Oltretevere

Così la Chiesa scende in campo contro la normalizzazione della guerra

Leone trasforma la preghiera in una mobilitazione civile globale: l’11 aprile una grande veglia in Vaticano diventa il fulcro di un appello diretto ai cittadini perché chiedano ai governi una svolta reale sul conflitto

  • Oggi, 14:00
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Di: Rod 

Una mobilitazione civile senza precedenti, partita simbolicamente da San Pietro, è quella che Papa Leone ha invocato due giorni fa lasciando Castel Gandolfo. Il pontefice ha convocato per l’11 aprile una grande veglia di preghiera per la pace nella basilica vaticana e ha chiesto «ai cittadini di tutti i Paesi, americani in primis, di contattare le autorità, i leader politici, il governo per chiedere loro di dire cosa vogliono fare per porre fine alla guerra».
Un appello che, per toni e destinatari, segna una frattura ormai evidente con il presidente Donald Trump e ridefinisce il ruolo pubblico del pontificato in questa fase.

Non si tratta soltanto di un’iniziativa spirituale: è un invito esplicito a esercitare pressione sulle istituzioni, a trasformare la domanda di pace in un’azione collettiva e visibile. Un gesto che richiama un’altra epoca, quando la Chiesa interveniva direttamente nel rapporto tra cittadini e potere politico. Alcuni osservatori hanno evocato, per la sua portata simbolica, il precedente del non expedit: non come ritiro dalla politica, ma come atto capace di incidere sul rapporto tra coscienza religiosa e responsabilità civile. Oggi, però, la direzione è opposta: non l’astensione, ma la partecipazione; non il silenzio, ma la sollecitazione diretta ai cittadini perché interpellino i propri governi e chiedano una posizione chiara sul conflitto in corso.

L’appello del Papa arriva in un momento in cui la diplomazia internazionale appare frammentata e incapace di produrre soluzioni durature. Il recente annuncio di una tregua di due settimane in Medio Oriente ha suscitato un cauto sollievo Oltretevere, senza però dissipare le preoccupazioni. La Santa Sede teme che la pausa possa rivelarsi un intervallo fragile, destinato a cedere sotto il peso delle tensioni regionali e delle pressioni geopolitiche. Per questo, spiegano fonti vaticane, il pontefice ha scelto di rivolgersi direttamente ai cittadini, aggirando i canali diplomatici tradizionali e puntando su una mobilitazione dal basso.

Papa Leone, che appena eletto quasi un anno fa pronunciò dalla loggia centrale della basilica vaticana la parola “pace” dieci volte in pochi minuti, continua a seguire con apprensione l’evolversi dei conflitti. La sua insistenza non è retorica: riflette una visione della Chiesa come attore morale globale, capace di parlare a credenti e non credenti e di richiamare i governi alle proprie responsabilità. In questi mesi, non a caso, ha più volte denunciato la “normalizzazione della guerra”, il rischio che l’opinione pubblica si abitui a un conflitto permanente, percepito come inevitabile o lontano.

La veglia dell’11 aprile, nelle intenzioni del Vaticano, non sarà un semplice momento liturgico. Sarà un evento pubblico e mediatico, pensato per catalizzare l’attenzione internazionale e dare forma a una pressione collettiva. Sono attese delegazioni da diversi Paesi, associazioni pacifiste, rappresentanti di comunità religiose non cattoliche e gruppi della società civile. L’obiettivo è duplice: creare un fronte simbolico di unità e mostrare ai governi che la richiesta di pace non è confinata ai corridoi diplomatici, ma attraversa le società e le opinioni pubbliche.

Il 21 aprile ricorrerà un anno dalla scomparsa di Francesco. Prevost, il cardinale statunitense con una lunga esperienza missionaria in Sudamerica, si muove con uno stile solo in apparenza lento. In realtà, pur diverso dal suo predecessore, non ha esitato a portare la Chiesa in una posizione critica verso molti governi populisti e identitari, che talvolta invocano il nome di Dio per giustificare scelte considerate inaccettabili da diversi osservatori. Nonostante le resistenze di una parte del cattolicesimo statunitense, la linea del pontificato resta chiara: la pace non è un tema accessorio, ma il cuore della testimonianza pubblica della Chiesa.

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La prima Pasqua per Papa Leone

Telegiornale 05.04.2026, 20:00

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