Papa Leone XIV ha atteso la fine del Giubileo per mostrare la direzione del suo pontificato. E la direzione è chiara: come Francesco, sceglie gli ultimi, i confini, le rotte dei migranti, le periferie dove si misura la dignità dell’uomo. Dopo un Anno Santo segnato da un’unica trasferta internazionale, in Turchia e Libano (viaggio programmato dal suo predecessore), Leone ha annunciato tre viaggi apostolici tra marzo e giugno, cui si aggiungono sei visite pastorali in Italia. Ma più che la quantità, colpisce la geografia: Monaco, l’Africa, la Spagna con possibile tappa alle Canarie, e poi Lampedusa. Una mappa che non guarda ai centri del potere, ma alle fratture del mondo.
La prima tappa sarà il Principato di Monaco, il 28 marzo. Una visita breve, in un luogo mai raggiunto da un Papa in età moderna, che potrebbe sembrare anomala rispetto al resto dell’agenda. Eppure anche qui emerge un filo: una monarchia cattolica nel cuore dell’Europa, simbolo di ricchezza e stabilità, dove Leone XIV può parlare di responsabilità sociale e di un’Europa che non può voltarsi dall’altra parte mentre il Mediterraneo continua a inghiottire vite.
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Il cuore del programma è però il viaggio africano, dal 13 al 23 aprile, in Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale. Un itinerario che unisce Nordafrica e Africa subsahariana, Islam e cristianesimo, memoria agostiniana e ferite contemporanee. In Algeria il Papa visiterà Annaba, l’antica Ippona, sulle tracce di Sant’Agostino, ma attraverserà anche un Paese che è porta d’ingresso verso l’Europa e snodo delle migrazioni dal Sahel. In Camerun incontrerà una società segnata da conflitti interni e tensioni etniche; in Angola e Guinea Equatoriale toccherà terre ricche di risorse ma povere di equità, dove le disuguaglianze alimentano instabilità e partenze. È un viaggio che ricorda da vicino quelli di Francesco in Sud Sudan, Congo, Mozambico: andare dove la sofferenza è più evidente, dove la Chiesa è spesso l’unica voce libera, dove inizia il cammino di chi tenta la traversata verso il Mediterraneo.
Dal 6 al 12 giugno Leone XIV sarà in Spagna, con tappe a Madrid e Barcellona, dove inaugurerà la nuova torre della Sagrada Familia. Ma il viaggio potrebbe includere anche Tenerife, nelle Canarie, oggi una delle principali rotte migratorie dall’Africa verso l’Europa. Una scelta che riprende un desiderio già espresso da Francesco e che conferma la sensibilità del nuovo Papa per i luoghi dove si consuma il dramma delle partenze e degli approdi mancati.
Il gesto più eloquente arriverà però il 4 luglio, quando Leone XIV sarà a Lampedusa, dieci anni dopo la storica visita di papa Bergoglio nel 2013. Per essere sull’isola simbolo delle migrazioni, il Pontefice ha declinato l’invito degli Stati Uniti a partecipare ai festeggiamenti del 4 luglio. Una decisione che dice come la Chiesa non celebra il potere, ma accompagna la fragilità. Lampedusa è il luogo dove si tocca la fragilità: corpi, nomi, storie, naufragi.
Leone XIV, religioso agostiniano, sembra dunque voler raccogliere il testimone di Francesco e rilanciarlo. Non sceglie le capitali del mondo, ma i margini; non i palazzi, ma i porti; non i centri, ma le periferie. In un tempo in cui molti alzano muri, il Papa sceglie di attraversarli. E i suoi primi viaggi raccontano un pontificato che vuole ripartire da dove l’umanità è più esposta, più vulnerabile, più vera.
RG 12.30 del 21.02.2026 La corrispondenza di Francesca Torrani
RSI Info 21.02.2026, 12:48
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