Visions du Réel 2026

Sergei Loznitsa: il popolo come protagonista

Dai crimini della Seconda guerra mondiale alle manifestazioni filoeuropeiste di Maidan, il regista ucraino ha raccontato snodi complessi della storia dell’ultimo secolo, usando spesso il Novecento per leggere il presente

  • 2 ore fa
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Nyon: intervista al regista ucraino Sergei Loznitsa

Telegiornale 20.04.2026, 20:00

  • ©AtomsandVoid
Di: Chiara Fanetti 

«Quando sto facendo delle riprese, prima di tutto cerco di capire il luogo e la situazione. Poi in me si sviluppa una sensazione: come se una voce mi dicesse ‘adesso!’. Così inizio a registrare, e inevitabilmente qualcosa succede. Mi sintonizzo con il contesto in cui mi trovo ed è come se riuscissi a prevedere ciò che accadrà».

Al festival Visions du réel – dove è stato invitato come ospite speciale, con retrospettiva dedicata e una masterclass – il regista ucraino Sergei Loznitsa ha raccontato che il nostro cervello ci permette di prevedere quello che accadrà nel giro di pochi secondi, anche se a volte non ce ne rendiamo conto. Secondo lui è questo che gli permette di cogliere scene significative per i suoi documentari, una sorta di preveggenza innata che bisogna solo ascoltare.

Sergei Loznitsa, 2022

Sergei Loznitsa, 2022

  • ©AtomsandVoid

Chissà se basta questo per realizzare un’opera come Maidan (2014), documentario girato durante le manifestazioni filoeuropeiste del 2013 a Kyiv, concluse con vittime e scontri dopo mesi di proteste. Una manciata d’inquadrature, videocamera statica, piani sequenza lunghi e una composizione visiva essenziale; non serve altro, con l’occhio di Loznitsa, per restituire l’ampiezza del momento storico. Un film che cresce lentamente, osservando le persone che diventano folla, popolo, fino a quando iniziano a sentirsi i primi spari. Le voci e la musica che avvolgono la gente durante i funerali di chi ha perso la vita nei momenti più violenti delle manifestazioni sono un’esperienza che non necessita di movimento per colpire profondamente. Basta una camera fissa, con Sergei Loznitsa dietro.

Nella sua ricchissima filmografia ci sono anche alcuni film di finzione, come Donbass (2018), dove attraverso una decina di episodi tragicomici ripercorre la guerra nella regione contesa tra separatisti filo-russi e ucraini, e il recente Due procuratori (2025), ambientato durante il Grande Terrore operato da Stalin nell’URSS degli anni ‘30, un momento storico che per Loznitsa risuona nella Russia odierna di Putin.

La storia del Novecento per leggere il presente è una chiave ricorrente nella sua opera, anche quando lavora con i materiali d’archivio. Il monumentale State Funeral (2019) è un enorme lavoro di ricerca e di montaggio sulle riprese effettuate durante i funerali di Stalin nel 1953, un film in cui emerge il tema del culto della personalità e in cui ritroviamo come protagonista la folla: «il primo film in cui la folla è al centro del racconto è Sciopero di Ėjzenštejn, un esperimento molto interessante, parliamo del 1925. Poi c’è stato un altro grandissimo regista, Dziga Vertov. Io mi limito a continuare quella tradizione», ci dice Loznitsa, aggiungendo che preferisce mettere al centro la folla perché «nella rivoluzione, il protagonista è il popolo».

Testimone diretto, abile osservatore e ricercatore meticoloso, Loznitsa si occupa costantemente anche di memoria attraverso i suoi film, in particolare tornando sui luoghi che dovrebbero in qualche modo custodirla. Con Austerlitz (2016) il regista ci mostra come il turismo di massa abbia consumato il significato degli ex campi di concentramento nazisti, mentre in Babi Yar. Context (2021) scava tra i crimini sepolti anche in Ucraina durante la Seconda Guerra mondiale, quando nel 1941 più di 30mila ebrei vennero uccisi dai nazisti, assistiti da unità ausiliarie della polizia senza alcuna resistenza da parte della popolazione locale. I corpi, lasciati nel burrone di Babi Yar, furono poi sepolti sotto una colata di rifiuti industriali nel 1952. Solo nel 1991 fu costruito un monumento per ricordare anche queste vittime dell’Olocausto.

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"Babij Jar" di Anatolij Kuznecov, Adelphi (dettaglio copertina)

Il massacro di Babij Jar

Laser 25.01.2023, 09:00

  • adelphi.it

Sergei Loznitsa continua la sua missione anche oggi, chiamato a testimoniare le sofferenze del suo paese. Il suo ultimo lavoro documentaristico The Invasion (2024) è un tributo al popolo ucraino che cerca di vivere una vita normale, a un decennio da Maidan, nonostante la guerra e il dolore.

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