discriminazioni “di genere”

Gli Oscar non hanno più paura degli horror (forse)

Sinners, Weapons, Frankenstein, e un po’ anche K-Pop Demon Hunters: la cerimonia del 2026 sembra aver sancito (finalmente) la parità tra i film dell’orrore e il resto della produzione hollywoodiana. Ora aspettiamo che smettano di essere discriminati i film comici...

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  • IMAGO / NurPhoto
Di: Michele R. Serra 

Diversità di genere: lo sappiamo, è un tema che Hollywood ha deciso finalmente di affrontare negli ultimi anni. Ma c’è un’altra discriminazione di genere che l’Academy ha cominciato a scardinare nell’ultimo decennio: non quella che riguarda le persone, ma proprio i film. Film di genere, che sono sempre stati – appunto – discriminati.

Sinners è senza dubbio un horror, e ha vinto 4 Oscar quest’anno, dopo aver fatto il pieno di candidature (16, un record storico). Potrebbe essere il punto di svolta che, finalmente, rende il tavolo di coloro i quali sono riusciti a vincere una statuetta con un horror un po’ più affollato? L’unico a essersi aggiudicato un Oscar come miglior film con un (quasi) horror è Jonathan Demme con Il silenzio degli innocenti, nel 1992. Ma lì c’era di mezzo Hannibal Lecter, un mostro leggendario (che peraltro, lui, probabilmente l’Oscar l’avrebbe mangiato). Ricordiamo anche Kathy Bates in Misery non deve morire, altra vincitrice del premio alla Miglior attrice e altra icona assoluta della storia del cinema. Per il resto, però, prima dell’ultimo decennio, agli horror erano assegnati quasi esclusivamente premi tecnici: trucco ed effetti speciali, principalmente.
Nelle restanti categorie, contro gli horror sembrava esserci una barriera invisibile. Non bastava, ad esempio, neppure essere uno dei più grandi registi della storia, basarsi su di un racconto opera di uno dei più popolari scrittori della storia, avere uno degli attori protagonisti più iconici della storia, per portare a casa una statuetta di peso: Shining non è stato nominato agli Oscar del 1982, e neanche Jack Nicholson per la sua interpretazione. Per carità, tutto si può dire di Shining, perfino criticarlo. Ma candidare Nicholson per il suo ruolo secondario in Reds di Warren Beatty e non per il film che ha scolpito la sua faccia nella storia del cinema, bè, possiamo considerarlo almeno lievemente miope?
Ma insomma, sia come sia, questa è la realtà. A Hollywood, e soprattutto a quelli che votano per gli Oscar, evidentemente, non piace avere paura. Ma c’è un’altra cosa che non gli piace, almeno sembra. E cioè ridere.

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  • Marcello Fusetti e Francesca Margiotta

I film comici sono l’altro grande problema di genere degli Oscar. Neanche una nomination per Jeff Bridges e Il grande Lebowski, ad esempio. Ma neanche per i Fratelli Marx, i Monty Python – che vabbè, erano pure inglesi – o i Fratelli Zucker. Che si tratti di commedia, o di vera e propria comicità grassa, l’Academy ha sempre reso la vita difficile a chi cerca di fare la cosa più difficile in assoluto, e cioè far ridere il pubblico. Che poi, ridere e avere paura, sono due delle cose fondamentali che ci fanno sentire, in fondo, vivi, no?
E allora, ben venga la diversità: oltre alla diversità di coloro che girano, scrivono, interpretano i film, Hollywood sta cercando di sfondare il tetto di cristallo contro quell’altra discriminazione di genere. Quella contro chi fa ridere, e contro chi fa paura.

A proposito, tornando a Sinners. Quest’anno, agli Oscar, non è stato solo: insieme a lui, a tenere alta la bandiera del genere horror c’erano Frankenstein (3 statuette) e Weapons (una alla miglior attrice non protagonita, Amy Madigan). Una pattuglia che corona il decennio dello sdoganamento dell’horror presso l’Academy, passato per Get Out!, La forma dell’acqua, The Substance. E non è da sottovalutare un ulteriore trionfatore del 2026: quel K-Pop Demon Hunters – vincitore del premio per la miglior pellicola d’animazione e di quello per la miglior canzone – che è diventato un fenomeno globale mettendo insieme musical, avventura e proprio elementi horror. Per quanto sfumati, la loro presenza in un prodotto destinato ai bambini delle scuole primarie è un segnale importante: quegli stilemi possono contaminare anche contesti molto diversi, lontani, contagiare le nuove generazioni. E, sembrerebbe, abbattere alcuni storici steccati dell’Academy. Aspettiamoci molti altri horror, nei prossimi anni, sul palco del Kodak Theatre.

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