A 40 anni dalla morte

Nei labirinti di Borges

Omaggiamo il grande scrittore argentino, l’autore che si è fatto Babele. Tra i più importanti autori del XX secolo, Jorge Luis Borges viene ricordato come il supremo esploratore del fantastico

  • Oggi, 10:00
  • 25 minuti fa
Jorge Luis Borges

Jorge Luis Borges

Di: Mat Cavadini 

Borges non è un autore, è un repertorio.
Come ogni repertorio chiede di essere sfogliato.
E, sfogliandolo, ci si perde.

Basta un titolo e si capisce che tutto è erranza, perché il titolo è una porta che finge di precedere una stanza e invece la segue. Aprendo Il libro di sabbia, ci si ritrova in un volume che non smette di cominciare; aprendo Storia universale dell’infamia, si diviene nota biografica di un malinteso; inseguendo Il giardino dei sentieri che si biforcano, non si incontrano biforcazioni, ma bibliografie divergenti che si citano fino alla stanchezza, come parenti a un funerale senza morto.

Borges è un sistema di rinvii che si attiene a un galateo affatto personale: il galateo dell’ipotassi. Non una frase ma un labirinto di frasi: subordinate che si correggono da sole, periodi che deviano e poi ritornano, come se seguissero una regola segreta. È una costruzione ordinata, ma anche instabile, perché ogni parte può smentire la precedente.

In un labirinto così non si entra davvero. Piuttosto, si viene chiamati dentro. Il lettore viene inserito, citato, trasformato in un elemento della struttura stessa.

Qualcuno obietterà che Finzioni contenga racconti e non labirinti. No, questa è una diceria tipografica. Quello che contiene sono labirinti travestiti, digressioni sconnesse, dimostrazioni contraddette. Il racconto qui, semmai, è un teorema timido, il personaggio un’ipotesi che si concede una biografia per evitare il sarcasmo.

La biblioteca di Babele non descrive una biblioteca: certifica l’esistenza di un indice infinito che ha smarrito, per distrazione, i libri. Tlön, Uqbar, Orbis Tertius non inventa un mondo: dimostra che un mondo inventato è più diligente di quello reale, perché obbedisce alle note. In questo gioco di specchi (gallerie, scaffali, ripiani, tutti occupati da volumi di ogni specie: libri che parlano del mondo, libri che parlano dei libri, libri che commentano altri libri) si arriva all’ipotesi estrema, quasi teologica, di un volume totale, compatto, circolare, labirintico, che coincida con il principio stesso dell’ordine - un libro che non si limita a contenere Dio, ma lo sostituisce.

Oltreché labirintico, Borges è anche chiosatore di se stesso: un curatore delle proprie ombre. In una prefazione a una prefazione (che potrebbe essere stata smarrita in Altre inquisizioni), egli suggerisce - con quella sua modestia epigenetica- che ogni testo è la postilla di un testo che non sarà scritto. Da qui la necessità, quasi morale, di moltiplicare i titoli: Elogio dell’ombra non elogia l’ombra, ma la catalogazione dell’ombra; Sette notti non sono notti, ma capitoli di un giorno che si è rifiutato di concludersi.

Del resto, l’argomento dei libri borgesiani procede per errori controllati. Si apre L’Aleph e ci si ritrova nel catalogo di tutte le aperture; si consulta Finzioni e si constata che ogni finzione è un rimando a una non-finzione annotata in calce; si tenta l’uscita attraverso Il giardino dei sentieri che si biforcano e si scopre che l’uscita è solo una variante numerata della voce “uscita”. A questo punto si impone una cesura, che però è impossibile, perché da Borges non si può uscire, si viene emendati.

Confesso, allora, un sospetto: Borges, probabilmente, ha composto un indice totale dei Borges possibili. In quell’indice compare il Borges de Il rapporto di Brodie, il Borges de Il libro degli esseri immaginari, il Borges che, in una voce alfabetica, si definisce «voce», rinviando a «voce, seconda». In questo senso Borges è una metafisica con esempi, cioè un sistema che dimostra se stesso fingendo di illustrare altro.

Meglio allora non pensarci e fare un ultimo gesto, che è anche il primo: leggerlo per ultimo, come si fa con le cose che, per gustarle, si posticipano dall’inizio.

Jorge Luis Borges
1:24:35

Jorge Luis Borges a Lugano

RSI Notrehistoire 21.09.1981, 10:06

  • Keystone

Correlati

Ti potrebbe interessare