Evoluzionismo

Oltre le vecchie certezze, chi è il teologo che ha osato riscrivere Darwin

Pierre Teilhard de Chardin, un pioniere che ha trasformato l’evoluzione in chiave per leggere il senso profondo dell’esistenza

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Pierre Teilhard de Chardin, gesuita, teologo, filosofo e paleontologo, nel 1939, con il dott. Walter W. Granger, al Museo di Storia Naturale di New York, negli Stati Uniti.  Archivi CIRIC / Archivi CIRIC

Pierre Teilhard de Chardin, gesuita, teologo, filosofo e paleontologo, nel 1939, con il dott. Walter W. Granger, al Museo di Storia Naturale di New York, negli Stati Uniti. Archivi CIRIC / Archivi CIRIC

Di: Rod 

Nel giorno in cui si ricorda la nascita di Charles Darwin (12 febbraio 1809), il pensiero corre inevitabilmente a quanto la sua intuizione sull’evoluzione abbia trasformato non solo la biologia, ma l’immaginario stesso dell’Occidente. La vita non appariva più come un mosaico immobile, fissato una volta per tutte da un atto creativo puntuale, bensì come un processo in movimento, un flusso che attraversa milioni di anni, fatto di tentativi, adattamenti, estinzioni ed emergenze improvvise. Per molti teologi dell’Ottocento e del primo Novecento questo scenario rappresentò una minaccia. Per altri, invece, fu l’occasione per ripensare radicalmente il modo di parlare di Dio. Tra questi, nessuno raccolse la sfida con la stessa audacia di Pierre Teilhard de Chardin.

Gesuita, paleontologo, esploratore e mistico, Teilhard non si limitò a conciliare scienza e fede: trasformò l’evoluzione in una chiave teologica. Nel suo libro più celebre, Il fenomeno umano, pubblicato in Italia da Queriniana (2024) - un libro indispensabile per chi vuole comprendere le lontane origini dell’uomo -, l’universo non è un teatro in cui Dio interviene dall’esterno, ma un organismo in crescita, un processo che tende verso una maggiore complessità e interiorità. Teilhard parte proprio da Darwin, dal suo sguardo sulla vita come dinamismo, e lo porta oltre la biologia, fino a farne la struttura stessa della creazione. Se l’evoluzione è reale, allora la creazione non è un evento passato, ma un divenire continuo; e se la creazione è un divenire, la sua prospettiva apre a un’immagine di Dio non come un sovrano che abita “in alto”, separato dal mondo, ma come la forza che lo anima dall’interno.

Teilhard osserva la lunga storia della materia che si organizza, della vita che emerge, della coscienza che si accende, e vede in questo movimento una direzione. Non una direzione meccanica, ma una tensione verso un punto di convergenza, ciò che lui chiama Punto Omega. È qui che la sua visione, pur non soffermandosi direttamente su disquisizioni teologiche, suggerisce un superamento del paradigma tradizionale: se l’universo è in costante divenire, allora Dio non è l’architetto del passato che ha sistemato il mondo una volta per tutte, ma l’attrattore del futuro, colui che lo chiama a compiersi. L’evoluzione, in questa prospettiva, non è un incidente né una minaccia per la fede, è il linguaggio stesso con cui la creazione si esprime.

In Il fenomeno umano, Teilhard si concentra sulla descrizione dell’universo così come appare, una «grande storia di complessificazione» in cui la materia si spiritualizza progressivamente. Come egli stesso suggerisce nell’opera, la selezione naturale, che per molti rappresentava l’emblema di un mondo senza scopo, diventa uno dei meccanismi attraverso cui la vita avanza verso forme più ricche di interiorità. La casualità non è negata, ma inserita in un quadro più ampio, in cui il caso non elimina il senso, così come il movimento non elimina la direzione. Darwin, insomma, non è un avversario da confutare, ma un alleato da ascoltare.

Questa visione, pur essendo primariamente una lettura scientifica del cosmo, permette a Teilhard di superare implicitamente l’immagine di un Dio distante, collocato in un “altrove” celeste. Dio non è sopra il mondo, ma dentro il suo divenire; non è il custode immobile di un ordine prestabilito, ma la profondità stessa del reale, la spinta che conduce la materia verso la coscienza e la coscienza verso la comunione. È una teologia che non teme la scienza, perché riconosce che la scienza non fa altro che raccontare la storia della creazione in termini empirici.

Teilhard morì il 10 aprile 1955. A distanza di decenni, dunque, il suo tentativo continua a parlare a chi cerca un modo di pensare Dio all’altezza della modernità. E ricordarlo nel giorno dell’anniversario di nascita di Darwin significa riconoscere la portata rivoluzionaria del suo pensiero, capace di scuotere un mondo abituato a paradigmi statici e immutabili. Darwin ha mostrato che la vita è movimento; Teilhard ha mostrato che anche la teologia può esserlo, e che il suo sguardo sul cosmo è stato fondamentale per aprire nuove vie di comprensione.

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55:03

Darwin express

Il giardino di Albert 24.01.2026, 16:55

  • ©Arte France/Capa Presse/TF1 Production

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