Perdonate la banalità, ma scorrere i nomi della lista è il modo più veloce di dare un’idea di chi fosse Roger Corman a Hollywood. Eccoli: Francis Ford Coppola, Martin Scorsese, Jack Nicholson, James Cameron, Robert De Niro, Sylvester Stallone, Dennis Hopper, Peter Fonda, Jonathan Demme, Charles Bronson, Joe Dante, Peter Bogdanovich, Timur Bekmambetov, Sandra Bullock, Ron Howard. Mi fermo perché ho solo 4’000 battute a disposizione; mi sembra che i più importanti, però, ci siano.
A voler citare tutti quelli che sono passati per la New World di Corman, ventenni talentuosi che cercavano di entrare nel mondo del cinema e venivano intercettati dal suo fiuto di produttore, servirebbe un’enciclopedia. Ma intendiamoci: non è luce riflessa, quella di cui brilla il genio nato a Detroit il 5 aprile del 1926 e rimasto a fare cinema per i 98 anni successivi. A guardare IMDB, il suo primo ruolo (da attore, non accreditato) è del 1954; l’ultimo (da produttore) addirittura postumo, del 2025.
Dagli archivi RSI: Roger Corman sul palco di Piazza Grande nel 1999
RSI Info 07.06.2016, 11:05
Nel 1990, quando tecnicamente mancavano ancora tre decenni alla fine della sua carriera, Roger Corman ha mandato in stampa la sua autobiografia. Nelle prime pagine ha scritto: «Ho girato molti dei miei film in una o due settimane, con molto meno di centomila dollari ogni volta. La piccola bottega degli orrori l’ho fatto, per scommessa, in due giorni e una notte, con un budget di 35’000. Ho girato due film insieme, con set alle Hawaii e a Porto Rico, per risparmiare sui costi di viaggio. Nel 1966 ho ingaggiato un gruppo di Hell’s Angels, completi di motociclette e donne, per rendere più realistico I selvaggi. L’anno successivo mi sono calato un acido a Big Sur prima di girare un film sugli effetti dell’LSD, Il serpente di fuoco.»

La piccola bottega degli orrori, 1960
Sono solo le prime righe di un racconto lungo 250 pagine fitte di episodi del genere, e di meraviglie cinematografiche. Al di là delle esagerazioni, che facevano parte del personaggio (possibile che davvero in soli due giorni Corman abbia dato vita alla pianta carnivora che è – parole non mie, ma del Mereghetti – «uno dei mostri indimenticabili del cinema fantastico»?), non si può negare che la sua esistenza sia stata di quelle per cui si può sprecare la parola eccezionale.
E che Corman sia uno dei pochi a poter dire di essere stato sia un autore assoluto che un impresario del cinema fatto della stessa pasta di quelli che, duri come la roccia, hanno forgiato il sistema di Hollywood prima della metà del Novecento. Non è un caso se anche la succitata autobiografia abbia un titolo che riporta alla parte più imprenditoriale del mestiere del cinema: Come ho fatto cento film a Hollywood senza perdere un centesimo.

Locandina giapponese di Anno 2000: La corsa della morte, 1975
Corman aveva, in effetti, inventato un sistema per ottenere quel risultato, e lo ha applicato per decenni, ai film che girava direttamente e a quelli che produceva. Nessuna complessa alchimia, intendiamoci: semplicemente, cercava di indovinare i trend del momento, e ci costruiva velocemente un film sopra. Ai tempi non c’era Google Trend, in compenso nasceva una subcultura alla settimana; quindi, trovare ispirazioni non era un problema. In alternativa, cercava di sfruttare il traino di qualche grande uscita dell’anno: se c’era un blockbuster in produzione, lui metteva in piedi qualcosa di simile, ma a costo quasi zero.
Quando qualche giovane regista arrivava da lui con un’idea, lui accettava di buon grado l’idea di produrla, ma gli imponeva di inserire due o tre scene che avevano lo scopo di vendere il film al pubblico, e che poi sarebbero finite sui poster promozionali. Racconta John Landis che, a 21 anni, andò da Corman a proporgli una specie di parodia dell’Uomo scimmia, e Corman gli disse che era un’ottima idea, ma doveva inserire una scena in cui l’uomo scimmia incontrava delle donne in topless. Il film non si fece mai.

Il pozzo e il pendolo, 1961
Quando si parla di lui si citano sempre i suoi capolavori degli anni Sessanta con Vincent Price, come Il pozzo e il pendolo (gli occhi di Barbara Steele su cui si chiude il film sono uno dei finali più meravigliosi della storia dell’horror), ma è difficile non amare anche i prodotti che genuinamente dichiarano la loro estrazione di serie B. Personalmente, sono un fan di lunga data di Anno 2000 – La corsa della morte, fumettone splatter-grottesco di metà Settanta: praticamente Wacky Races di Hanna & Barbera, ma con Sylvester Stallone al posto di Dick Dastardly, sangue e omicidi creativi. Nel cast anche Mary Voronov, figlia della factory di Andy Warhol, e Don Steele, storico DJ delle prime radio rock di Los Angeles. Tanto per sottolineare che Corman, semplicemente, era la controcultura americana di quegli anni.
Addio a Roger Corman
Alphaville 14.05.2024, 11:30
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