Mi sarebbe anche piaciuto vedere un bel film di supereroi: i protagonisti entrano in contatto con gli alieni, e ottengono dei superpoteri. Oppure: trovano un geometrico manufatto alieno, che possiede superpoteri. In effetti, in Disclosure Day di Steven Spielberg succede, peccato però che i superpoteri in questione siano invisibili, vaghi, variabili: dire cose strane, leggere la mente, proiettare la propria coscienza nella testa di qualcuno, far diventare invisibili le cose, eccetera. E sì che Spielberg è americano, dovrebbe sapere come funzionano i supereroi.
Mi sarebbe piaciuto, in alternativa, vedere un bel film di alieni: i protagonisti entrano in contatto con gli alieni, ne scoprono l’aspetto e l’intelligenza, la cultura, l’animo. Eventualmente, l’ostilità. Peccato che, in Disclosure Day di Steven Spielberg, gli alieni in questione siano anch’essi vaghi e invisibili. Peggio, quando finalmente appaiono, sono estremamente banali: testa triangolare, occhi enormi, corpo esile. Certo, c’è una ragione per questa scelta – devono corrispondere allo stereotipo più in voga nella cultura pop degli ultimi settant’anni – ma un po’ di delusione rimane.

Forse il motivo per cui non ho ottenuto quello che desideravo da Disclosure Day è che, guarda un po’, non l’ho diretto io, ma – appunto – uno dei più grandi registi della storia di Hollywood, uno che rappresenta la quintessenza del cinema popolare americano, uno probabilmente un po’ più bravo a scegliere le inquadrature (si dice che, per decidere davanti a quale luna sarebbe passata la bicicletta del piccolo Elliott di E.T., Spielberg abbia vagliato un centinaio di opzioni, riprese nell’arco di più di tre mesi). E quell’uno voleva che Disclosure Day fosse un film sull’America, sulla fede e sul cinema. Segnatamente, il suo.
Ma andiamo con ordine, e partiamo dalla storia.
Il mondo è sull’orlo della Terza Guerra Mondiale, per motivi – anche qui – piuttosto vaghi, che hanno a che fare con la Corea del Nord, i russi, gli americani, eccetera. Come risolvere questa spinosa problematica? Dando all’umanità qualcosa di nuovo a cui pensare. Qualcosa di più importante.
Ma cosa potrebbe essere più importante della Terza Guerra Mondiale? Forse solo le prove che gli alieni esistono, e camminano tra di noi. Dette prove sono nelle mani di un manipolo di benintenzionati ex-impiegati di una società privata top secret, responsabile per conto del governo dell’occultamento delle prove di vita extraterreste su suolo americano, dall’incidente di Roswell in poi. Per portarle al mondo, si affidano a un unico simil-Edward Snowden (Josh O’Connor, lanciato da Challengers di Luca Guadagnino), che riesce a sottrarre alla struttura iperprotetta uno zainetto pieno di chiavette USB particolarmente ingombranti e ricolme di inutili led (ma quanto pesano, questi file segretissimi con le immagini degli alieni?). Braccato, in fuga attraverso gli Stati Uniti, potrà contare sull’aiuto di una meteorologa (Emily Blunt) dotata dei già citati superpoteri. E sulla totale inettitudine dell’agenzia segreta e del suo esercito di paramilitari vestiti di nero, ma questa è un’altra storia.

Il nuovo film di Steven Spielberg
Prima Ora 11.06.2026, 18:00
Facile capire che Disclosure Day affronta direttamente uno dei miti fondativi della cultura pop americana degli ultimi tre quarti di secolo, e cioè quel groviglio di teorie complottiste sull’esistenza degli alieni che fino a qualche tempo fa si contendevano con l’assassinio di JFK il primato sul genere (oggi se la giocano invece con l’antivaccinismo radicale). Teorie che sono diventate con il tempo patrimonio della destra americana che ha infine prodotto il trumpismo (curioso che gli unici alieni di cui parla oggi l’attuale presidente USA siano gli immigrati), e che Spielberg cerca di dirottare verso un discorso assai più positivo, ecumenico: gli alieni sono più evoluti di noi perché basano la loro esistenza sull’empatia con gli altri esseri viventi, non ci resta che seguire il loro esempio. La rivelazione del titolo non è che non siamo soli nell’universo, è che non siamo soli su questa Terra.
Non basta. Gli alieni spielberghiani sono una benedizione: strumento e prova ulteriore dell’esistenza di Dio, non la sua negazione. Sono, infine, il modo in cui uno degli artefici del nostro immaginario popolare prova a chiudere il cerchio della sua carriera, mettendo insieme il senso di meraviglia del suo cinema più infantile (detto nel senso più positivo possibile, da E.T. in giù) con le riflessioni di quello più adulto (come l’ultimo The Fabelmans, tanto amato dalla critica quanto di scarso successo). Ci sono tantissimi spunti di riflessione e tante chiavi di lettura, dentro Disclosure Day. Temo però che siano più interessanti di quello che si vede sullo schermo per due ore abbondanti.
Spielberg e gli alieni: un thriller tra cospirazioni e rivelazioni
Konsigli 11.06.2026, 18:00
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