Di recente ho comprato delle nuove librerie. L’occasione per riordinare il caos che abitava quelle precedenti. Ce l’ho messa tutta – ho combattuto l’incapacità di organizzazione, ho stilato una serie di criteri di classificazione (geografici, cronologici, tematici) e ho cercato di rispettarli. Ma poi ci sono le eccezioni. Una fra tutte, che si presenta sempre: Le memorie di Barry Lyndon di William Makepeace Thackeray e Martin Eden di Jack London.
So che dovrebbero essere separati, lo so. Thackeray era inglese, London statunitense; il primo ambienta la sua opera a metà del ‘700, il secondo nei primi del ‘900; Le memorie di Barry Lyndon è satirico e picaresco, Martin Eden un romanzo di formazione semi-autobiografico. Eppure non riesco mai a separare i due volumi, nonostante i cambi di libreria degli ultimi vent’anni.
Forse è complice il fatto di aver scoperto le opere nello stesso periodo. La prima l’ho letta a sedici anni, dopo essere stato folgorato dall’adattamento cinematografico firmato da Stanley Kubrick. La seconda a pochi mesi di distanza, per pura casualità: era il regalo di compleanno di un’amica. Da quel momento i due romanzi si sono legati indissolubilmente nella mia mente, come se i due personaggi fossero l’uno il riflesso dell’altro in uno specchio deformante.
L’eterno splendore di Barry Lyndon
Charlot 08.02.2026, 14:35
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Punti in comune ce ne sono. Entrambi i protagonisti condividono origini umili: Barry è un nobile decaduto e povero nelle campagne irlandesi; Martin un marinaio rozzo e semianalfabeta. La spinta che muove le loro storie è il rifiuto di questa condizione, che innesca il tentativo di una scalata sociale per mezzo di una feroce determinazione. Le differenze tra i due sono però molto più marcate delle loro somiglianze.
Barry Lyndon è narratore inattendibile della sua storia. Nel corso dell’opera giustifica ogni sua bassezza presentandosi ora come vittima, ora come eroe. Mosso dalla vanità e dal materialismo, la sua scalata è la ricerca di uno status: vuole ricchezza e potere per spirito di rivalsa e per il gusto del lusso. Per ottenere ciò che vuole userà il duello, l’inganno, il gioco d’azzardo e un matrimonio di interesse – tutto nel tentativo di truffare il sistema di cui si sente vittima.
Attraverso lo sguardo di Barry, la critica è più in generale verso la nobiltà. La volontà è quella di sfatare il mito di un’aristocrazia intrinsecamente migliore o moralmente superiore. Barry è sì una canaglia, ma la società che lo circonda è altrettanto marcia, composta da individui avidi e stupidi, che ammirano servilmente chi credono più ricco o di rango superiore. Il personaggio di Thackeray è il risultato logico di una realtà che premia l’apparenza.

Un secolo e mezzo di Jack London
Alphaville 16.01.2026, 12:05
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La spinta di Martin Eden è completamente diversa. Il personaggio di London, descritto da una voce narrante in terza persona, agisce per amore e idealismo. Vuole elevarsi al di sopra dell’uomo comune per essere degno di Ruth Morse, una ragazza di buona famiglia. Per farlo sceglie la via più difficile: un autodidattismo estremo che lo porta allo studio della filosofia, della grammatica e della letteratura. La sua è una scalata intellettuale.
Se per Barry Lyndon il successo rappresenta un bottino da godersi, per Martin Eden sarà uno svuotarsi di senso. Studiando e lavorando sodo riuscirà a farsi accogliere dall’élite intellettuale, solo per scoprire che i borghesi non amano realmente la cultura ma solo il successo. Gli stessi che lo ignoravano quando moriva di fame sono pronti a celebrarlo una volta che ha raggiunto la fama. Questa consapevolezza lo farà sprofondare in un incurabile nichilismo.
La brama di Barry e Martin porterà la loro vita lungo una parabola archetipica di successo e rovina. Uno ne rimpiangerà l’apice, l’altro di averla percorsa. Entrambi, anche se in modo diverso, finiranno per essere vittime di sé stessi. Ad unirli, un monito sui pericoli dell’individualismo. Certo, oltre al posto sulla mia libreria.


