In Svizzera essere “sbattezzati” è un fenomeno ancora marginale, ma uno dei segnali più visibili della trasformazione religiosa del Paese.
“Sbattezzarsi” e uscire dalla Chiesa cattolica non sono la stessa cosa: il primo riguarda il trattamento del dato del battesimo nei registri, il secondo è un atto giuridico con effetti civili e fiscali. Anche se gli effetti sono i medesimi per entrambi. Le statistiche ufficiali riguardano quasi esclusivamente gli “abbandoni”, mentre lo “sbattezzo” in senso stretto resta un fenomeno di nicchia, poco quantificato e spesso confuso con l’uscita dalla Chiesa.
Lo “sbattezzo” chiede l’annotazione di apostasìa (ndr. Ripudio totale del proprio credo) accanto al nome nel registro battesimale, senza cancellare il sacramento - indelebile per la Chiesa - ma attestando la rottura personale. Non ci sono dati nazionali precisi: i casi confluiscono nelle uscite generali e vengono registrati dalle parrocchie, spesso su richiesta di ex fedeli che vogliono evitare ogni “appropriazione” del loro nome nelle statistiche ecclesiali.
https://rsi.cue.rsi.ch/info/svizzera/Chiese-in-Svizzera-un%E2%80%99emorragia-di-fedeli--2359578.html
Dietro la parola “sbattezzo” non c’è un rito, ma una procedura giuridica semplice e dagli effetti molto concreti, a partire dal portafoglio. Nella grande maggioranza dei Cantoni basta una lettera raccomandata alla parrocchia o alla comunità riformata di domicilio, con una dichiarazione esplicita di voler uscire dalla Chiesa: la data di ricezione fa fede per la fine dell’obbligo di pagare la tassa ecclesiastica.
La struttura federale, però, rende il quadro a macchia di leopardo: alcuni Cantoni prevedono imposte di culto autonome per parrocchie cattoliche e comunità riformate, disciplinate da specifiche leggi cantonali, altri integrano il finanziamento delle Chiese nella fiscalità generale con meccanismi di esenzione o rimborso per i non appartenenti. In ogni caso, la revoca dell’appartenenza è registrata civilmente e incide sui flussi finanziari verso le strutture ecclesiali riconosciute.
Perché sempre più svizzeri scelgono di uscire? Le spiegazioni si collocano su tre piani intrecciati: etico, culturale ed economico. Gli scandali legati agli abusi e la percezione di una gestione poco trasparente hanno alimentato ondate di indignazione, in particolare nel 2023, indicato dagli stessi istituti ecclesiali come anno di “rottura di fiducia”.
Sul medio periodo pesa però soprattutto il mutamento sociologico: la secolarizzazione avanza, il rapporto con la fede si fa più individuale, la Chiesa istituzionale viene percepita da molti come irrilevante rispetto alla vita quotidiana. A questo si aggiunge la dimensione finanziaria: in un contesto di pressione sul potere d’acquisto, la rinuncia alla tassa di culto diventa per non pochi un gesto coerente con un’appartenenza che, di fatto, non è più vissuta.
Il cristianesimo continua a segnare il paesaggio religioso svizzero, ma non è più la matrice quasi esclusiva che definiva il Paese fino a pochi decenni fa. L’istituto di sociologia pastorale di San Gallo parla di «tendenza all’abbandono in lenta ascesa», cattolici ed evangelici riformati perdono terreno anno dopo anno, mentre crescono sia i non affiliati sia le altre comunità cristiane e l’islam, che insieme rappresentano circa il 13% della popolazione.
Dal 2010 a oggi i “senza religione” hanno guadagnato oltre 13 punti percentuali, in parallelo a una contrazione delle Chiese storiche che costringe vescovi, sinodi e consigli ecclesiastici a ripensare strutture, parrocchie e modelli di presenza sul territorio. La discesa dei battesimi e dei matrimoni religiosi, tornati su una curva negativa dopo la breve ripresa post-pandemia, conferma che non è in gioco solo l’iscrizione a un registro, ma una ridefinizione profonda del rapporto tra società e istituzioni cristiane.







