Nel dibattito pubblico contemporaneo si avverte sempre più spesso una tensione crescente tra l’essere umano e le forze che oggi ne condizionano l’agire: algoritmi che anticipano i nostri comportamenti, piattaforme che modellano le nostre scelte, logiche economiche che sembrano ridurre la complessità della vita a una sequenza di dati e calcoli. È un clima culturale in cui la tecnica non è più soltanto uno strumento, ma un paradigma che orienta il modo stesso in cui pensiamo, valutiamo, decidiamo. E in cui il capitalismo digitale, nella sua forma più aggressiva, tende a sovrapporsi a questo paradigma fino a confondersi con esso.
È dentro questo scenario che si colloca il saggio di Vittorio Emanuele Falsitta, Il crepuscolo dell’umano. L’uomo, la tecnica e il capitale (Cantagalli, 2025), un testo che prova a leggere la trasformazione in corso con uno sguardo insieme filosofico e giuridico. L’autore introduce l’immagine dell’«uomo calcolato»: un individuo che si percepisce libero, ma che in realtà è orientato da sistemi digitali che definiscono non solo ciò che pensa, ma ciò che può pensare. La logica dell’efficienza, cifra del pensiero tecnico, finisce così per rimodellare categorie fondamentali come bene e male, utilità e gratuità, riducendo l’esperienza umana a parametri misurabili.
Falsitta insiste su una distinzione spesso trascurata, quella tra tecnologia e tecnica. La prima è il prodotto, la seconda è la visione del mondo che lo genera. Ed è proprio la tecnica, sostiene, ad aver assunto un ruolo dominante nel capitalismo contemporaneo, fino a diventare lo scopo stesso del sistema economico. La fusione tra pensiero tecnico e logica del profitto produce un «nuovo pensiero» che rischia di sostituirsi a quello umano, imponendo criteri di razionalità, calcolo ed efficienza come unici parametri dell’agire.
Eppure, una via d’uscita esiste. È la dimensione spirituale, creativa, contemplativa dell’essere umano, ciò che non può essere previsto né addestrato, ciò che sfugge per natura all’algoritmo. Falsitta la definisce «spirito trascendente», un nucleo irriducibile che permette all’uomo di sottrarsi al dominio del pensiero tecnico e di tornare a governarlo. La consapevolezza di questa dimensione diventa la condizione necessaria per immaginare un cambiamento reale.
Il saggio avanza anche una proposta concreta, trasformare il capitalismo attraverso la tecnologia, non contro di essa. L’autore immagina la creazione di distretti economici digitali regolati da White Paper che funzionano come micro-costituzioni, garantite da sistemi blockchain e supervisionate da intelligenze artificiali imparziali. L’obiettivo è costruire un’economia civile digitale, in cui il mercato non sia finalizzato al profitto fine a sé stesso, ma alla dignità del lavoro e alla redistribuzione della ricchezza. In questo scenario, il mondo produttivo - più sensibile e più vicino ai bisogni della società civile rispetto alla politica - diventa il vero motore della trasformazione, in linea con le sollecitazioni di Papa Francesco e, più recentemente, di Papa Leone XIV.
Il libro richiama con forza il valore fondativo del lavoro e la funzione sociale dell’impresa. Il profitto, ricorda Falsitta, è un indicatore di sostenibilità, non lo scopo ultimo dell’attività economica. L’impresa è prima di tutto una comunità di persone al servizio della società. Un richiamo che risuona particolarmente oggi, in un’epoca in cui il lavoro è minacciato da automazione, precarizzazione e trasformazioni ancora difficili da decifrare.
Le tecnologie necessarie - intelligenza artificiale, blockchain, smart contracts - esistono già. Ciò che manca, secondo l’autore, è la volontà politica e culturale di adottare modelli di mercato più trasparenti, equi e orientati al bene comune. Il crepuscolo evocato dal titolo può essere l’inizio della notte o l’alba di una nuova civiltà. La scelta, conclude Falsitta, spetta a ciascuno di noi.
Kappa
Kappa 08.01.2026, 17:00
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