fumetti

Alison Bechdel continua a parlare di sesso e politica (anche a 60 anni)

“Piena!” (Rizzoli Lizard) è l’ultimo graphic novel dell’autrice di “Fun Home”, icona della cultura LGBTQ americana. Dentro ci trovate ironia, poliamore e tutti i sensi di colpa dei borghesi di sinistra

  • Oggi, 18:00
Alison Bechdel, Piena!, 2026

Alison Bechdel, Piena!, 2026

  • Rizzoli Lizard
Di: Michele R. Serra 

I colori dello spettro che sta tra autobiografia e autofiction sono tra i più frequentati dalla narrativa degli ultimi trent’anni (tanto che alcuni, di quella roba, non vogliono neanche più sentir parlare). Il fumetto non fa eccezione: con l’incredibile fioritura del graphic novel degli ultimi anni, siamo stati letteralmente sommersi di autobiografia e autofiction. Di fumetto realista, se volete.

08:23
“Piena” di Alison Bechdel, Rizzoli Lizard

“Piena” di Alison Bechdel

Konsigli 03.04.2026, 18:00

  • rizzolilibri.it

Alison Bechdel è in prima fila, tra le centinaia di autori che hanno scelto di mettere sulla pagina le proprie vite e la propria realtà. I cartoonist hanno raccontato traumi vissuti sulla pelle, a volte strettamente individuali (nel Grande male, David B. affronta il fantasma della malattia che ha colpito il fratello) a volte collettivi (Art Spiegelman ha cercato di scendere a patti con la tragedia delle Twin Towers, ed è nato L’ombra delle torri); i libri hanno preso la forma della catarsi (succede in Stitches di David Small, in cui l’autore bambino viene praticamente torturato dalla famiglia) o della ricerca… L’elenco sarebbe lungo.
Questi autori hanno attraversato l’epoca della tv dei reality e dei factual, della letteratura non-fiction che tornava di moda, della musica hip-hop(-pop) che ha raccontato la quotidianità urbana, dei contenuti generati dagli utenti della rete. È evidente che tutti abbiano fame di realtà, nell’ultimo mezzo secolo – o di qualcosa che le assomigli, di qualche surrogato. Dai social in giù.

Alison Bechdel, Piena!, 2026

Alison Bechdel, Piena!, 2026

  • Rizzoli Lizard

Alison Bechdel: 40 anni di fumetto realista

Alison Bechdel è diventata famosa proprio per aver attraversato gli ultimi decenni di realtà americana attraverso il fumetto. La notorietà gliel’ha data la sua serie Dykes to watch out for (“Lesbiche a cui fare attenzione”), che fin dal titolo denuncia il punto di vista interno alla comunità LGBTQ: ma da lì si guarda il mondo. È stata consacrata dalla critica quando è uscito Fun Home, romanzo scopertamente autobiografico che raccontava il difficile rapporto con il padre, morto suicida dopo aver cercato per decenni di fingere di non essere omosessuale.

È, infine, diventata quasi un meme del femminismo internettiano a causa di una vecchia tavola di Dykes, in cui una delle protagoniste raccontava la regola che utilizzava per decidere se vedere o meno un film: devono esserci almeno due personaggi femminili – diceva – che devono parlare tra loro di qualcosa che non sia un uomo. È il cosiddetto Bechdel Test, ancora oggi stracitato, e usato per valutare la presenza femminile nelle opere di fiction.

Per i motivi appena elencati, Alison è, nell’anno di grazia 2026, un’icona. E sono certo che odierebbe questa parola, ma tant’è. E continua a lavorare sul fumetto di realtà, anche se stavolta vira dalla parte dell’autofiction.

Alison Bechdel, Piena!, 2026

Alison Bechdel, Piena!, 2026

  • Rizzoli Lizard

“Piena!”: i sessanta sono i nuovi quaranta?

Piena! È la storia di una disegnatrice di fumetti che si chiama Alison Bechdel, e assomiglia molto alla vera Alison Bechdel. Vive con sua moglie in una fattoria nel Vermont: al posto della città, ha scelto la vita, l’amore, le capre. Una vita alternativa, direbbe qualcuno, ma con solidità borghese: grazie all’adattamento televisivo di una delle sue opere a fumetti, la Alison del romanzo non ha alcun problema economico. Tuttavia, la televisione continua a tradire i suoi originali intenti narrativi.

Non è l’unico elemento che complica la sua vita: più concretamente, c’è un gruppo di amici che ruota intorno a lei a sua moglie Holly, tutti sessantenni che non hanno certo intenzione di rinunciare a passioni politiche, ossessioni culturali, (poli)amorazzi. E poi ancora, il problema dei problemi: si può essere dei borghesi di sinistra? O meglio: ci si può ancora definire progressisti, quando si vive nel privilegio rispetto a molte altre fasce sociali e culturali della società? Liberal guilt, dicono gli americani, che a volte hanno notevole capacità di sintesi.

Il risultato di queste elucubrazioni – ma soprattutto di tanto racconto di vita – è uno splendido romanzo corale, che può ricordare Woody Allen come Greta Gerwig o Sofia Coppola, ma non ha nulla di derivativo: il punto di vista sulla realtà di Alison Bechdel è solo suo, e rimane sempre perfettamente riconoscibile. Qui, in particolare, racconta che davvero i sessanta sono i nuovi quaranta, in negativo e in positivo: se da una parte ansie e paranoie non ci abbandonano, dall’altra possiamo dire che sia proprio perché siamo ancora vivi.

“Piena” di Alison Bechdel, Rizzoli Lizard

“Piena” di Alison Bechdel, Rizzoli Lizard

  • rizzolilibri.it

Correlati

Ti potrebbe interessare