Femminicidio

Non si derubrichi l’infamia a una rivendicazione di genere

di Marco Alloni

Di fronte alle recenti manifestazioni – nazionali e mondiali – contro gli abusi sulle donne, contro la violenza femminicida e contro i crimini perpetrati dagli uomini sul cosiddetto gentil sesso, mi domando se sia opportuno rubricarle semplicemente come femministiche o se non sia più giusto leggervi un appello antropologico e culturale.

Sono convinto che richiamare al piano della «rivendicazione di genere» problemi di così vasta portata pregiudichi una lettura responsabile di tali problemi e rischi di fare di questo orrido fenomeno un problema più femminile che umano in senso ampio. E prima ancora che umano in senso lato, culturale in senso universale.

Basta con la violenza sulle donne

Basta con la violenza sulle donne

TG 20 di sabato 23.11.2019

Vittime dei femminicidi sono infatti certamente le donne, quindi a rigore il dramma si pone nell’ambito delle battaglie femministiche. Ma proporre una risposta a tale dramma nel quadro di una richiesta o pretesa egualitaria – come è nelle sacrosante rivendicazioni del femminismo ante-litteram – rischia di levare alla questione il suo aspetto più rilevante: che il femminicidio è opera di uomini, o per meglio dire di sub-uomini, ai quali opporre la mera indignazione non fa affatto il gioco delle donne. Semmai fa il gioco di chi, osservandone lo sdegno e la collera nelle piazze e sui media, ancor più si compiace della propria brutale tracotanza.

La tragedia del femminicidio richiede semmai, più che mai, un’uscita radicale e trasversale dagli automatismi del femminismo canonico e di maniera. Richiede che a intervenire massicciamente, universalmente e prepotentemente nel dibattito e nella ricerca di soluzioni siano innanzitutto gli uomini. Richiede che il femminismo non si ponga in antagonismo al maschio ma ne pretenda, ne esiga, ne reclami la complicità.

Poiché femminicidio non significa solo prevaricazione e arroganza di genere, non significa solo maschilismo portato alle estreme conseguenze, non significa soltanto un misconoscimento radicale dei diritti della donna. Significa in primo luogo fraintendimento alla radice del concetto di potere e del concetto di relazione fra potere e subordinazione al potere. Significa, in una parola, violazione antropologica fondamentale del rapporto fra potere e impotenza. Significa prevaricazione premoderna, prevaricazione animale, prevaricazione selvaggia in quanto tali. E quindi, inequivocabilmente, abdicazione alla radice di ogni elementare cultura come argine agli abusi del potere.

Femminicidio
Femminicidio A cura di Franco Cristini (RSI, 06.09.2019)
 

Se è dunque alla donna che va rivolta l’attenzione e la pietà che il femminicidio richiama, l’appello alla fuoriuscita dalle sue paludi non può che rivolgersi alla cultura in quanto tale. E prima ancora che alla cultura in quanto tale, alla cultura per come si è venuta configurando in alcuni – troppi – animi-animali maschili ignari dei suoi fondamenti morali.

A costoro, ai maschi, alla peggiore espressione del maschio, va dunque ribadito che è tempo di rifondare le basi di un diverso rapporto culturale con l’esistenza, in primo luogo con le donne. A loro va imposto – ingiunto – di scendere in piazza a mostrare la propria vergogna, a far opera di ravvedimento e pentimento, a esternare la propria ammissione di colpa. Ma soprattutto a loro è tempo che si rivolgano tutte le forze – istituzionali, culturali, etiche, scolastiche – perché sappiano che qui non è in gioco una battaglia di competizione fra maschi e femmine, non è in causa il femminismo d’antan, bensì la decenza stessa di una civiltà e della sua cultura.

Ferite a morte

Ferite a morte

Spettacolo teatrale di Serena Dandini (RSI, 26.03.2014)

 

Finché sarà inteso come un problema femministico, temo che il femminicidio non uscirà dalla propria riserva. Affinché questo accada è tempo che sia riconosciuto come un problema culturale, culturale ed esclusivamente culturale. Una cultura che non sappia ripensare radicalmente il problema del potere e dei suoi abusi è infatti una cultura sconfitta in partenza.

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