Cinema

“È l’ultima battuta?” è una promessa non mantenuta

Bradley Cooper torna alla regia cercando di sezionare la crisi di una coppia contemporanea, tra ambiguità e fragilità. E la stand-up comedy? Non pervenuta

  • Oggi, 10:00
Will Arnett in "È l'ultima battuta?"

Will Arnett in "È l'ultima battuta?"

Di: Alessio von Flüe 

«Le famiglie felici si somigliano tutte, le famiglie infelici lo sono ognuna a modo suo» scriveva Lev Tolstoj nell’incipit di Anna Karenina. Quasi un secolo e mezzo dopo, quella frase fulminante ha mantenuto il suo smalto. 

Una coppia sulla cinquantina, nel bagno di una casa. Lei si lava i denti, lui esce dalla doccia. «Dobbiamo lasciarci, vero?» chiede lei. «Lo penso anch’io,» dice lui. Così ci vengono presentati Alex (Will Arnett) e Tess (Laura Dern), protagonisti di È l’ultima battuta?. Una famiglia infelice a modo suo, nel mezzo di una crisi iniziata tempo prima. Lo capiamo dalla loro compostezza, complice la presenza di due figli, dalla maturità con la quale affrontano una scelta che sembra inevitabile per entrambi, eppure non convince nessuno. È una sofferenza silenziosa quella con cui siamo confrontati, diventata parte integrante del loro rapporto. Ora però si devono trovare nuovi equilibri. Cercare di colmare il vuoto che si è creato. Tess ci proverà riprendendo un discorso professionale lasciato in sospeso anni prima, Alex con una nuova passione nata per caso: la stand-up comedy.

Dopo A Star Is Born e Maestro, Bradley Cooper torna alla regia per sondare fragilità e complessità delle relazioni di coppia. Lo fa basandosi su un soggetto nato dall’incontro tra Will Arnett e il cabarettista inglese John Bishop. L’ispirazione è proprio la storia del divorzio di quest’ultimo.

La forza maggiore di È l’ultima battuta? è proprio questa ispirazione reale. Il film è permeato dalla volontà di essere sincero, di non essere banale, di proporre la storia di una comunicazione (con sé stessi e con gli altri) interrotta, che va ricostruita. «Concediti la grazia di provare quello che provi. Senza filtri» dice la mamma di Alex mentre parla con Tess, esplicitando il percorso che i due protagonisti dovranno compiere. La stand-up comedy offrirà esattamente questo ad Alex: uno spazio per ritrovarsi, per concedersi la possibilità di essere onesto. Lo terrà stretto, nasconderà a tutti questa nuova attività che lo appassiona. Ma quando i suoi figli troveranno per caso gli appunti di alcune battute sarà costretto a spiegare: «In pratica mi invento delle storie perché stanno cambiando tante cose, capite? È un modo per elaborare tutto, non c’è niente di reale. Sono storie inventate. Non sono la vita vera, capito? È come quando usate la fantasia per inventare storie, giochi e cose così. È uguale. È la stessa cosa in versione adulta».

Questo però è anche il maggior limite del film. La volontà di essere sincero, di non banalizzare, scivola in diversi momenti nel didascalismo. Alex e Tess appaiono fin da subito come estremamente autoconsapevoli e questo ne smorza l’evoluzione. La stand-up comedy viene ridotta al sostituto di una seduta psicanalitica. L’eccesso di dialoghi esplicativi fa perdere l’interesse per la psicologia dei personaggi. Dopo la prima parte del film si insinua la sensazione di assistere al dialogo di una coppia al ristorante: ti intrattiene per un po’, ma a un certo punto ti senti di troppo. Purtroppo essere sinceri non sempre equivale a essere interessanti.

È l’ultima battuta? non è un brutto film, intendiamoci. Però lascia il retrogusto di una promessa mancata. Se aspettavate un film sulla stand-up comedy dovrete continuare ad aspettare. Salvo per il leggendario Comedy Cellar di New York e la presenza di alcuni volti noti nell’ambiente (i più celebri sono quelli di Dave Attel e Amy Sedaris) la comicità è solo un pretesto narrativo. Se d’altra parte volevate una storia che analizzasse la crisi contemporanea della coppia, dovete cercare altrove. Tess e Alex sono infelici a modo loro, come diceva Tolstoj. Ma se seduti a un ristorante morite dalla voglia di sapere cos’ha da dirsi la coppia vicino a voi, allora È l’ultima battuta è sicuramente un modo piacevole per passare due ore del vostro tempo.

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Rete Uno 02.04.2026, 15:05

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