la tensione, intrecciati con i momenti più introspettivi e visionari, creano una contrapposizione inevitabile per restituire le contraddizioni che coabitano nella testa di Oppenheimer, ma al contempo costruiscono una sorta di 'distanza' nel nostro avvicinarci al protagonista. Visivamente gli siamo praticamente di fronte: il primo piano è sfruttatissimo nel film, funzionale e riuscito, ma attraverso gli occhi colmi di significato e al contempo freddi e vuoti di Cillian Murphy (eccellente in quello che è sicuramente il ruolo della sua carriera) non riusciamo ad entrare.

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Cillian Murphy

Forse un problema di forma, di scrittura? O forse è solo così, ponendo una distanza, che riesci a stare sul bordo dell’abisso senza cascarci dentro? Oppenheimer non ha visto con i suoi occhi Hiroshima e Nagasaki nell’agosto del ’45, una scelta che Nolan - a mio parere rispettosamente - segue nel film, mostrandoci invece l’orrore che si compie in un ufficio quando uomini dello Stato americano scelgono quali città giapponesi colpire, come se il mondo fosse un modellino, un gioco. L’esplosione stessa di Trinity è attesa per tutto il film eppure sentiamo che la mostruosità che rappresenta quel test non si può ricreare, sarà per forza 'contenuta', anche quando letteralmente sfonda lo schermo come solo Nolan può fare. È qualcosa che non si può affrontare.

Nolan non poteva entrare davvero nella mente di chi è “diventato Morte, il distruttore di mondi”, forse è tra i pochi registi che poteva avvicinarsi a farlo. Questa distanza che percepiamo forse è la condizione per scrutare l’abisso senza esserne inghiottiti. Nolan ha creato un’opera impressionante, anche per via del contesto storico in cui ci troviamo, così terribilmente simile. Il cast è incredibile e per molti versi siamo già di fronte ad un classico. Tra le maglie del macro-tema si parla anche d’inadeguatezza della politica, incomunicabilità tra questa e il mondo scientifico, ruolo dell’individuo di fronte allo Stato e ancora della necessità della società di trovare idoli ma anche capri espiatori. Forse un tema è più significativo di altri però: l’innata superbia che alberga nell’animo umano. Ed è proprio il più grave dei peccati capitali ad essere centrale nel film, che non a caso si apre con una frase su Prometeo, colui che consegnò il fuoco agli umani rubandolo agli Dei e che per questo venne legato ad una roccia e costretto ad essere divorato per l’eternità.

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