Ipertrofia della civiltà

Il giorno in cui presi la corriera con Antigone

Marche (Italia). Il bar adiacente alla fermata delle corriere per Fano e Pesaro non vende biglietti. Bisogna – mi dice la cordiale cameriera – farli direttamente sull’autobus. Attendo allora l’arrivo della corriera e una volta saliti i due gradini del predellino leggo (male) la tabella affissa accanto all’erogatore di biglietti e ne acquisto uno (sbagliato) al prezzo di 1,25 euro.

Dopo tre fermate salgono due ispettori, mi chiedono il biglietto, lo porgo e uno di loro mi dice con gentilezza: «Questo biglietto non vale fino a Fano, per Fano deve pagare 2,50 euro». Mi scuso, mostro la tabella, indico il quadratino da cui avevo desunto (sbagliandomi) che la tratta dalla mia località di partenza a Fano costasse 1,25 euro e rispondo: «Avete ragione, mi sono sbagliato. Posso rifare il biglietto giusto» mostro una moneta da 2 euro e una da 50 centesimi. Non è una domanda, nemmeno una preghiera, assomiglia semmai a un’affermazione. La risposta è un gentilissimo e inflessibile «No», al quale si accompagna l’esibizione, un filino compiaciuta, di un taccuino per le contravvenzioni.

Sorrido incredulo. Con un filo di voce chiedo: «Le sembra possibile che io abbia speso 1,25 euro per non spenderne 2,50? Sono dunque accusato di aver speculato su 1,25 euro?» Garbatamente, inflessibilmente, il controllore mi chiede il passaporto e l’indirizzo di residenza. Gli consegno il passaporto (svizzero) e gli detto lentamente l’indirizzo di residenza al Cairo (Egitto). La multa ammonta a 52,50 euro. Mi chiede se la pago subito o intendo fare ricorso. Sorrido più debolmente di prima: «Diciamo che subito non la pago» dico, elusivo. Mi consegna l’ammenda, mi saluta e mi restituisce il passaporto.

Caso vuole che per quel tratto di strada avevo deciso di rileggermi l’Antigone di Sofocle. Una bizzarra coincidenza. Ripasso le prime pagine, mi figuro il solerte ispettore indossare i sontuosi panni di Creonte, il suo taccuino riportare in copertina la grandiosa frase: «Solo la polis salva». E senza più pensarci raggiungo Fano e da lì, in treno, Milano e la Malpensa.

Leggere Antigone
Leggere Antigone di Letizia Bolzani
 

Una volta in aereo, dopo aver cestinato la ricevuta della contravvenzione nell’apposito contenitore «Carta» dell’aeroporto, penso al mio reato e mi domando se sopravviverò all’onta di aver frodato lo Stato italiano di 1,25 euro. Dopodiché termino l’Antigone e la ripongo sul sedile vuoto accanto al mio. In copertina una splendida raffigurazione di Edipo e la Sfinge in una coppa del V secolo a.C, tratta dai Musei Vaticani. Penso all’amaro destino di Antigone e a quanto si possa ancora fare – diciamo intellettualmente, diciamo moralmente – per fronteggiare i dettami di questi Stati e delle loro leggi a cui non solo è venuto meno ogni più elementare buon senso, ma alle seduzioni di verità anteriori di divinità come Thetis continuano a preferire, con pervicace ottusità, quelle della polis umana, senza mai interrogarsi se non tracimi talvolta nel ridicolo, nell’ipertrofia burocratica.

 

Poi mi domando se – seguendo l’esortazione vagamente «taglionica» di Sandro Pertini «A brigante, brigante e mezzo» – non sarebbe opportuno rispondere alla logica di Creonte – e del mio solerte controllore, dello Stato da cui prende gli ordini – con il medesimo metro (che ovviamente non è un metròn) con cui mi si è voluto imputare di aver frodato la nazione di Machiavelli e Leonardo di ben 1,25 euro. Ostentazione di legalismo per ostentazione di legalismo, mi chiedo se io non debba aderire agli princìpi di onestà. Senza finalmente più alcun senso kafkiano di colpa, giungo quindi alla mia conclusione:

«Sì, se la legge, come vuole Creonte, è uguale per tutti, è bene che mi attenga al modus operandi dei migliori rappresentanti del senso italico dell’onestà e opti per le loro stesse modalità di pagamento». E fatti due calcoli mi sento rasserenato: se a mia volta pagherò in 80 anni – come sembra sia lecito fare alla Lega di Salvini per somme intorno ai 49 milioni di euro – i miei 1,25 euro, dovrei poter saldare il mio debito con lo Stato a rate di circa di 0,0013 centesimi al mese. E di nuovo sorrido sollevato.

Marco Alloni
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