Racconti

Da Bellinzona al braccio della morte: l’amicizia di Chiara con Billy

La ticinese ha scritto cento lettere a un condannato alla pena capitale in Florida. Nel carcere statunitense ha festeggiato con lui l’ultimo compleanno della sua vita

  • Un'ora fa
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Billy Kearse

Strada regina 14.03.2026, 18:35

  • Keystone
Di: Rod 

Chiara Uglietti, originaria di Bellinzona, amante delle escursioni e con una formazione nel campo ambientale, cinque anni fa si imbatte quasi per caso nel sito della Comunità di Sant’Egidio. Lì scopre la possibilità di corrispondere con persone condannate a morte negli Stati Uniti. «Mi ha incuriosito l’idea di poter offrire un po’ di vicinanza a qualcuno che vive una situazione così estrema», racconta a Strada Regina.

Da quel primo clic nasce un legame epistolare con Billy Leon Kearse, giustiziato il 3 marzo in Florida dopo 35 anni nel braccio della morte per l’uccisione di un agente quando aveva appena 18 anni, in un contesto segnato da miseria e violenza. «Ci siamo scritti un centinaio di lettere», spiega Chiara. «Mi ha colpito molto la sua riflessione sulla contraddizione tra chi si dice pro-life contro l’aborto, ma sostiene la pena capitale». Dalla cella, Billy ripensa al proprio passato e al crimine commesso.

«Con il tempo ho capito che aveva intrapreso un vero percorso interiore. Se potesse tornare indietro non rifarebbe ciò che ha fatto, ma la pena di morte ha interrotto ogni possibilità di riabilitazione». In carcere scopre la pittura e la Bibbia: «Questo posto ti svuota l’anima, poi ho trovato rifugio nei colori», le scrive. Realizza quadri per la famiglia di Chiara: «Per mia figlia un gattino, per mio figlio onde e palme che ricordano la Florida, per me montagne, perché conosce la mia passione».

A novembre Chiara decide di incontrarlo di persona: «Sono partita il giovedì e rientrata il lunedì». Nel parlatorio vive un momento che non dimenticherà: Billy le confida di non aver mai festeggiato un compleanno. Lei prende un dolce dal distributore automatico e insieme intonano “Tanti auguri”. «Aveva gli occhi pieni di luce», ricorda.

Pochi giorni prima dell’esecuzione arriva la loro ultima telefonata: «Era tranquillo. Mi ha detto: “Non voglio più vivere in questa gabbia, è abbastanza”». Billy desiderava che le sue ceneri fossero sparse su una spiaggia francese, «un luogo senza pena di morte». «Gli ho promesso che sarò presente alla cerimonia, e ci siamo messi a ridere», racconta Chiara.

Alla fine, riflettendo su questi anni di scambio, dice una frase che riassume tutto: «Ho ricevuto molto più di quanto abbia dato». Un filo sottile, teso tra il Ticino e la Florida, che ha trasformato un gesto di curiosità in un ponte umano contro la logica della morte.

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