Con la scomparsa avvenuta oggi, 16 giugno 2026, del cardinale Camillo Ruini è un’intera stagione ecclesiale ad andarsene. 95 anni, vicario del Papa per la diocesi di Roma, dal 1991 al 2008 il “cardinale sottile” (così veniva chiamato per l’indubbia raffinatezza intellettuale) non è stato soltanto il presidente della Conferenza episcopale italiana. Di più, è stato l’uomo che ha messo in campo l’idea di una Chiesa che incide nella società, nella politica, senza sudditanza; una Chiesa “presenza”, come la voleva Karol Wojtyla e, in parte, anche Joseph Ratzinger. Una chiesa di fatto contrapposta per decenni a una comunità più evangelica e spirituale, impersonata dal cardinale Carlo Maria Martini. Una Chiesa molto amata, quella di Ruini, soprattutto dai cosiddetti “conservatori” (ma le etichette non interpretano mai fino in fondo la realtà) ben oltre il Belpaese, anche in Svizzera, soprattutto in quella Svizzera italiana che ha avuto esponenti vicini alla sua visione teologica.
I cardinali Tarcisio Bertone e Camillo Ruini attendono l'arrivo della salma di Papa Francesco nella basilica vaticana
La scomparsa di Ruini segna un punto di non ritorno: se è vero che con Leone una certa ricomparsa degli antichi fasti in qualche misura esiste, è certo che la Chiesa del presente e del futuro sarà comunque un’altra cosa. Troppa acqua è passata sotto ai ponti, troppe aperture sono state messe in campo negli ultimi anni perché si possano ancora riproporre i venti anni del cardinale di Sassuolo, braccio destro di Giovanni Paolo II che aprì a Silvio Berlusconi quando tutta una parte di Chiesa guardava altrove. Certo, Leone non è Francesco. Ma la sua Chiesa rassicurante resta comunque una sintesi dei due opposti, la Chiesa “presenza” di Wojtyla-Ruini e quella più spirituale di Martini e tanti altri.
Papa Giovanni Paolo II, il Cardinale Camillo Ruini e il vescovo Piero Marini alla Via Crucis del Venerdi santo
Ruini fu l’uomo della svolta di Loreto. In quel convegno ecclesiale del 1985, intitolato “Riconciliazione cristiana e comunità degli uomini”, iniziò l’ascesa dell’allora semplice monsignore. Vicepresidente del comitato preparatorio, seguì per primo Giovanni Paolo II quando auspicò che la Chiesa italiana non subisse passivamente la secolarizzazione, ma divenisse «forza sociale» e guida per lo stesso Paese. Salì convintamente su quel carro, Ruini, tirandosi dietro gran parte dei movimenti nati dopo il Concilio Vaticano II. La nomina nel 1986 a segretario della Conferenza episcopale italiana e nel 1991 a presidente non furono altro che una logica conseguenza.
Non si può parlare di lui senza guardare all’alleanza che stipulò con Berlusconi, appoggiandone la discesa in politica e contrastando la sinistra e quei credenti che avevano un’altra visione. Fu una sorta di patto non scritto. Ruini in qualche modo offriva sostegno ai governi di centrodestra “in cambio” - per così dire - di una difesa da parte della politica dei cosiddetti “principi non negoziabili”, la famiglia tradizionale, il “no” al riconoscimento delle unioni civili, la difesa delle posizioni tradizionaliste su temi eticamente sensibili come aborto ed eutanasia.
Certo, non tutto andò per il verso giusto. Durissimo fu lo scontro sul caso Eluana Englaro, la donna italiana che visse in stato vegetativo per 17 anni dopo un incidente. La vicenda giudiziaria portò all’autorizzazione di interrompere la nutrizione artificiale, avvenuta nel 2009. Ruini fu il volto principale della Chiesa che si opponeva alla sospensione dei trattamenti. Considerava l’idratazione e la nutrizione come sostegni vitali di base, e non accanimento terapeutico. Disse che la loro interruzione avrebbe rappresentato un precedente pericoloso, definendo la morte di Eluana un «omicidio». Il cardinale non arrivò però a negare i funerali religiosi alla donna, come invece fece nel 2006 con Piergiorgio Welby, malato di distrofia muscolare deceduto dopo il distacco del respiratore artificiale da lui richiesto per porre fine alle sofferenze.
Fu intransigente Ruini, soprattutto sui princìpi. Sul piano personale, tuttavia, sempre cortese, gentile. Le sue chiusure erano teologiche e intellettuali, politiche anche, tuttavia mai personali. Non amava Bergoglio, il suo non fare della battaglia sui princìpi una priorità. L’opposizione fu a tratti anche esplicita. Ma sempre rispettosa. Non a caso, tutti oggi gli rendono omaggio. Anche Romano Prodi, l’avversario di Berlusconi che soffrì l’appoggio del cardinale al centro-destra. Così lo ricorda l’attuale vicario di Roma, Baldassare Reina: «Grati per la lunga e proficua vita cristiana e per il suo servizio alla Chiesa, ha guidato transizioni culturali con fierezza cattolica».




