Che cosa sono davvero le vacanze? Una semplice pausa dal lavoro? Un intervallo dedicato al riposo? Oppure un’occasione per capire meglio come viviamo il nostro tempo?
Jorge Mario Bergoglio le considerava soprattutto questo. Quando era provinciale dei gesuiti in Argentina, infatti, un’estate scelse di non raggiungere i confratelli in villeggiatura. Rimase a Buenos Aires da solo, mentre la città si svuotava. Niente programmi particolari, nessuna meta da raggiungere. Preferì il silenzio della sua modesta stanza all’interno del complesso dell’arcidiocesi, quindi la lettura, la riflessione e l’incontro con chi, per ragioni economiche o familiari, non poteva partire. Un modo di vivere le vacanze che dice molto, insomma, della sua idea di umanità. Fermarsi per ritrovare gli altri.

Vacanze estive (3./5)
Ciclostilabili 17.06.2026, 15:30
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Se avessimo chiesto ai filosofi che cosa pensano delle vacanze, probabilmente avremmo ottenuto risposte molto diverse tra loro, molte che vanno in scia alla visione di Bergoglio.
Friedrich Nietzsche, ad esempio, non avrebbe parlato di semplice riposo. Per lui la pausa aveva valore soltanto se capace di rigenerare la vita. Le lunghe passeggiate estive a Sils Maria, in Engadina, infatti, non erano una fuga dagli impegni, erano un altro modo di pensare. Camminando tra i sentieri di montagna, con un taccuino sempre a portata di mano, egli cercava quell’energia creativa che gli permetteva di tornare alle sue opere con uno sguardo nuovo. Il riposo, in sostanza, era un momento propizio per ricaricarsi e dare nuova linfa al suo agire.
Arthur Schopenhauer probabilmente avrebbe guardato alle vacanze in modo quasi opposto, seppure la profondità del tempo trascorso sarebbe stata la medesima. Convinto che l’esistenza fosse segnata da un’inquietudine permanente, vedeva nell’arte, nella lettura e nella contemplazione della natura la possibilità di una tregua. In sostanza, una sospensione temporanea delle tensioni che accompagnano la vita quotidiana.
Più radicale ancora sarebbe stata la posizione di Martin Heidegger. Difficilmente avrebbe apprezzato il turismo di massa, le vacanze scandite dagli itinerari obbligati o dall’accumulo di esperienze. Il suo luogo ideale, non a caso, era la baita di Todtnauberg, nella Foresta Nera. Lì il silenzio, la solitudine e il contatto diretto con la natura diventavano l’occasione per ritrovare un rapporto più autentico con il mondo e con sé stessi.
E poi c’è uno sguardo che parla direttamente al nostro presente, quello di Zygmunt Bauman. Nella società dei consumi, osservava il sociologo polacco scomparso nel 2017, anche il tempo libero rischia di trasformarsi in un dovere. Bisogna viaggiare, fotografare, condividere, raccontare. Persino il riposo finisce per essere sottoposto alla logica della prestazione. La vera libertà, allora, potrebbe consistere nel fare meno, rallentare e sottrarsi per qualche giorno all’obbligo di riempire ogni istante.
Destinazione Svizzera
Kappa in libertà 30.06.2026, 17:50
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