Maria Montessori

La donna che ha scoperto l'infanzia, nel 150esimo della nascita

Educatrice, pedagogista, filosofa, antropologa, medico e neuropsichiatra Maria Montessori è diventata celebre in tutto il mondo per il “metodo” educativo che prende il suo nome e che lei ha potuto elaborare partendo dalla conoscenza di tutte queste discipline perché più che un metodo, come lei ebbe a dire, è una “questione di vita”.

Maria Tecla Artemisia Montessori nasce il 31 agosto 1870 in una famiglia borghese di Chiaravalle, in provincia di Ancona, il padre funzionario del ministero delle finanze la madre donna fuori dagli schemi per l’epoca, grande lettrice e di idee aperte e innovative, nipote di Antonio Stoppani, abate e naturalista, autore de “Il bel paese”, un punto di riferimento per la giovane Maria.

Prima donna a laurearsi in medicina all’Università La Sapienza di Roma, conobbe molto presto le difficoltà di emancipazione e libertà delle donne nel mondo degli studi accademici. Rifiutata in un primo momento la sua richiesta di iscrizione alla facoltà di medicina, con la motivazione che nel suo curriculum scolastico mancavano gli studi di greco e latino (studi all’epoca preclusi alle ragazze), l’ateneo fu poi costretto ad accettarla tra i suoi iscritti in quanto tre anni dopo vi tornò con le carte in regola. Ma come unica donna iscritta le fu imposto, come condizione per la frequenza, di presentarsi in facoltà obbligatoriamente scortata da un adulto e di svolgere la pratica di anatomia da sola e di notte, per non destare scandalo.
I dirigenti scolastici non conoscevano la determinazione di Maria Montessori e non si aspettavano certo che lei proseguisse indomita, noncurante delle limitazioni pensate per dissuaderla. Aveva 22 anni e non era solo determinata a diventare medico, era anche dotata di una tale curiosità e passione per la medicina sociale che la rendevano assolutamente immune alle critiche e impermeabile a dicerie e pettegolezzi.

“Io non sono famosa grazie alla mia abilità o alla mia intelligenza, ma per il mio coraggio e la mia indifferenza nei confronti di tutto. È una cosa che, se la si desidera, si può sempre ottenere, ma ci vogliono sforzi spaventosi”

Come ebbe modo di raccontare più avanti alla collega, collaboratrice e amica Anna Maccheroni, l’ispirazione e la passione per la medicina le giungono come d’incanto. In perfetto spirito positivista dell’epoca si era iscritta ad una scuola tecnica superiore, intendeva intraprendere gli studi di ingegneria. Una sera tornando da scuola incontrò una mamma che chiedeva la carità per strada, al suo fianco suo figlio giocherellava con una strisciolina di carta rossa spiegazzata, trovata per terra.  Quell’incontro fu determinante, era decisa a cambiare la direzione dei suoi studi per capire come lei potesse dare il suo contributo per cambiare la qualità di vita a quel bambino e a quella donna incontrati per strada. Dopo la laurea in medicina seguirono gli studi in neuropsichiatria, gli studi di psicologia e antropologia e la laurea in filosofia.

Il metodo Montessori
Quello che è passato alla storia come un metodo (esposto per la prima volta nel volume “Il metodo della pedagogia scientifica applicata all’educazione infantile”, 1909) era molto di più di un semplice metodo, un vero e proprio approccio filosofico e scientifico all’osservazione e allo studio delle attitudini, dei comportamenti delle curiosità e del bisogno di apprendere delle bambine e dei bambini. Esseri umani che chiedevano di recuperare la loro dignità.

Una cosa è certa nell’intento di sviluppare la sua ricerca Maria Montessori non perseguiva la realizzazione di una tecnica da brevettare, in fatto di brevetti sia lei che i suoi prosecutori si sono occupati assai poco, tant’è che negli ultimi anni si è assistito ad un proliferare di giochi, materiale didattico e pure istituti scolastici che si richiamano a lei senza l’approvazione dell’Associazione internazionale Montessori, AMI di Amsterdam. Maria Montessori era guidata da altro, il suo era il bisogno di introdurre negli istituti per il recupero di bambini con disagi psichici, come nelle scuole pubbliche, un approccio educativo nuovo, consono alla natura plurisensoriale del desiderio di apprendimento del bambino. Voleva favorire la pura curiosità innata nel bambino di fronte al mondo. Soprattutto desiderava che i bambini non fossero più frustrati e umiliati da metodi educativi zeppi di giudizi, compiti e imposizioni tipiche dei sistemi tradizionali.
Così per Montessori il medico non poteva permettersi di stare chiuso in ospedale, doveva andare per le strade e combattere i mali dell’epoca: l’ignoranza, la povertà, la malnutrizione e i pregiudizi. Mali che imperversavano nelle città di fine ‘800 interessate dallo sviluppo industriale e dove la migrazione di massa dalle campagne dava origine a quartieri privi delle più fondamentali condizioni igienico sanitarie, dove proliferavano malattia, degrado e disturbi mentali.

