È vero che fu Lou Andreas Salomé, legata a Friedrich Nietzsche e poi a Paul Rée, a suggerire a René Maria Rilke di cambiare nome. Ma è altrettanto vero che lui fece propria quella proposta, accogliendola come un atto di libertà: in ogni momento si può diventare altro da sé, cambiare direzione, ascoltare la voce dei propri desideri più autentici. René divenne così Rainer. Lou fu l’amore impossibile della sua vita, ma anche una guida, una presenza che lo sostenne, lo protesse, lo spinse a osare. «Tu devi cambiare la tua vita», scriverà anni dopo in un verso celebre, ma quella intuizione era già nata allora, nel loro incontro.
Si può partire da qui per raccontare ancora una volta chi fu, forse, il più grande poeta di lingua tedesca, a cent’anni dalla morte, il 29 dicembre 1926. Rilke arrivò alla fine dopo una vita spesa a cercare la propria strada, la propria vocazione. Una ricerca ostinata, quasi febbrile, che lo portò a capire che nulla è deciso per sempre. Si può cambiare, sempre. La strada non è predestinata, ma da scoprire. Nuovi bivi si aprono continuamente e, a ogni incrocio, resta la libertà di scegliere. Nelle Lettere a un giovane poeta, il suo pensiero suggerisce che la vita è giusta se la si affronta con la giusta attitudine, invitando ad accogliere le sfide con pazienza.
Rilke non fu mai una cosa sola. Cambiò città, lingua, amori, forme poetiche. Cercò maestri e poi li superò. Da giovane scrisse in ceco, poi in tedesco; si immerse nella Russia degli asceti e dei contadini, nella Parigi di Rodin, nella Trieste di Svevo, nella Svizzera degli ultimi anni. A un certo punto, come detto, cambiò perfino nome, da René a Rainer, come a dichiarare al mondo il diritto di diventare ciò che sentiva di essere. «Sii paziente verso tutto ciò che è irrisoluto nel tuo cuore», consigliava, «e cerca di amare le domande stesse». Lui per primo visse dentro quelle domande, senza pretendere risposte immediate.
Scriveva che «nessun sentimento è definitivo», un concetto che riflette la sua visione della vita come una continua “Verwandlung”, una trasformazione capace di far emergere l’invisibile, ciò che possiamo diventare. La metamorfosi non era per lui un accidente, ma una necessità spirituale. Nei Quaderni di Malte Laurids Brigge annotava: «Io imparo a vedere. Non so perché, ma tutto penetra più profondamente in me». Vedere, per Rilke, significava lasciarsi trasformare da ciò che si guarda.
Questo è stato Rilke. Un poeta capace di levarsi come la luna, per essere altro da sé, per vedere oltre. Un uomo che ha fatto della propria vita un laboratorio di mutazioni interiori, un continuo esercizio di ascolto. E che ricorda, senza enfasi, che non è mai troppo tardi per diventare ciò che si desidera. «Forse», scriveva, «tutte le cose terribili non sono altro che cose indifese che chiedono il nostro aiuto».
150 anni di Rainer Maria Rilke
Alphaville 04.12.2025, 11:45
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