Epistemologia

Lo scienziato come homo religiosus, la lezione inattesa dal caso Galileo

La scoperta delle sue note sull’Almagesto mostra come la ricerca scientifica nasca dall’umiltà davanti al mistero

  • Un'ora fa
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Di: Marco Vannini, filosofo

Nel febbraio scorso (2026) un importante evento ha scosso la comunità scientifica internazionale: uno studioso dell’Università di Milano, Ivan Malara, ha reso noto di aver trovato nel Fondo Magliabechiano della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze una copia dell’Almagesto di Tolomeo, stampato in tredici volumi in traduzione latina a Basilea nel 1551, con le note marginali di Galileo. Scritte verosimilmente negli anni 1589-1592, quando lo scienziato insegnava matematica a Pisa, sono sicuramente di suo pugno, sia per la grafia, sia perché concordano con passi specifici di sue opere coeve, lasciate inedite, come i cosiddetti De motu antiquiora. La scoperta è molto rilevante perché fa comprendere che fu proprio l’Almagesto a fornire allo scienziato pisano gli strumenti matematici indispensabili per comprendere l’opera copernicana, che, del resto, usava la medesima lingua matematica e tecniche astronomiche simili.

Come tutti sanno, Galileo difese la teoria eliocentrica, formulata nel De revolutionibus orbium coelestium di Copernico (1543), proprio contro quella geocentrica, ma, mostrandosi profondo conoscitore delle raffinate dimostrazioni matematiche di Tolomeo, contro i suoi oppositori aristotelico-tolemaici poté paradossalmente sostenere che si doveva dar ragione all’astronomo polacco proprio in forza di quanto si ricavava dall’Almagesto.

Questa scoperta ha un valore che travalica l’episodio specifico, per quanto rilevantissimo, di storia della scienza, giacché mostra come ciò che appare nuovo e addirittura rivoluzionario nell’ambito del sapere scientifico trovi spesso le sue radici in ciò che è vecchio e tradizionale. In un tempo in cui tanti propongono le teorie fisiche e cosmologiche più recenti come assolutamente vere, di contro a quelle completamente false del passato, è opportuno riflettere non solo sull’ingenuità - e sulla presunzione - di queste affermazioni, dal momento che la storia della scienza mostra come il suo sapere sia sempre relativo e confutabile, ma anche sulla loro mancanza di senso storico.

Chi ha un po’ di familiarità con la filosofia, sa, ad esempio, che Aristotele, all’inizio della sua Metafisica, presenta le teorie sull’arché formulate dai pensatori a lui precedenti e tutte le critica come insufficienti, ma anche di tutte sottolinea il positivo, ben consapevole di quanto si può imparare da esse.

Nel Saggiatore, testo a buon diritto posto all’origine della scienza moderna, Galileo sostiene una tesi sbagliata sulla natura delle comete, mentre aveva ragione il suo avversario, il gesuita Grassi, ma giova comunque rileggervi l’apologo del pastore che vuol capire come si produca il suono, e con stupore scopre sempre nuovi modi con cui ciò avviene, tanto da non comprendere nemmeno come emetta il suono la cicala. Lo scienziato pisano conclude l’apologo dicendo che, se il pastore non comprende come canti la cicala, che sta qui, nel palmo della mano, a maggior ragione sarà scusato lui, se non ha compreso come si produce la cometa, che è lontana lassù, nell’infinito dei cieli.

Tornando alla notizia da cui siamo partiti, testimonianze coeve ci fanno sapere che Galileo, prima di mettersi a studiare l’ Almagesto - testo amplissimo, molto difficile e complicato - solitamente pregava Dio. Il fatto stupirà forse molti, ma in realtà mostra che l’autentico uomo di scienza, ben lontano dalla presunzione di saper tutto, ha un atteggiamento di per se stesso religioso, in quanto è aperto all’infinito mistero dell’universo. Questo era vero ai tempi di Galileo, di Keplero, ecc., quando la religiosità si esprimeva ancora nelle forme tradizionali, cattoliche o protestanti che fossero, ma è ancora vero al nostro tempo, quando queste forme sono spesso abbandonate. Si può infatti sensatamente sostenere - come qualcuno ha fatto - che il vero homo religiosus sia oggi proprio lo scienziato, che, al contrario della chiusura dogmatica che spesso contraddistingue le religioni, rimanda sempre all’infinitezza trascendente dell’universo.

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Alphaville 13.03.2026, 11:45

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