LE STAR IN PIAZZA GRANDE

We Love Liu

L’attrice riceve il Career Achievement Award di Locarno 78 e presenta Rosemead, film di debutto di Eric Lin

  • 14.08.2025, 19:44
  • 14.08.2025, 19:52
Lucy Liu a Locarno, 2025

Lucy Liu a Locarno, 2025

  • IMAGO / Bestimage
Di: Alessandro De Bon 

Ha picchiato Uma Thurman, fatto disastri con Cameron Diaz e Drew Barrymore, ammazzato il marito e le sue due amanti, rubando la scena a Renée Zellweger e Catherine Zeta-Jones. Poi il ruolo più difficile e naturale di tutti, quello di mamma. Il risultato? La miglior Lucy Liu di sempre. Piazza Grande accoglie un’altra stella di Hollywood per consegnarle il Career Achievement Award e poi godersi la sua ultima interpretazione in Rosemead, di Eric Lin - che i rumors già proiettano verso altre notti di stelle, luci e premi.

A vederla, sembra impossibile che Lucy Liu possa avere più di trent’anni di carriera alle spalle. E invece: 1991, Beverly Hills 90210. La ragazza di New York con mamma e papà taiwanesi si muove sullo sfondo di Brandon, Dylan e Kelly. E poi del Dottor Ross e del Dottor Green (E.R. - Medici in prima linea) e di Mulder e Scully (X-Files). La televisione che gli cambierà la vita però deve ancora arrivare, manca giusto una manciata di anni. È il 1998 e la sua traiettoria nella sceneggiatura di Ally McBeal, quella della giovane avvocatessa Ling Woo, racconta perfettamente la sua parabola cinematografica: da comprimaria a protagonista.

Lucy Liu e Uma Thurman in Kill Bill Vol. 1, 2003

Lucy Liu e Uma Thurman in Kill Bill Vol. 1, 2003

  • IMAGO / Ronald Grant

Nel 2000 è una Charlie’s Angel, nel 2002 è nel cast stellare di Chicago, diretto da Rob Marshall e scritto da Bill Condon (che sarà protagonista dell’ultima notte di Locarno78, sabato sera, con il suo Kiss of the Spider Woman). Nel 2003 fa doppietta, di nuovo Charlie’s Angels e poi niente meno che Kill-Bill vol. I. Ed è lì, sul set di Quentin Tarantino che Lucy Liu se le dà di santa ragione con La Sposa, Uma Thurman. Nel 2005 è in Domino di Tony Scott e poi, a proposito di cast stellari, nel 2006 è con Josh Hartnett, Morgan Freeman, Bruce Willis e Ben Kingsley in Slevin - Patto criminale di Paul McGuigan. Ma Lucy Liu non è soltanto uno dei corpi più esili e resistenti e uno degli sguardi più taglienti di Hollywood; è anche una voce, che dietro ai microfoni del doppiaggio caratterizza i Simpson, Futurama, Kung Fu Panda, Mulan.

Lucy Liu in The Man With The Iron Fists di RZA, 2012

Lucy Liu in The Man With The Iron Fists di RZA, 2012

  • IMAGO / Mary Evans

Lucy Liu è quella parte del cinema senza il quale non esisterebbero le altre, anche le più luminose. È carattere, completezza, silenzi e complessità. È una di quelle interpreti capaci di dare profondità alle sceneggiature, di costruire l’insieme, di permettere alle storie di essere credibili oltre il primo livello. È una di quelle attrici “assicurazione”, che fanno star sereni i registi. E quando ti aspetti che non possa che essere così, perché così dicono i suoi trent’anni davanti alla macchina da presa, ecco Rosemead. Un film che Lucy Liu non solo ha interpretato a meraviglia, ma che ha anche voluto e saputo costruire passo dopo passo, come produttrice, al fianco di Eric Lin, direttore della fotografia all’esordio da regista.

Lucy Liu in Rosemead di Eric Lin, 2025

Lucy Liu in Rosemead di Eric Lin, 2025

  • locarnofestival.ch / Rosemead Project LLC

In Rosemead Lucy Liu è una madre malata terminale che al dramma di vedere la morte a un passo aggiunge quello - ancor meno sopportabile - di dover abbandonare un figlio che ha estremamente bisogno di lei. E a mano a mano che si sfogliano le pagine della sceneggiatura, da cancer movie il film diventa un dramma familiare, genitoriale e sociale. Perché quella di Irene (lei) e Joe (Lawrence Shou), non è soltanto una storia di madre e figlio, è anche la storia di una società emarginante, di una California marginale, degli Stati Uniti delle contee, in cui i confini sono decisamente più marcati di quelli disegnati sulla mappa. Rosemead è una storia vera, quel che racconta è successo. E quel che è successo è la storia di una mamma senza strumenti, che affidandosi e aggrappandosi al più potente di tutti, l’amore, cerca di trovare una soluzione che possa fermare il tempo. Ad ogni costo.

Rosemead è un film sull’America, sulle sue tante comunità che non diventeranno mai (?) una sola. È un film sulla malattia e la malattia mentale, sull’adolescenza e l’età matura, quella destinata biologicamente a scivolare verso la vecchiaia, ma che a volte il destino imbroglia, precipitando all’improvviso. È una storia di ignoranza innocente, mai cattiva, ma disperata. Di fragilità sociale e reazione solitaria. È una storia della cultura del silenzio. Ma prima ancora, o alla fine di tutto, Rosemead è una di quelle storie destinate a scomparire nello stesso contesto modesto su cui hanno vissuto, semi-trasparenti, e che grazie a un film invece (r)esistono. E che Lucy Liu, con un’espressione perennemente in bilico tra la dignità di una donna e la disperazione di una mamma, racconta in maniera esemplare.
Come fosse di nuovo in seconda fila, sullo sfondo, dove l’obiettivo sfoca e l’America sparisce. E invece no, grazie a lei.

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La giornata del Festival

Il Quotidiano 14.08.2025, 19:00

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