Nel 1900 con Giuseppe Montesano, collega, collaboratore, compagno (padre dell’unico figlio della Montessori: Mario) fonda e dirige la Scuola Magistrale Ortofrenica, dove vengono formati maestri di bambini con ritardi mentali. A latere nasce la sua prima scuola per bambini con problemi psichici, provenienti da ricoveri e manicomi della città. I risultati dell’istituto furono entusiasmanti: bambini le cui capacità di apprendere erano date per spacciate imparavano a leggere.

“Dopo ciò compii le mie esperienze sui deficienti a Roma e li educai durante due anni. Io seguivo il libro di Séguin, e anche facevo tesoro delle mirabili esperienze di Itard: feci inoltre fabbricare, sulla guida di tali testi, un ricchissimo materiale didattico”

In quegli anni legge gli studi dei medici francesi Éduard Séguin, e di Jean Marc Gaspard Itard, che insieme studiarono il caso del “ragazzo selvaggio”, ritrovato a fine settecento nei boschi de l’Aveyron. Itard era giunto a sostenere che un adeguato processo educativo avrebbe potuto reintegrarlo nel mondo degli uomini. Affermazioni pedagogiche di immenso valore e fascino per Montassori.

Approccio sensoriale
Il materiale didattico pensato e talvolta realizzato, con le sue stesse mani, da Maria Montessori fa ancor oggi parte del patrimonio didattico da lei lasciato insieme alle sue riflessioni sull’apprendimento dell’aritmetica, della geometria e della lingua. La psicogrammatica, come la psicogeometria e la psicoaritmetica, la triade della psicodidattica che Maria Montessori svilupperà nel corso del novecento, sono le tre filosofie pedagogiche pensate per mettere al centro il bambino, il suo naturale bisogno di capire e sapere e l’immenso potenziale della sua psiche. La grammatica per Montessori non è un insieme di regole da affidare al bambino e alla bambina, ma qualcosa che è già magicamente in loro, qualcosa che va valorizzata e scoperta con le esperienze e il gioco.

Maria Montessori lamentava nell’ottica educativa tradizionale, e forse lamenterebbe ancora, un privilegiare un approccio visivo, a discapito della valorizzazione di altri sensi, ma soprattutto del tatto. Nella pedagogia montessoriana il tatto, specie nella prima infanzia, ha un’importanza primaria, il bambino capisce e impara toccando. Il tatto attiva il desiderio di apprendere e di coltivare curiosità di sapere. Un desiderio e una curiosità che una volta attivati, il bambino e la bambina, non abbandoneranno più.

Il ruolo della donna nel cambiamento
Appena conclusi gli studi di medicina, tra le prime donne a laurearsi in Italia, Maria Montessori è invitata, nel 1896, a rappresentare le donne italiane al congresso sui Diritti delle Donne che si svolgeva a Berlino. Femminista moderata, nel suo intervento chiedeva per tutte le donne diritti politici e civili, diritto all’istruzione, l'accesso al mondo del lavoro per le nubili, la gestione autonoma dei loro beni per le donne sposate. Un intervento che riscosse parecchio successo in patria.

“Parlo in nome di sei milioni di donne italiane che lavorano in fabbrica e nei campi per diciotto ore al giorno, ricevendo la metà dello stipendio riservato agli uomini per svolgere lo stesso lavoro, se non inferiore”.

Donna indipendente, coraggiosa, indomita e dunque, come spesso accade, pure scomoda, Maria Montessori ebbe più notorietà all’estero che in patria. Prima tollerata e poi osteggiata dal fascismo, che mise fuori legge le scuole da lei fondate, Montessori scelse di andarsene, si stabilì a Barcellona nel 1934, poi visse in Gran Bretagna, in Olanda e in India. Infine tornò in Olanda dove morì nel 1952 e dove ha sede l’Associazione e la sua casa museo.

I suoi critici dicono che con il passare degli anni e la mercificazione degli ausili didattici, da lei ideati, il suo metodo sia andato irrigidendosi e perdendo di forza e di aderenza ai bisogni del bambino.
Di certo se vivesse oggi forse il suo femminismo si sarebbe fatto meno moderato vedendo quanta fatica hanno fatto e continuano a fare le donne per vedere riconosciuti i loro diritti politici e civili.
La sua storia di donna, di studiosa e di essere umano ha ancora molto da insegnarci oggi sulla carità verso il prossimo e sull’importanza della benevolenza, per una vera educazione alla pace. Già allora ebbe a sostenere che la carità non la si può aspettare dalla volontà dei singoli, ma va “istituzionalizzata” da medici, maestri, educatori, politici. Sono certa che oggi lo ribadirebbe volentieri.

“Ma che cos’è la benevolenza? È ben più che un’espressione di pietà; è un sentimento di compassione verso gli altri che si traduce in azione”.

Intervista a Maria Montessori, RSI, 3 giugno 1947
Intervista a Maria Montessori, RSI, 3 giugno 1947
"La scuola di Muzzano di Maria Boschetti Alberti" di Marco Horat, RSI , 1 dicembre 1973
"La scuola di Muzzano di Maria Boschetti Alberti" di Marco Horat, RSI , 1 dicembre 1973
50 anni fa un'esperienza pilota nella scuola ticinese, la storia di una maestra che ammirò gli studi e il metodo di Maria Montessori e che applicò nella sua esperenza di insegnante scolastica in Ticino

 

Maria Chiara Fornari
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