In Vineland, romanzo del 1990 di Thomas Pynchon, raccontava gli Stati Uniti della metà degli anni ‘80, dopo la rielezione di Ronald Reagan: una società impegnata ad assimilare i cambiamenti epocali che avevano segnato profondamente la cultura e la società negli anni ‘60 e ‘70. Tra lotta alle droghe, repressione, insanità mentale. Adattare questa storia ad un presente quasi distopico per raccontare i difetti della società contemporanea è stata la grande sfida di Paul Thomas Anderson, una sfida fortunata che gli ha permesso di uscire dalla Notte degli Oscar da vincitore. Non solo per i tre premi personali (tra i quali, appunto, la sceneggiatura non originale) ma anche per il plauso generale al suo Una battaglia dopo l’altra che ha raccolto diversi premi importanti, ma non quello per il suo attore protagonista, Leonardo DiCaprio, che la statuetta l’ha vinta 10 anni fa per Revenant, ma in molte altre occasioni è rimasto a guardare gli altri vincitori.
“Sinners Soundtrack”
La Recensione 05.02.2026, 10:45
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La sfida con lo straordinario Michael B. Jordan di Sinners era decisamente difficile da vincere: nel musical horror di Ryan Coogler, Jordan interpreta il doppio ruolo dei gemelli protagonisti, e lo fa meravigliosamente, dando il tono alla storia ambientata nel Mississippi dei primi anni ‘30, infarcita di blues, con in sottofondo la storia razziale americana e la ricerca di libertà degli afroamericani, con toni decisamente pulp. Anche Coogler può festeggiare il suo Oscar per la sceneggiatura (originale): almeno qui la sfida con Anderson si è chiusa con il pareggio.
Diceva Nanni Moretti nei panni di Michele, protagonista di Ecce Bombo: «Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?». Evidentemente se lo è chiesto anche Sean Penn, che magari ha scelto la via dell’assenza e del silenzio assordante, piuttosto di quella del discorso politico che avrebbe magari destabilizzato la cerimonia... Il suo terzo Oscar, stavolta come non protagonista per Una battaglia dopo l’altra, lo riceverà per posta.
La Perla: Hamnet
Charlot 01.03.2026, 14:40
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Meritati, meritatissimi anche i premi per Jessie Buckley protagonista totale di Hamnet e per Amy Madigan strepitosa nell’altro thriller horror Weapons. Magistralmente guidata da Chloé Zhao, la Buckley è la tormentata Agnes, moglie di un ancora sconosciuto William Shakespeare in un film che mescola desiderio, gioia e dolore con al centro la morte del figlio 11enne Hamnet e di come da quella perdita devastante Shakespeare trovi la motivazione e lo spunto per scrivere il suo Amleto.
Weapons è invece una riflessione profonda su come la rabbia può trasformare le persone quando il dolore distorce la verità. I bambini di una classe che improvvisamente - tranne uno - si alzano dal letto alle 2:17 di notte, aprono la porta di casa e corrono fuori nell’oscurità, sparendo, in preda ad un apparente impulso collettivo, diventa lo spunto per costruire un thriller inquietante e coinvolgente.
https://rsi.cue.rsi.ch/cultura/film-e-serie/Joachim-Trier-non-si-gioca-con-i-sentimenti--3030062.html
Tra i film internazionali, la competizione era tesissima e molto ricca: ha avuto la meglio (unica statuetta su 9 candidature) Sentimental Value di Joachim Trier: cast magnifico, storia intensa con una famiglia alla resa dei conti emotivi dopo anni di incomprensioni e qualche segreto. The Secret Agent, It Was Just an Accident, e The Voice of Hind Rajab, decisamente più politici, non hanno trovato troppi consensi tra i votanti dell’Academy, così come il potente dramma dello spagnolo Óliver Laxe, Sirāt.
La parte politica della premiazione se l’è accaparrata Mr. Nobody against Putin di David Borenstein vincendo il premio come miglior documentario. La storia è quella di Pavel «Pasha» Talankin, insegnante in una scuola elementare negli Urali, che dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, documenta le dinamiche stravolte dell’educazione, quando i confini tra istruzione e militarizzazione diventano sempre più labili. È proprio Borenstein a dare il tono politico alla serata: «Mr. Nobody against Putin parla di come si perde il proprio paese. E quello che abbiamo visto lavorando con queste immagini è che lo si perde attraverso innumerevoli piccoli atti di complicità. Quando ci rendiamo complici quando un governo uccide persone per le strade delle nostre grandi città. Quando non diciamo nulla quando gli oligarchi prendono il controllo dei media e di come possiamo produrli e consumarli. Tutti noi ci troviamo di fronte a una scelta morale. Ma per fortuna, anche un nessuno è più potente di quanto si pensi». Assecondato dallo splendido protagonista del film, Pasha Talankin: «Per quattro anni abbiamo guardato il cielo in attesa di stelle cadenti per esprimere un desiderio. Ma ci sono Paesi in cui, invece di stelle cadenti, ci sono bombe e droni che sparano. In nome del nostro futuro, in nome di tutti i nostri figli, fermate subito tutte queste guerre».

Maratona da Oscar al Lux di Massagno
Il Quotidiano 15.03.2026, 19:00






