Ricorrere al sovrannaturale per avere ciò che per altri è scontato, banale, ordinario: una «casa tutta per sé», dove poter vivere liberamente. È quel che accade a Laura Willowes, protagonista di Lolly Willowes o l’amoroso cacciatore (1926) di Sylvia Townsend Warner: zitella per scelta, strega per vocazione.
Una solerte massaia, una docile balia, che dopo una vita passata ad accudire i piccoli e grandi uomini della sua famiglia fugge dall’asfittica e logorante gabbia domestica per vivere da sola, in mezzo ai boschi, e poter finalmente fare lunghe passeggiate solitarie, in cerca di erbe e piante rare. Passioni sacrificate per troppo tempo, e in nome di quelle stesse persone che, una volta assaporata la libertà, gliela vorrebbero strappare. Non appena ritrovata la vera “Laura”, i parenti la vorrebbero infatti ridurre alla vecchia, mansueta e servizievole “zia Lolly”.
Era stato divertente vederla prendere tanto sul serio se stessa e la sua libertà […] e ora le si avvicinavano per mettere fine al gioco.

Per dieci anni è una figlia premurosa, per altri venti una sorella e una zia tanto «utile, disponibile e trascurabile». Un’intera esistenza spesa a sgobbare, reprimere desideri, tollerare limiti, occupare il posticino assegnatole. Tutto questo, per la famiglia Willowes, non è abbastanza. Non è nemmeno accettabile che “zia Lolly”, a quarantasette anni, decida di andarsene. Lasciare Londra per Great Mop è irrazionale, la bacchetta il fratello Henry, che tenta di trattenerla con un velato ricatto: «il tuo patrimonio è sempre stato nelle mie mani, Lolly, e io l’ho amministrato come ho ritenuto opportuno».
Nulla può più fermala: se ne va, trova pace, per la prima volta i suoi occhi grigi si illuminano. Ma ecco che arriva il nipote Titus ad invadere il suo rifugio in campagna, con la sua pipa e la busta di tabacco lasciata sul caminetto, come «lo scettro e la corona di un monarca usurpatore». Nulla è cambiato: ha ancora bisogno delle cure di “zia Lolly”. Braccata e ingabbiata nella vecchia immagine di sé, grida nel bosco: «Non c’è nessuno che mi aiuti?». «La tradizione, l’opinione pubblica, la Legge, la Chiesa e lo Stato: tutti avrebbero scosso la testa imponente davanti alla sua supplica». Non così Lucifero, il Maligno, il solo che aiuta Laura.
Girando la chiave nella serratura, sorrise al pensiero di avere la casa tutta per sé.
È questa la primissima azione di Laura dopo aver stretto, a sua insaputa, un patto col Diavolo, «l’amoroso cacciatore» che l’aveva costantemente osservata. Di lì a poco, topi rosicchieranno le gambe del letto di Titus, vespe lo tormenteranno nelle sue passeggiate, e lo spingeranno a lasciare il nido di Laura: la donna divenuta strega perché voleva essere semplicemente libera. E lo sarà totalmente dopo un sabba rivelatore, durante il quale scoprirà – danzando con una ragazza – perché non ha mai desiderato sposarsi, e quanto sia facile essere felice in una comunità che non giudica.
La mite “zia Lolly” ormai non teme nemmeno Satana e gli rivela quel che ha finalmente compreso: le donne sfioriscono mentre sono dannatamente attive; inosservate continuano a «fare, fare, fare», finché una «polvere impalpabile» le paralizza in una monotonia simile a una «terribile, tetra immortalità». Ed è solo allora che può accadere l’impensabile:
Le donne lo sanno di essere dinamite, e non vedono l’ora che si verifichi l’esplosione che renderà loro giustizia. […] Le donne sanno in cuor loro quanto sono pericolose, inestimabili, straordinarie. Anche se non ricorreranno mai alle loro arti, sanno di averle lì... pronte!
Lolly Willowes o l’amoroso cacciatore smetterà di essere attuale quando ogni donna potrà scegliere la solitudine senza essere compatita, la libertà senza sentirsi colpevole, una vita non convenzionale senza essere tacciata di “pazzia” (versione aggiornata dell’accusa di “stregoneria”). Quando nessuna sentirà più di valere solo annullandosi. E quando, di fronte alle sue scelte, riceverà «uno sguardo che non desidera e che non giudica». Come quello del Maligno: unica figura salvifica in un mondo dove l’affetto e il perbenismo divorano lentamente le loro adorate vittime.
Dossier: “Streghe. Storie dannate nell’arte”
Storie dannate nell’arte
Contenuto audio
“Streghe. Storie dannate nell’arte” (1./5)
Alphaville: i dossier 26.01.2026, 11:30
La stregoneria nelle alpi. Streghe e stregoni (2./5)
Alphaville: i dossier 27.01.2026, 11:30
I nodi della storiografia (3./5)
Alphaville: i dossier 28.01.2026, 11:30
Storia e simboli (4./5)
Alphaville: i dossier 29.01.2026, 11:30
Streghe. Filosofia e femminismo (5./5)
Alphaville: i dossier 30.01.2026, 11:30






