«Chi ha in mano armi le deponga. Chi ha il potere di scatenare guerre, scelga la pace. Non una pace perseguita con la forza, ma con il dialogo; non con la volontà di dominare l’altro, ma di incontrarlo». Con queste parole, nella benedizione Urbi et Orbi, Papa Leone ha voluto dire senza esitazioni da che parte sta la Chiesa: contro ogni guerra, contro chi brandisce il nome di Dio per giustificare violenze, contro la logica delle armi che pretende di imporre la pace con la paura.
È la sua prima Pasqua da Pontefice, quella di oggi, domenica 5 aprile 2026: un esordio che unisce la solennità del rito alla responsabilità di guidare la Chiesa in un tempo attraversato da inquietudini globali. Prima la Messa in San Pietro, poi l’atteso affaccio sulla piazza gremita per l’Urbi et Orbi, davanti a cinquantamila fedeli e a un mondo che guarda a Roma in cerca di un orientamento morale.
Nell’omelia della Messa, Papa Leone non ha nascosto le ombre del presente. «La morte è sempre in agguato», ha detto, indicando le ingiustizie, gli egoismi di parte, l’oppressione dei poveri, la violenza che lacera popoli e terre, l’idolatria del profitto che consuma le risorse comuni, la brutalità della guerra che continua a uccidere e distruggere. Eppure, proprio dentro queste oscurità, il Pontefice ha voluto collocare un seme di speranza. «Il Signore è vivo e rimane con noi», ha ricordato, invitando a riconoscere quelle “fessure di risurrezione” che si aprono anche quando tutto sembra perduto. La Pasqua, ha spiegato, è la promessa che una nuova creazione è possibile ogni giorno, perché nel cuore della notte può sempre sbocciare qualcosa di nuovo.
Nel messaggio Urbi et Orbi, Leone ha ampliato il suo appello, insistendo sulla necessità di una pace che non sia solo cessazione delle ostilità, ma trasformazione interiore. «La pace che Gesù ci consegna non è quella che si limita a far tacere le armi, ma quella che tocca e cambia il cuore di ciascuno di noi», ha detto annunciando una veglia di preghiera per la pace che si terrà sabato 11 aprile nella basilica di San Pietro. Un invito rivolto «a tutti», perché la pace - ha ribadito - non nasce da strategie geopolitiche, ma da una conversione personale e collettiva.
Occorre mettere da parte odio e vendetta, ha insistito, ricordando che «la forza con cui Cristo è risorto è totalmente non violenta». La forza di Dio, ha spiegato, è simile a quella di un cuore umano che, ferito da un’offesa, «respinge l’istinto di vendetta e, pieno di pietà, prega per chi lo ha offeso». È questa la potenza che può cambiare il mondo: una forza mite, capace di generare relazioni rispettose «tra persone, famiglie, gruppi sociali, nazioni». Una forza che non mira all’interesse particolare, ma al bene comune; che non vuole imporre il proprio piano, ma costruirlo insieme agli altri.
«La risurrezione di Cristo è il principio dell’umanità nuova», ha proseguito, «l’ingresso nella vera terra promessa, dove regnano giustizia, libertà, pace, dove tutti si riconoscono fratelli e sorelle». Un messaggio che Leone ha voluto collegare alla memoria del suo predecessore: «C’è una sempre più marcata globalizzazione dell’indifferenza», ha detto citando Papa Francesco, ricordando che proprio un anno fa, da quella stessa loggia, Bergoglio pronunciò le sue ultime parole al mondo: «Quanta volontà di morte vediamo ogni giorno nei tanti conflitti che interessano diverse parti del mondo!».
Il Papa ha denunciato con forza il rischio di assuefazione: «Ci stiamo abituando alla violenza, ci rassegniamo ad essa e diventiamo indifferenti. Indifferenti alla morte di migliaia di persone. Indifferenti alle ricadute di odio e divisione che i conflitti seminano. Indifferenti alle conseguenze economiche e sociali che essi producono e che pure tutti avvertiamo». Da qui il suo appello: «Non possiamo continuare ad essere indifferenti. E non possiamo rassegnarci al male».
Infine, l’augurio pasquale, pronunciato in dieci lingue - dall’italiano al latino, passando per arabo e cinese - come segno di una Chiesa che vuole parlare a tutti i popoli: «Buona Pasqua! Portate a tutti la gioia di Gesù risorto e presente in mezzo a noi».

Benedizione Urbi et Orbi
Messe e Culti 05.04.2026, 12:00






