Letteratura
Chicche d’estate

Dune: dalla sabbia dell’Oregon ad Arrakis

La genesi del romanzo di Frank Herbert: i rifiuti editoriali, i premi e gli adattamenti cinematografici, da Lynch a Villeneuve

  • Un'ora fa
Frank Herbert nel 1984

Frank Herbert nel 1984

Di: Lorena Pianezza 

L’estate ha un ritmo diverso: si stacca la spina e finalmente si trova il tempo per approfondire i propri interessi culturali, dedicandosi a libri, film e serie TV, accantonati nei mesi più intensi. Da qui nasce l’idea di coinvolgere alcuni colleghi – che di cultura si nutrono tutto l’anno, ma che raramente vediamo in video – per chiedere loro quali saranno le loro scelte per l’estate.

È il turno di Julian Michaels, giornalista del magazine culturale Neo, che condivide con noi la sua passione per la sci‑fi e, in particolare, per Dune, capolavoro assoluto del genere. Pubblicato nel 1965, il romanzo immagina un futuro in cui il controllo di una risorsa preziosa su un pianeta desertico diventa il fulcro di giochi di potere e trasformazioni profonde.

Julian Michaels, giornalista NEO
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Le chicche estive di Julian Michaels, redazione culturale NEO

RSI Cultura 27.06.2026, 10:00

  • RSI
  • Lorena Pianezza e Debora Huber

Come è nato Dune: la storia vera dietro il deserto di Arrakis

La storia di Dune non comincia nello spazio, ma sulla costa dell’Oregon, negli anni Cinquanta. Frank Herbert, allora giornalista, si reca nei dintorni della cittadina di Florence per documentare un fenomeno tanto spettacolare quanto minaccioso: le dune di sabbia, spinte dal vento, avanzano lentamente, rischiando di inghiottire strade, case e perfino linee ferroviarie.

Per fermarle, il governo americano interviene piantando beachgrass (Ammophila arenaria), un’erba dalle radici fitte in grado di trattenere la sabbia. Herbert osserva il processo da vicino: cammina tra le dune, le sorvola, prende appunti. Non lo colpisce solo la forza della natura, ma il tentativo umano di controllarla.

L’articolo, per finire, non verrà pubblicato, ma quell’esperienza si rivela decisiva. Herbert inizia a interessarsi agli ecosistemi desertici e alle culture che riescono ad adattarsi a condizioni estreme, maturando un’intuizione destinata a diventare centrale nel suo lavoro: non è l’uomo a dominare l’ambiente, ma è l’ambiente a plasmare le civiltà.

Quest’intuizione prende forma in Arrakis: un mondo in cui ogni risorsa è limitata e la sopravvivenza dipende da equilibri fragili. Il deserto non è solo sfondo, ma una forza attiva che modella tecnologia, comportamenti e organizzazione sociale. Su queste basi Herbert innesta influenze molto diverse tra loro – dal misticismo islamico al Buddhismo Zen, dalla psicologia alla geopolitica – dando forma a una storia che riguarda, in fondo, il destino dell’umanità.

Sei anni di lavoro e molti rifiuti

La stesura del romanzo richiederà circa sei anni. Herbert costruisce un universo estremamente dettagliato, definendo religioni, sistemi economici, equilibri politici ed ecologici, oltre a un complesso tessuto linguistico e culturale. Una volta terminato, il manoscritto viene rifiutato da oltre venti editori poiché giudicato troppo lungo e poco commerciale. A pubblicarlo sarà infine Chilton Books, una casa editrice nota soprattutto per manuali tecnici e automobilistici.

All’uscita, nel 1965, il libro non ottiene subito grande attenzione. Ma è un’attesa breve. Nel giro di poco tempo, Dune conquista i due principali riconoscimenti della fantascienza, il Nebula Award e l’Hugo Award, e conquista progressivamente un pubblico sempre più ampio. Negli anni successivi Herbert continua la saga, seguendo le vicende della famiglia Atreides attraverso sei romanzi.

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Una scena del film

Dune

Kappa in libertà 26.01.2026, 17:50

  • © Warner Bros. Pictures, Legendary Pictures
  • Marco Pagani

Dune e il cinema: un percorso accidentato

Portare Dune sullo schermo si rivela da subito una sfida complessa. Negli anni Settanta Alejandro Jodorowsky tenta un adattamento visionario, coinvolgendo figure come Orson Welles, Mick Jagger, Salvador Dalí e i Pink Floyd. Il progetto, ambiziosissimo, non arriverà mai a compimento.

Bisogna attendere il 1984 per vedere la prima versione cinematografica, diretta da David Lynch. Le interferenze della produzione nel montaggio ne compromettono l’equilibrio, al punto che il regista prenderà le distanze dall’opera.

A trovare una trasposizione davvero all’altezza del romanzo ci pensa Denis Villeneuve. Con i film del 2021 e del 2024, il regista canadese adotta un approccio al tempo stesso fedele e interpretativo: divide il romanzo in due parti, ne rispetta i tempi e restituisce la densità del mondo di Arrakis senza semplificarlo.

Se il libro di Herbert è un sistema complesso di idee, il cinema di Villeneuve ne traduce la ricchezza in immagini e atmosfera: meno esplicito, più sensoriale.

Il prossimo capitolo sarà Dune: Parte tre, la cui uscita negli Stati Uniti è prevista per dicembre 2026. Il nuovo film segnerà un ulteriore sviluppo della saga, introducendo un significativo salto temporale e aprendo una fase inedita nella storia di Paul Atreides.

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