L'ideologia

Il grande male moderno

“L''ideologia uccide, lo Spirito dà vita” potremmo trasformare in questo modo la celeberrima sentenza di Paolo. E la cosa che preoccupa di più è che l’ideologia imperversa e uccide anche laddove solo lo Spirito dovrebbe trionfare, ovvero dentro i gruppi religiosi, che tendono ad affidarsi piuttosto ad affermazioni ideologiche anziché spirituali.

Ciò che qui preme capire è come mai l’ideologia abbia sempre il sopravvento, sia fra le comunità laiche sia fra quelle religiose.

L’ideologia, come già ebbe modo di dire Hanna Arendt, è il grande male moderno, una sorta di malattia accecante che non consente di vedere le cose nella loro unicità e singolarità e tende ad incasellarle in dogmi insindacabili. Di fronte a questa malattia occorre fare di tutto per smascherare il meccanismo diabolico che la macchina ideologica mette in campo. E allora, per prima cosa, va detto che l’ideologia è una degenerazione dell’ideale, è l’ideale che si appiattisce su se stesso, assolutizzando la propria dimensione senza riuscire a contemplare le ragioni dell'individuale, del singolare, perdendo di vista la realtà umana (che è sempre unica).

Affermare che una persona non sia libera di scegliere in piena autonomia, sostenere che ci siano scelte che non sono di esclusiva competenza di chi le prende (qualsiasi esse siano, anche le più estreme, purché non nuocciano la sfera altrui), significa sostenere che il volere non appartiene alla persona e che la coscienza individuale non ha alcun valore. E l'ideologia tende a fare proprio questo: intromettersi nella vita delle persone, assoggettandole ad un’idea superiore, facendo leva su un senso di appartenenza (la comunità) che si erge al di sopra della volontà dell'individuo. Questa intromissione è tanto più intollerabile quanto più essa va a sindacare su scelte esistenziali, spirituali o di coscienza.

Non riconoscendo la volontà individuale, bensì privilegiando sempre e solo la propria parzialissima visione delle cose, l'ideologia è di fatto una contraffazione dello Spirito.

Lo Spirito, essendo una manifestazione del divino, è infinito, imparziale, attraversa tutti, indipendentemente dalle scelte religiose, di coscienza o di sesso. Lo Spirito, consustanziale a Dio, è maius quam cogitare potest. Pensare di poterne avere una visione esclusiva, su cui fondare un sacerdozio che definisca cosa sia bene e cosa sia male, cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, quale scelta pertenga ad Esso e quale sia opposta e abominevole, non solo significa abusare dello Spirito, ma significa trasformare lo Spirito in ideologia e sopraffazione.

Questo, purtroppo, è quanto avviene in molte comunità religiose, che assolutizzano il proprio credo sino a farne un'ideologia fondamentalista, tacciando di eresia gli accoliti delle altre fedi, dimenticando che solo Dio, se esiste, è fondamento di verità: una verità assolutamente non parziale, in cui "non vi è più né Greco né Giudeo, né circonciso né incirconciso, né schiavo né libero". Qualsiasi altro fondamento di verità, perpetrato da qualsivoglia comunità, è relativo, posticcio e abusivo (è ideologia e non è verità).

Ma l'ideologia è un male che serpeggia non solo all'interno delle comunità religiose, bensì in tutti gli ambiti associazionistici e cumunitari. Tralasciando il riferimento agli infiniti ismi del XX secolo su cui molti filosofi e pensatori hanno riflettuto, smascherandone la dimensione dispotica (nel celebrare la supremazia dell'ideologia sull'individuo), focalizziamo l'attenzione sul quotidiano. È esperienza di ciascuno di noi aver assisto almeno una volta nella propria vita al decadimento del proprio gruppo di appartenenza in conventicola ideologica. Ed è esperienza di ciascuno di noi essersi sentito dire almeno una volta di silenziare la propria opinione e il proprio pensiero in nome di una verità comunitaria superiore (sia essa il partito, il sindacato, la confraternita, l'azienda, la squadra, il clan...).

Del resto, il mondo è pieno zeppo di conventicole: la conventicola dei giornalisti, degli scrittori, degli accademici, dei politici, degli industriali, dei sindacalisti, dei crudisti, dei vegani, dei cacciatori, degli animalisti, degli etero, degli omo, dei bi… Tutte conventicole settarie, che vivono facendo leva sul senso di appartenenza dei propri affiliati, instillando loro un senso di elezione e di superiorità rispetto agli altri gruppi e rispetto alle scelte individuali.

Ed è proprio in questa creazione di un Noi da opporre ad un Voi (o in altre parole nell’istituzione mitografica di un gruppo di eletti superiore e diverso dagli altri),  che si annida l'insidia e l'oscurantismo delle ideologie, le quali tendono ad assoggettare l'infinita complessità delle cose e delle persone alle proprie teorie, ai propri dogmi.

Mattia Cavadini
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