Per un ateismo militante

Argine alle nuove forme di fanatismo

Paula White, Paola Bianca, di nome e di fatto, la consigliera spirituale ufficiale dell'attuale persona più potente al mondo esegue un rituale e prega a Dio affinché Donald Trump vinca le elezioni.

Prega, celebra riti con formule magiche, invoca l'aiuto degli angeli provenienti dall'Africa e dal Sud America. È perturbante come questa sacerdotessa ripetutamente invochi "il suono della vittoria", come interpelli gli "angeli africani" e come sfacciatamente celebri una specie di messa che favorisca i suoi interessi personali. Tra questi suoi interessi, a parte guadagnare una barca di soldi con le sue preghiere, c’è stato anche quello di fare una fervente campagna per la rielezione di Donald Trump, in modo da permettere a lei, sua consigliera spirituale, un futuro ancora più dorato.

 

Fedeli svizzeri, cattolici e protestanti, interpellati su questa esibizione, se ne sono discostati, definendo bizzarro lo spettacolo di Paula White, considerandolo lontano dalle proprie sensibilità, come il diavolo è lontano dall’acqua santa. Ma non si capisce bene perché: non fa parte della religione cristiana, come della maggioranza delle religioni nel mondo, invocare un Dio, rivolgerGli delle preghiere, chiedendo di fatto ch’Egli interceda, sospendendo le leggi naturali e favorendo il benessere personale e quello dei propri cari?

Nel caso di Paula White forse è il metodo che ci sembra strano, come ci sembra strano che nel paradiso del Corano a ogni maschio ossequiente spettino 72 vergini. Sorge la stessa perplessità che il profeta Maometto, sposato con 19 donne fra le quali Isha, ragazza desiderata e sposata all’età di sei anni e moglie prediletta, sia asceso miracolosamente di notte da Gerusalemme al cielo a dorso di al-Burāq, il cavallo alato.

La differenza fra un religioso e un ateo è minima. La persona religiosa non crede nelle favole e nelle leggende delle altre quattromila religioni che abitano questo pianeta. È atea anche lei nei riguardi di tutte le altre credenze. Solo che, a differenza dell'ateo dichiarato, fa un’unica eccezione: ripudia tutti gli dei passati, viventi e futuri, sorride su Zeus, Odin e Imoogi, l'enorme serpente coreano che si trasforma in drago, come se si trattasse di favole per bambini, ma insiste nel credere in un Dio solo, in quell’unico, in quello giusto, nel suo. Questo suo Dio è perfetto, è tutto, è sacrosanto. Sacro e santo. Qui, in questo unico punto, c‘è la differenza fra il credente e l'ateo. L'ateo semplicemente rifiuta anche questo "unico" dio, quell'ultimo rimasto, e mette anche lui nella fila di Zeus, Atene, Odin, Imoogi e Ikatere, deità dei Māori delle creature acquatiche incluse le sirene. L'ateo non vede una sostanziale differenza fra un profeta che secondo leggende provenienti dall’era del bronzo cammina sull'acqua, trasforma acqua in vino o moltiplica i pesci, e il Dio squalo Hawaiano Ukupanipo che spinge i pesci vicino al pescatore, cosicché le prede lasciandosi catturare sfamino il pescatore e il suo villaggio.

Il problema per l'ateo sorge quando la persona religiosa che crede nel proprio Dio (che di solito non ha scelto, ma che ha ereditato dai suoi antenati) dichiara che le favole e le leggende intorno al suo amico immaginario sono VERE, che possono coesistere sullo stesso livello di fatti scientifici e di idee etiche e filosofiche e che hanno una ragione di esistere non solo nella sua anima, nel suo privato, ma anche nel mondo fuori di lui: nella società, nell’educazione, nella politica. È a questo punto che l'ateo militante si oppone e mette in discussione le affermazioni delle religioni: non ci potrà essere un futuro positivo, equo, fraterno e illuminato per l'umanità, finché l'uomo si rifiuta di distinguere fra realtà e favola, fra fatto storico e leggenda, fra illusione e verità, fra manipolazione e vero aiuto, fra fantasticherie e fatti.

Markus Zohner
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