Guerre, crisi ambientale, intelligenza artificiale e profonde divisioni sociali segnano il nostro presente. Ed in questo mondo che sembra frammentarsi sempre di più, il messaggio del filosofo di origini ungheresi Ervin László appare oggi ancora più attuale di quando iniziò a formularlo oltre mezzo secolo fa. Per tutta la vita ha sostenuto un’idea tanto semplice quanto rivoluzionaria: la separazione è un’illusione. Ogni essere umano, ogni forma di vita e perfino l’universo fanno parte di un’unica trama di relazioni.
A colloquio con Erwin Laszlo - 1. parte
RSI Shared Content DME 22.10.2019, 09:00
Lo scorso anno lo incontrai nella sua villa in Toscana. Mi parlò con la serenità che gli era propria. Mi confidò che la sua salute stava rapidamente peggiorando. Pochi giorni fa ci ha lasciati, all’età di novantaquattro anni.
Con lui scompare uno dei pensatori più originali del nostro tempo. Ma soprattutto se ne va un uomo che ha dedicato la propria esistenza a costruire un ponte fra mondi che troppo spesso si guardano con diffidenza: la scienza, la filosofia e la spiritualità.
A colloquio con Erwin Laszlo - 2. parte
RSI Shared Content DME 23.10.2019, 09:00
Ebbi la fortuna di conoscerlo nel 1999, lo intervistai più volte collaborando anche ai suoi libri. László ha dedicato la propria esistenza a ricomporre discipline che il sapere moderno ha progressivamente separato. Per lui la fisica, la biologia, le neuroscienze, l’ecologia, la filosofia e la spiritualità non erano territori indipendenti, ma prospettive diverse da cui osservare una medesima realtà.
Ricordo che, nelle nostre conversazioni, tornava spesso su un punto. Mi diceva che la crisi del nostro tempo non nasce anzitutto dall’economia o dalla politica. La sua radice è più profonda: l’idea di essere individui separati dal resto della vita. Da questa convinzione, secondo lui, derivano il degrado ambientale, le disuguaglianze sociali, molti conflitti e anche una diffusa sofferenza interiore.
Per questo era convinto che nessuna innovazione tecnologica, da sola, sarebbe stata sufficiente. La vera svolta avrebbe richiesto una trasformazione della coscienza, un modo nuovo di percepire noi stessi e il nostro rapporto con il mondo.
Da questa intuizione prese forma la sua visione sistemica della realtà. Nulla esiste isolatamente. Ogni fenomeno naturale appartiene a una rete di relazioni in cui ogni elemento influenza gli altri ed è, a sua volta, influenzato. Anche l’evoluzione, secondo László, non è soltanto il risultato del caso. Manifesta una spontanea tendenza all’organizzazione, alla complessità e alla cooperazione. L’universo appare così come un processo vivente nel quale emergono progressivamente forme sempre più ricche di integrazione e di coscienza.
A colloquio con Erwin Laszlo - 3. parte
RSI Shared Content DME 23.10.2019, 14:00
Più che costruire un nuovo sistema filosofico, cercò un linguaggio comune. Era convinto che le grandi sfide del nostro tempo non potessero essere comprese restando entro i confini delle singole discipline. Occorreva ricomporre un sapere che la crescente specializzazione aveva frammentato.
Al centro della sua riflessione vi era la coscienza. László riteneva che non fosse un semplice prodotto dell’attività cerebrale, ma una componente fondamentale della realtà. Da questa prospettiva nacque la teoria del Campo Akashico, o Campo A: un campo universale di informazione nel quale ogni evento lascerebbe una traccia e attraverso il quale ogni parte dell’universo rimarrebbe in relazione con le altre.
Pur riprendendo il termine sanscrito Akasha, László gli attribuiva un significato filosofico, ispirandosi anche ad alcune ipotesi della fisica contemporanea. Non lo identificava con le tradizioni esoteriche, ma lo proponeva come un modello interpretativo capace di offrire una nuova chiave di lettura della realtà.
Fu questa prospettiva a spingerlo a interessarsi con grande apertura a fenomeni ancora poco compresi, come le intuizioni improvvise, la telepatia e le esperienze di premorte. Era una conseguenza coerente con una delle sue idee più note: il cervello non produrrebbe la coscienza, ma funzionerebbe piuttosto come un ricevitore e un interprete di una realtà più ampia.
Le conseguenze etiche di questa visione erano profonde. Se tutto è realmente connesso, nessuna nostra azione riguarda soltanto noi stessi. Ogni scelta produce effetti sull’intera rete della vita. La cooperazione, la compassione e la sostenibilità non erano, per László, semplici ideali morali, ma il modo più naturale di vivere in un universo fondato sull’interdipendenza. L’etica nasce dalla consapevolezza dell’unità, non dall’obbedienza a un’autorità esterna.
Fra le sue opere più significative ricordiamo La scienza e il campo akashico (2020), Risacralizzare il cosmo. Per una visione integrale della realtà (2019) e Mente immortale. La scienza e la continuità della coscienza oltre il cervello (2016)
L’invisibile
Laser 06.07.2026, 09:00
Contenuto audio








