L’immagine di Gesù Cristo, con barba, capelli lunghi e tratti caucasici, è una delle più riconoscibili nella cultura occidentale. Eppure, nei Vangeli non vi è alcuna descrizione fisica del Messia. Come si è sviluppata questa rappresentazione nel corso dei secoli? Il professor Michele Bacci, docente di Arte medievale all’Università di Friburgo, ha esplorato questo affascinante tema nel suo recente libro I volti di Cristo. Immagini della santità tra Oriente e Occidente.
«I testi non dicono praticamente nulla», spiega Bacci ad Alphaville. E ancora: «Le prime immagini sono tutte piuttosto differenziate. Tendono a raffigurare Cristo secondo una forma allegorica o simbolica, sottolineando più una sua funzione che un suo aspetto fisico determinato».
Nei primi secoli del cristianesimo, si credeva che Cristo si presentasse in forme diverse a seconda di chi lo guardava. Tuttavia, con il passare del tempo, emerse l’esigenza di definire un aspetto fisico più preciso.
«Alcuni cominciano a porsi presto la domanda se questa possibilità che era stata data ai contemporanei di Cristo non dovesse essere trasmessa anche alle generazioni future», afferma il professore. Che continua: «Nasce l’idea per cui alcuni testimoni oculari avrebbero in qualche modo preso nota delle caratteristiche fisiche di Gesù».
Tra il IV e il IX secolo, si sviluppò un dibattito su quale fosse la rappresentazione più autentica di Cristo. Emersero due tipi fondamentali: uno con capelli crespi e barba corta, considerato da molti come il più veritiero, e un altro con capelli lunghi e barba, ritenuto autorevole ma anche troppo simile alle divinità pagane.
Sorprendentemente, fu quest’ultima rappresentazione a prevalere, nonostante i capelli lunghi fossero considerati indecorosi per un uomo nel mondo antico. Bacci spiega: «Tutta una serie di figure bibliche vengono associate con l’idea dei capelli mai rasati, mai tagliati, come ad esempio Sansone o il profeta Daniele. Queste figure vengono viste come dei precedenti di Gesù».
Il professore sottolinea l’importanza del «voto di nazireato», una pratica di consacrazione a Dio che si manifestava attraverso i capelli lunghi. «Questo elemento viene citato in diverse fonti per tutto il Medioevo come attributo fondamentale di Gesù», afferma.
Bacci evidenzia anche interessanti paralleli tra le tradizioni cristiane e quelle di altre religioni, in particolare il buddismo. «Entrambe le tradizioni hanno sentito l’esigenza, a un certo punto della loro storia, di elaborare l’idea per cui l’aspetto materiale, fisico dei personaggi sacri fosse stato registrato in immagini archetipiche», osserva.
Riguardo all’immagine della Natività, una delle più amate del cristianesimo, il professore spiega come si sia evoluta nel tempo: «L’immagine della Natività mette al centro la figura di Cristo, riconoscibile come bambino avvolto nelle fasce. Il modo in cui la scena è stata costruita si lega al fenomeno del pellegrinaggio a Betlemme».






