Letteratura

La ricetta per un capolavoro letterario

A 100 anni dalla sua prima pubblicazione, “Doppio sogno” di Arthur Schnitzler è ancora una masterclass di scrittura creativa

  • Oggi, 15:00
Eyes Wide Shut
  • © Warner Bros
Di: Alessio von Flüe 

In una vita piena di dubbi, esistono ancora delle certezze: se tutti avessero la capacità di sintesi di Arthur Schnitzler il mondo sarebbe un posto migliore. Nel marzo del 1926 lo scrittore viennese dava alle stampe una novella di meno di cento pagine. Un libriccino potremmo dire, con gli standard editoriali attuali.

Al suo interno, un mondo: intuizioni freudiane sulla dimensione onirica dell’inconscio, il rapporto tra desiderio e morte, un’affresco della Vienna degli anni ‘20, il perturbante che abita le nostre relazioni, le maschere, il doppio. Una tale quantità di spunti tematici da far riflettere generazioni. E così è stato, infatti: tra analisi accademiche e rappresentazioni cinematografiche – la più celebre, come arcinoto, è Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick – la novella di Schnitzler ha compiuto cento anni senza perdere il suo slancio. Una vecchietta arzilla, insomma.

Come è possibile? Qual è il segreto per scrivere un’opera così longeva e comunque sempre attuale? Se lo sapessi, avresti anche tu un capolavoro pubblicato, direte voi. E avete ragione. Però qualche elemento penso di averlo individuato.

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Arthur Schnitzler: lettere, diari, donne e eredi

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  • Flavia Foradini

Uomini e topoi

(Spero che John Steinbeck mi perdoni per il sottotitolo).

Il primo passo è scegliere un topos, uno dei grandi temi sui quali ci danniamo da millenni come esseri umani. Schnitzler in Doppio sogno ne sceglie uno tra i più visitati: il rapporto tra Eros e Thanatos, tra la spinta verso la vita e quella verso la morte. Un tema che ancora oggi ci affascina e appassiona (e che sarà uno dei leitmotiv della 14a edizione degli Eventi letterari Monte Verità dal 26 al 29 marzo).

Schnitzler però non si limita a ripercorrere il sentiero battuto, muove la sua penna in territori inesplorati. Con le parole di Antonio Tabucchi, che lo ha scritto meglio:

È un territorio remoto dove Eros che muove le nostre pulsioni diurne convive in una eccellente alleanza con Thanatos: noi li credevamo i contrappesi della nostra umana bilancia, ciascuno al proprio posto su un piatto distinto, e invece i due dèmoni, come due amanti clandestini, dividono lo stesso letto e si accoppiano alle nostre spalle ridendo beffardi di noi.

Introduzione a “Doppio sogno” , La biblioteca di Repubblica

Questo rapporto simbiotico tra erotismo e morte permea tutto il racconto. E ci porta al secondo punto.

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Don Giovanni, fra Eros e Thanatos

Attualità culturale 06.09.2017, 19:05

Dal particolare all’universale

Senza anticipare troppo la trama, per chi non la conoscesse e volesse rimediare: Doppio sogno parla di una coppia, Fridolin e Albertine. Una sera, dopo aver messo a letto la figlia, i due si fanno delle confidenze erotiche relative a incontri passati. Il momento viene interrotto da una domestica: i servizi di Fridolin, medico di professione, sono richiesti nella casa del consigliere di corte, gravemente malato. Sarà l’inizio di un viaggio lungo tutta la notte, una ricerca che nemmeno l’uomo si saprà inizialmente spiegare. Mi fermo qui.

Lungo tutta la narrazione, il tema principale visto in precedenza continua a tornare, ogni volta in forma diversa. Schnitzler scrive troppo bene per essere pedante o didascalico, ma analizzando gli incontri che Fridolin fa nel suo viaggio si scopre che il rapporto tra erotismo e morte è sempre lì, nascosto in un angolo, a osservare la scena. Nessun incontro è casuale, ogni dialogo è un tassello che oltre a far avanzare la trama aggiunge un elemento di riflessione, una variazione tematica. Questa tensione permea l’intera vicenda, portando il lettore a voler sapere come si risolverà.

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Arthur Schnitzler: uno sguardo diagnostico sul mondo

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  • iStock

Simboli: il potere del “non detto”

Ogni buon musicista sa che le pause tra una nota e l’altra contano tanto quanto le note stesse. E Schnitzler suona una sinfonia di tensione e rilascio lungo tutta l’opera, giocando proprio su quanto non viene detto, su quanto è lasciato all’interpretazione. L’oggettività suggerita dall’uso della terza persona è annullata da una focalizzazione interna claustrofobica. Siamo osservatori esterni ma allo stesso tempo viviamo nella testa di Fridolin, sappiamo ciò che sa lui, con lui cerchiamo di capire cosa succede e con lui rimaniamo nel dubbio. Proprio questa assenza di spiegazione univoca, questa verità suggerita ma non rivelata, interpretabile come lo sono i sogni, permette all’opera di restare nel pensiero anche dopo che Fridolin avrà concluso il suo arco narrativo.

Certo, agli elementi visti fin qui va ad aggiungersi uno stile preciso ed elegante, un’abilità narrativa fuori dal comune e una profondità psicologica che hanno fatto di Arthur Schnitzler uno degli scrittori europei più importanti della sua epoca. E questo fa crollare l’idea stessa che sia possibile dare una ricetta per scrivere una novella come Doppio sogno. Ma non sempre si cercano gli ingredienti con l’obiettivo di diventare chef stellati: a volte è bello riconoscerli anche solo per apprezzare il piatto che abbiamo davanti.

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