Era davvero difficile capire come si sarebbe orientata la giuria di professionisti per decretare il vincitore del Prix de Soleure. Al riconoscimento più importante non solo per l’ammontare del Premio (sessantamila franchi), ma soprattutto per il prestigio, viene chiesto di incoronare il lavoro che risponde ad un contenuto umano profondo oppure che interroga in maniera critica la nostra società. Tutti gli otto titoli in competizione quest’anno soddisfacevano i due criteri appena citati: ho visto film ben scritti che hanno sposato punti di vista mai scontati - e realizzati, non tutti ma una buona parte, in maniera impeccabile a livello tecnico.
Lo scacchiere geopolitico ha pesato con forza sulle sorti del Concorso: Qui vit encore di Nicolas Wadimoff ha dato voce a nove profughi palestinesi che, nel maggio del 2024, sono riusciti a lasciare la striscia di Gaza. Vite spezzate, intente a raccontare la quotidianità persa per sempre, gli amici abbandonati e i parenti scomparsi. Il carico emotivo di queste testimonianze che diventano un triste testamento di un’intera popolazione non è mai ricattatorio, non manipola, anche grazie ad una messa in scena sobria, volutamente spartana: vediamo i protagonisti disegnare con un gesso bianco le case con i giardini, gli atelier e gli uffici dove lavoravano, il mare sempre rimpianto.
Allo stesso tempo, come pubblico e anche come critici cinematografici, è impossibile non partecipare al dolore di racconti tanto drammatici. Il regista ha dichiarato di voler dare tempo e spazio alla parola per arginare l’effetto anestetizzante delle immagini dei bombardamenti, dei feriti e delle vittime, immagini caricate a getto continuo sui social. Un film nato da un’urgenza profonda, un diario di pensieri e emozioni per ricordare anche chi non è riuscito a lasciare a lasciare la Striscia, chi non è sopravvissuto.
Questa sezione delle Giornate ha sempre accolto film e documentari dal forte impatto sociale e culturale. L’impegno politico è sempre stato ago della bilancia, e il pubblico che frequenta la settimana di proiezioni si aspetta anche questo tipo di valutazione. Così, anche gli altri film che hanno concorso per il Prix de Soleure riusciranno a imporsi, possiamo scommetterci: anche se meno legati alle contingenze della nostra contemporaneità e ai teatri di guerra, hanno al loro centro temi forti, importanti, storie scritte per raccontare la Svizzera - e allo stesso tempo parlare ad un pubblico universale.

Il commento di Moira Bubola
Telegiornale 28.01.2026, 20:00
Venendo al Prix du Public, la sezione che presenta titoli pensati per il grande pubblico, nella quale sono gli spettatori a votare il loro film preferito (ma non è detto che tutti votino) quella di Becaària di Erik Bernasconi è un’importante affermazione per il regista ticinese e anche per Amka e RSI che hanno prodotto il film. Con libertà e leggerezza il regista ticinese ha messo in immagine il romanzo di formazione Il becaària di Giorgio Genetelli (pubblicato da Gabriele Capelli Editore). “Lo spirito del libro non è stato tradito”: queste le parole pronunciare dallo scrittore una volta presa la parola subito dopo la proiezione a Soletta - ed era la prima volta che vedeva il film. La freschezza di una storia senza tempo ha trovato una nuova vita anche sul grande schermo, complici giovani attori dai volti autentici e una squadra rodata, con Pietro Zuercher che firma la fotografia, Zeno Gabaglio le musiche e Alessio Boni che regala un cameo. L’aver saputo affrontare con coraggio e spirito di servizio la sciagura naturale che ha colpito i luoghi delle riprese, Valle Maggia e Valle Lavizzara, ha unito ancora di più la troupe e ha cementato il rapporto con la comunità.

Neo, generazioni
Il Quotidiano 17.01.2026, 19:00






