Cristianesimo

Oltre la paura, la spiritualità libera delle donne

Mentre crescono paura e incertezza, torna una spiritualità che rifiuta le regole imposte e cerca un “oltre” capace di dare senso e respiro

  • Un'ora fa
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Di: Rod 

Nel cuore di un tempo inquieto, attraversato da guerre, incertezze e paure diffuse, torna a farsi sentire con forza una domanda antica: dove trovare senso, rifugio, respiro? Nel numero di maggio di “Donne Chiesa Mondo” - il mensile femminile dell’Osservatore Romano curato da Rita Pinci, in edicola dal 2 maggio 2026 con il titolo di copertina “Il sacro di tutte” -, Emilia Palladino propone una lettura potente e controcorrente: la risposta potrebbe arrivare proprio da quelle voci rimaste troppo a lungo ai margini, quelle delle donne.

«Il nostro mondo fa paura. Abbiamo paura». Non è solo un incipit, è una fotografia precisa del presente. La paura, ricorda l’autrice, è un’emozione primaria, necessaria, «adattiva». Serve a proteggerci. Ma quando diventa costante, quando si mescola all’incertezza del futuro e all’impossibilità di controllare ciò che accade, rischia di soffocare. Ed è qui che entra in gioco la spiritualità: uno spazio interiore che consente di «andare oltre la realtà oggettiva», di rileggere la vita dentro un orizzonte più ampio, misterioso, ma anche profondamente umano.

Per secoli, questa funzione è stata svolta dalle religioni. E ancora oggi, osserva Palladino, aderire a una fede può essere «un potente rimedio alla paura», perché non la cancella ma la orienta, la trasforma. Tuttavia qualcosa si è spezzato. Sempre più persone avvertono una distanza tra l’esperienza spirituale e le istituzioni religiose, percepite come troppo rigide, troppo legate a norme e dottrine. «Si potrebbe dire che il loro legame […] si è rotto», scrive l’autrice, indicando nell’“insofferenza per le norme eterodirette” uno dei nodi centrali del nostro tempo.

Non è un caso, allora, che si parli sempre più spesso di “ritorno al sacro”. Ma non si tratta di un ritorno tradizionale. Gli studi di Stefania Palmisano e Nicola Pannofino descrivono un panorama inedito, fatto di pratiche, percorsi e comunità che cercano il trascendente fuori dai confini delle religioni istituzionali. Un mosaico variegato, unito però da un elemento comune: il rifiuto di regole imposte dall’esterno.

È in questo spazio fluido e creativo che emergono con forza le donne. Non come protagoniste di un movimento organizzato, ma come portatrici di uno sguardo diverso. «Hanno forse imparato a dire l’inconoscibile», suggerisce Palladino, grazie a una storia segnata da esclusioni e silenzi. Proprio da questa marginalità nasce una spiritualità più libera, meno vincolata, capace di attraversare il dolore senza negarlo.

Le donne, infatti, non smettono di cercare. Nemmeno quando le regole sembrano chiudere ogni spiraglio. «Non ci sono […] norme che sappiano convincerle a non rivolgere lo sguardo verso l’alto». È una ricerca che osa, che interroga Dio con franchezza, “con sfacciataggine”, senza paura di uscire dagli schemi. Una rivoluzione silenziosa, che non passa per manifesti ma per scelte interiori: «inizia dal non voler obbedire».

Anche i simboli cambiano. Corpo, sangue, natura: sono questi i luoghi del nuovo sacro. Elementi concreti, segnati spesso da violenza e ferite, ma anche carichi di possibilità. Da ciò che è stato “umiliato e deturpato” può nascere una nuova forma di spiritualità, capace di parlare di guarigione, di rinascita, di cura.

In questo passaggio - da ciò che è ferito a ciò che può tornare vivo - si gioca forse la sfida più grande: trasformare la paura in speranza. Non negarla, ma attraversarla. Non subirla, ma darle un senso. E allora una domanda finale diventa inevitabile: se questo ritorno al sacro genera accoglienza, rispetto, desiderio di pace, ha davvero senso tentare subito di incasellarlo, normarlo, controllarlo? O non sarebbe più urgente, suggerisce Palladino, ascoltarlo?

24:42
Pastora Cristina Arcidiacono

Ospitalità ermeneutica - Donne nella Bibbia

Chiese in diretta 12.04.2026, 08:30

  • RSI
  • Luisa Nitti e Chiara Gerosa

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