Cristianesimo

Lutto perinatale, quel rito per accompagnare il dolore

L’iniziativa della parroca Elisabetta Tisi della Chiesa Cattolica Cristiana in Svizzera per dare voce e dignità alle famiglie che perdono un bambino, con l’obiettivo di un coinvolgimento ecumenico

  • Un'ora fa
immagine
10:30

Lutto perinatale

RSI Cultura 25.02.2026, 11:54

  • © Unsplash / Ricardo Moura
  • Segni dei Tempi 22.02.2026 - Luisa Nitti
Di: Rod 

La perdita di un bambino durante la gravidanza o nelle prime settimane dopo la nascita è un evento luttuoso di profonda gravità, che colpisce migliaia di donne e coppie ogni anno. Le conseguenze psicologiche ed emotive di tale esperienza sono spesso sottovalutate, lasciando i genitori in un isolamento doloroso. Per rispondere a questa esigenza di accompagnamento e guarigione, la Chiesa Cattolica Cristiana in Svizzera, attraverso la sua Commissione Liturgica, sta elaborando una liturgia specifica per affrontare il lutto perinatale.

A capo di questo progetto c’è la parroca per il Ticino, Elisabetta Tisi, che ha proposto l’iniziativa alla Commissione liturgica nazionale di cui fa parte. «Ho detto alla Commissione liturgica nazionale, di cui faccio parte, che volevo lavorare su questo progetto e ho chiesto se potevo svilupparlo e poi presentarlo in Commissione», spiega Tisi. «E devo dire che la proposta è stata accolta favorevolmente, ma anche perché tutto quello che può aiutarci a stare vicino, accompagnare le persone in genere è accompagnato favorevolmente».

La motivazione alla base di questa iniziativa è profondamente pastorale. Elisabetta Tisi sottolinea come «sono tante le persone, tante le famiglie che perdono un bambino prima della gravidanza. E soprattutto è un dolore invisibile per chi sta attorno». Per molti genitori, il bambino atteso era già parte integrante della loro vita, un progetto di gioia e un investimento emotivo che viene poi gestito a livello privato, in solitudine. Si stima che ogni anno circa 20’000 genitori in Svizzera vivano questa esperienza di perdita.

La parroca Tisi ha condotto una ricerca approfondita, esaminando le pratiche in uso nel mondo germanico e anglofono, non solo da parte delle Chiese ma anche attraverso gli accompagnamenti spirituali aconfessionali offerti dalle strutture ospedaliere. Ha inoltre contattato associazioni del luganese per un confronto diretto.

Un aspetto cruciale evidenziato da Tisi è la mancanza di riconoscimento sociale e civile di questo tipo di lutto. «I genitori spesso si colpevolizzano e aggiungono dolore a dolore», afferma. A livello civile, la sensibilità è scarsa: le donne hanno diritto a soli tre giorni di assenza dal lavoro, e i padri nemmeno uno, dovendo tornare alle proprie mansioni «come se loro non fosse successo nulla». Questo si traduce in una profonda solitudine che segna i genitori per anni.

La liturgia in fase di elaborazione mira a colmare questa lacuna, offrendo un luogo sicuro e una comunità che possa condividere il dolore. «La Chiesa esiste per vivere la vita insieme in comunione. La comunità serve per celebrare, per celebrare gioie e dolori, per aiutare le persone a vivere», sostiene Tisi. L’obiettivo è dare una «conclusione a un percorso di vita che anche se è stato piccolo è stato fatto insieme», permettendo ai genitori di salutare il proprio figlio.

La proposta di Tisi è quella di una liturgia modulare, adattabile a diverse situazioni: può essere celebrata in ospedale, in chiesa o in un luogo significativo per i genitori, anche in natura. Un elemento centrale del rito è la possibilità per i genitori di pronunciare ad alta voce il nome del bambino perso, un gesto rituale di grande importanza. «C’è il desiderio di dire pubblicamente il nome del bambino», spiega Tisi. Dopo le parole libere dei genitori, è previsto un gesto simbolico, concordato in anticipo, che «aiuta veramente tanto in questo momento».

L’iniziativa ha anche una forte connotazione ecumenica. Elisabetta Tisi intende proporre questa liturgia alla Comunità di lavoro delle Chiese cristiane in Ticino, con l’auspicio che possa essere adottata o adattata da tutte le confessioni. «A me non interessa che i fedeli della mia Chiesa abbiano questa attenzione di cura. Vorrei che tutte le famiglie ticinesi avessero questa possibilità di cura pastorale», afferma.

La parroca Tisi desidera che il 15 ottobre, Giornata mondiale della consapevolezza del lutto perinatale, diventi un’occasione per le Chiese di mostrare visibilmente la propria vicinanza alle famiglie. «Vorrei che fossero queste famiglie al centro e che le Chiese si riunissero intorno a loro, mostrassero loro vicinanza in un momento di ricordo, di celebrazione di queste vite che sono state attese, sono state amate», conclude.

Un rito codificato, come quello in fase di elaborazione, aggiunge dignità a un dolore spesso sottovalutato. «Siamo umani perché abbiamo bisogno di riti, compleanni, le feste, adesso, le Olimpiadi, Bandiere, gradini, inni. Tutto è rito», riflette Tisi. Questo rito «aggiungerebbe delle parole che non si trovano» e darebbe la possibilità di «dire in modo ufficiale il nome che si era scelto». In definitiva, offre uno spazio che riconosce il dolore, presta parole e gesti ai genitori, e li accompagna in un momento di comunione, non lasciandoli soli.

Correlati

Ti potrebbe interessare