Spesso la vittoria di un importante premio è l’occasione per riflettere sulla propria carriera artistica. Villi Hermann però non la pensa così, e dopo essersi aggiudicato il Premio d’onore del cinema svizzero 2026 mantiene lo sguardo rivolto al futuro, ai progetti sui quali sta lavorando.
Eppure il regista, nato a Lucerna e ticinese d’adozione, ha già fatto la storia del cinema svizzero in generale, e in particolare di quello della Svizzera italiana. Nei suoi oltre 50 anni di carriera, Villi Hermann si è contraddistinto per il coraggio e l’impegno sociale della sua produzione, attributi che riconosce – almeno in parte – ai microfoni di Prima Ora. «Il coraggio non sta a me giudicarlo. L’impegno sociale e politico invece sì» ha affermato, sottolineando come fin dagli inizi della sua carriera si sia dedicato a documentari sulla sua valle, la Tresa, e a questioni politiche legate ai frontalieri.

Villi Hermann si racconta
Prima Ora 03.03.2026, 18:00
È proprio questa sensibilità per le questioni sociali che lo ha spinto, negli anni Settanta, a esordire con pellicole a metà strada fra la documentaristica e la fiction. Il suo primo lungometraggio, San Gottardo (1977), presentato al Festival di Cannes e vincitore del Pardo d’argento al Festival di Locarno, approfondisce il tema dell’emigrazione durante la costruzione della galleria autostradale. È un esempio lampante del suo approccio: la sua filmografia è costellata di opere che scavano nella storia e nelle vicende meno conosciute.
Negli anni Ottanta è ormai un regista affermato, esponente del cinema svizzero in diversi festival internazionali come la Berlinale e la Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Porta in sala pellicole come Matlosa (1981), Innocenza (1986) e Bankomatt (1989). Tra i suoi ultimi lavori, il ritratto di un pittore e scultore svizzero originario della Val di Blenio, dal titolo Flavio Paolucci. Da Guelmim a Biasca (2024).

Hermann debutta a Cannes
RSI Archivi 15.06.1977, 00:00
Lo sguardo storico è da sempre centrale per Hermann, che vede nell’arte un mezzo per portare alla luce verità scomode o dimenticate. «Sono cose nascoste, questo mi interessa: sono cose che si tenta di nascondere. Sta proprio a noi, artisti, farle emergere» dichiara, evidenziando il suo ruolo di cineasta come quello di un “archeologo” del sociale e del politico.
Hermann ricorda le difficoltà di quelle prime produzioni, quando la tecnologia a disposizione – e di conseguenza la produzione – era molto diversa: «Si girava in analogico. Ogni metro, ogni immagine, ogni ripetizione: dietro c’era sempre un po’ di reticenza, perché costava tanto». Nonostante queste limitazioni, è riuscito a portare il cinema svizzero nel mondo, contribuendo a dare una voce al Ticino nel panorama cinematografico internazionale.
Oltre alla sua attività come regista, Hermann ha dato un contributo essenziale alla crescita della produzione cinematografica nella Svizzera italiana. Nel 1981 ha fondato la casa di produzione Imagofilm, che successivamente svolgerà un ruolo fondamentale nella promozione di giovani talenti e nella creazione di una comunità di professionisti locali che crescerà sempre più. In particolare, nel primo decennio del Duemila, sostiene le produzioni cinematografiche di registi ticinesi emergenti, come Erik Bernasconi, Niccolò Castelli, Alberto Meroni e Francesco Rizzi. Sarà l’inizio di una “nuova onda” per il cinema svizzero in lingua italiana, che contribuirà nel definirne l’identità.
Questo impegno nel formare e aiutare le nuove generazioni è un altro tratto distintivo della sua carriera, che lo rende una figura di riferimento per il cinema ticinese. Hermann ha espresso la sua soddisfazione nel vedere una nuova generazione di professionisti più libera grazie al digitale: «Penso che oggi c’è una giovane generazione di cineasti che è molto più libera di quanto fossimo noi».

Ticino terra di cinema
RSI Archivi 11.08.2011, 00:00
Insomma, quella di Villi Hermann è una storia lunga 50 anni che ha profondamente segnato il cinema elvetico. Una storia che il 27 marzo al Kongresshaus Zürich, dove avverrà la cerimonia di consegna del Premio del cinema svizzero, si arricchirà di un altro importante capitolo. Ma che è ancora lontana dal vedere scritte le sue ultime pagine.
Per celebrare l’importante riconoscimento a Villi Hermann, lunedì 30 marzo su RSI LA2 sarà trasmesso il suo documentario Gotthard Schuh. Una visione sensuale del mondo .






