Evoluzione

Addio al “padre padrone”, l’urgenza di un nuovo modello maschile

Dalle quote rosa ai “padri part-time”, come la società sta (lentamente) imparando a riconoscere le nuove sfide e i bisogni di una paternità in evoluzione

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Ripensare i padri, i maschi, la società

Alphaville 18.03.2026, 12:05

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  • Omar Teoldi e Barbara Camplani
Di: Rod 

La paternità è al centro di una profonda e inarrestabile trasformazione, che sta ridefinendo il ruolo maschile sul piano sociale, psicologico e relazionale. I “nuovi padri” sono protagonisti di un cambiamento epocale, come emerso con chiarezza nel dibattito tenutosi ad Alphaville con lo psichiatra e psicoanalista Leonardo Mendolicchio e Andrea Siclari, rappresentante per la Svizzera italiana della piattaforma Männer.ch.

Oggi i papà non sono più figure marginali o distaccate; al contrario, rivendicano una maggiore presenza nel loro ruolo genitoriale, come sottolineato dagli esperti. Si tratta di un’evoluzione che li allontana dai modelli storici del “padre padrone” autoritario e del “padre assente”, proiettandoli verso la ricerca di una paternità e di un’identità maschile più sane. Questo processo di crescita e trasformazione, tuttavia, non è privo di insidie e, per alcuni, può trasformarsi in un peso insopportabile, generando disagio e, nei casi estremi, violenza.

La rivoluzione silenziosa dei papà: più coinvolti, ma ancora ostacolati

Andrea Siclari ha offerto uno spaccato significativo di questa rivoluzione, citando un dato del Rapporto sulla famiglia 2017 dell’Ufficio federale di statistica svizzero: oggi quasi due papà su tre (il 69%) affermano di essere più presenti rispetto ai propri padri. Questo dato evidenzia un crescente desiderio, e una concreta pratica, di maggiore coinvolgimento, ma il cammino è ancora lungo. In Svizzera, infatti, solo circa un padre su dieci lavora part-time, segno che la società e le politiche del lavoro faticano ancora a sostenere pienamente questa nuova generazione di padri, desiderosa di un diverso equilibrio tra carriera e famiglia.

Oltre la virilità tradizionale: il vuoto identitario e la ricerca di senso

Leonardo Mendolicchio, autore del recente libro Diventerai uomo. Crescere un figlio oltre il mito della virilità (Mondadori, 2025), ha analizzato le radici di questa trasformazione. La società è radicalmente cambiata, influenzata dalla rivoluzione digitale e, soprattutto, dall’evoluzione del ruolo femminile. «Quando immaginiamo il sistema genitoriale, non possiamo più pensarlo a compartimenti stagni: madre e padre formano una coppia educante», ha affermato. Le madri, sempre più attive nel mondo del lavoro, delegano maggiormente ai padri, che si trovano così a dover rimettere in discussione il proprio ruolo.

Il modello tradizionale di mascolinità, fondato su virilità, potere, forza, infallibilità e repressione delle emozioni, si scontra oggi con una realtà che richiede apertura emotiva e capacità di esprimere fragilità. Questo “cortocircuito” può generare un profondo vuoto identitario, che talvolta si manifesta in aggressività, violenza e smarrimento. I nuovi padri si trovano quindi a navigare in un contesto incerto, alla ricerca di nuovi punti di riferimento per costruire un’identità maschile ancora in evoluzione.

Dalla crisi alla crescita la paternità come processo continuo

Il disagio maschile, come emerso nella discussione, può sfociare in fenomeni preoccupanti, inclusa la violenza di genere. Mendolicchio ha spiegato come la difficoltà di alcuni uomini a instaurare un dialogo autentico con il mondo femminile li porti a ricorrere all’unico strumento storicamente legittimato: la violenza, intesa come imposizione e esercizio di potere. È quindi fondamentale educare i ragazzi a interpretare un “no” non come un rifiuto della propria identità, ma come una risposta a una situazione specifica.

Essere padre oggi, secondo Mendolicchio, è un processo evolutivo che non termina mai e che richiede il coraggio di interrogarsi costantemente. Significa essere più presenti nella vita dei figli, non solo in termini quantitativi, ma soprattutto qualitativi. I figli, ha sottolineato, devono poter percepire un dialogo interiore continuo con i genitori, costruito nel tempo.

Andrea Siclari ha inoltre illustrato come associazioni come Männer.ch supportino questo percorso attraverso reti di condivisione, ascolto e formazione, offrendo corsi per neopapà che li aiutino a riflettere su quale tipo di padre desiderino essere. Si tratta di un momento cruciale anche per la salute mentale maschile, in cui molti padri scoprono che “tutto è negoziabile”, sia in famiglia sia sul lavoro.

Politiche e supporto: verso un nuovo welfare per i nuovi padri

La discussione ha evidenziato l’urgenza di politiche familiari più adeguate. La Svizzera, con un congedo di paternità di sole due settimane, resta indietro rispetto ad altri Paesi europei. Siclari ha auspicato l’introduzione di un congedo parentale condiviso tra madre e padre, riconoscendo che un maggiore sostegno istituzionale è fondamentale per affrontare le sfide della paternità moderna, inclusa la depressione post-partum maschile, ancora troppo sottovalutata.

Mendolicchio ha concluso sottolineando la necessità di un nuovo modello di welfare capace di sostenere i genitori in una società sempre più esigente. «Se non diamo risposte alle nuove generazioni, il mondo di domani sarà fragile», ha ammonito. La paternità, oggi, è una vera e propria sfida sociale che richiede un ripensamento collettivo dei modelli e delle aspettative, per costruire una società più umana e inclusiva per padri, madri e, soprattutto, figli.

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