È notte. È inverno. Un vecchio lupo si avvicina al villaggio dove vivono gli animali. La prima casa che incontra è quella della gallina. Il lupo bussa alla porta. Toc, toc, toc. «Chi è?» chiede la gallina. E il lupo risponde: «Sono il lupo». La gallina si spaventa: «Il lupo!». «Non aver paura, gallina, sono vecchio e non ho più neanche un dente. Lasciami scaldare al tuo caminetto e permettimi di preparare la mia zuppa di sasso.»
“Lina e il sasso”
Alice 07.03.2026, 14:35
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È l’incipit di una nota (ok, non moltissimo) fiaba ungherese, che finisce meno peggio di quello che sembrerebbe a prima vista: il sasso ovviamente non cuoce, ma serve al lupo per convincere gli altri animali a portare ingredienti veri (verdure!) per la sua zuppa. Mauro Covacich, già autore di romanzi come La città interiore (2017), finalista al Premio Campiello, e L’avventura terrestre (2023), la usa come base su cui costruire il suo ultimo romanzo Lina e il sasso (La nave di Teseo), uscito a fine febbraio 2026 e proposto per il Premio Strega da Edoardo Nesi.
La favola ungherese serve a introdurre il tema della speranza e della sua ambivalenza, un concetto che risuona con la citazione dello storico Marc Bloch: «La vita di tutti gli uomini è attraversata da sogni a occhi aperti, una parte dei quali è solo fuga insipida, anche snervante, anche bottino per imbroglioni. Ma un’altra parte stimola, non permette che ci si accontenti del cattivo presente, appunto. Non permette che ci si faccia rinunciatari. Quest’altra parte ha nel suo nocciolo la speranza, ed è insegnabile». Questa riflessione sulla speranza, che può confinare con la stupidità o la saggezza, è il fulcro del romanzo.
Nelle parole di Mauro Covacich: «La frase di Marc Bloch è una verità incontestabile, che ci dice che non possiamo vivere di solo disincanto. La lucidità, la malizia, il cinismo degli adulti non può aiutarci davvero a vivere – se è solo questo, diciamo. E allora, ecco la speranza che il sasso cuocia: noi speriamo che il sasso cuocia, anche se sappiamo che non può cuocere. La metafora del sasso ha a che vedere con una base istintuale della vita, una specie di fondo energico, biologico, di slancio vitale che è contenuto nelle nostre vite. Qualcosa che ci rende molto simili agli animali, per certi versi, e che nella civiltà siamo tenuti a tenere sotto controllo. Sappiamo che gli istinti, fino in fondo, noi non li possiamo sopprimere. O forse, più che di istinto, sarebbe giusto parlare di pulsioni: la nostra carica pulsionale non si fermerà mai, benché noi tentiamo di tenerla sotto controllo».
"Lina e il sasso" di Mauro Covacich, La nave di Teseo (copertina)
Al centro della narrazione c’è Lina, una bambina che Covacich descrive così: «Ha nove anni e qualche piccolo problema, legato a un suo piccolo handicap, che supera grandiosamente perché è una bambina piena di forza, piena di intelligenza gioiosa, che ama stare qui coi suoi coetanei. È un personaggio abbastanza nuovo per me, arrivato dall’osservazione abbastanza casuale di una bambina che ho avuto modo di frequentare. È una bambina che porta con sé una semplicità disarmante: come spesso fanno i bambini, va al cuore delle cose mettendo in difficoltà gli adulti».
Lina si trova tra due figure genitoriali: la madre Elena e Max, il nuovo compagno. «Da una parte ha questa mamma iperprotettiva, molto attenta e nello stesso tempo frustrata dal lavoro che fa, la fisioterapista. Ha un divorzio fresco alle spalle, che un po’ ha pregiudicato il suo futuro. Max ha il ruolo di un padre putativo, ma la bambina nei confronti di Max ha un atteggiamento indecifrabile, lo scruta con diffidenza e con grande attrazione nello stesso tempo. Lui la conquisterà perché, a differenza degli altri adulti, si mette in ascolto di questa bambina».
Il romanzo esplora anche il tema dell’amore: «Mentre gli altri sentimenti possiamo curarli, possiamo allevarli dentro di noi – la rabbia, l’onore, il coraggio e tutto il resto – l’amore è sempre un evento che ci che ci accade, e che entra dentro di noi come qualcosa di non umano, anche se è portato dagli umani. In questo senso si parla di amore divino, a prescindere dalla nostra fede religiosa: è l’amore si sprigiona dentro di noi, come qualcosa di più potente del tocco umano. Questo è, a prescindere dalla nostra convinzione, una specie di miracolo».







