Una decina d’anni or sono, la rivista letteraria Orlando chiese a una non piccola giuria di addetti ai lavori quali autori italiani viventi avremmo ancora letto di lì a mezzo secolo. Il podio che uscì dalla votazione non è dissimile da quello che ne uscirebbe oggi: Walter Siti, Michele Mari, Antonio Moresco.
Tuttavia, ieri come oggi, c’era e c’è una differenza tra questi autori, o meglio tra il duo Siti-Mari e Moresco. I primi due erano e sono del tutto accettati come “venerati maestri”, e hanno raccolto o stanno raccogliendo anche la conseguente messe di premî; il terzo era ed è ancora autore divisivo, sovente messo in dubbio nella sua legittimità di maestro, assai poco premiato e tuttavia dotato di fan e commentatori ben più entusiasti rispetto a quelli che gli preferiscono Mari o Siti – ma anche, dall’altro, di un’inesausta legione di denigratori e snobbatori.
"Il finimondo”, Antonio Moresco, Nutrimenti
Per quale ragione tutto ciò sia avvenuto e continui ad avvenire, è domanda che risorge quasi a ogni nuova uscita di Moresco, e che possiamo dunque farci di nuovo, dato che Nutrimenti ha appena pubblicato la nuova versione del Finimondo, testo già uscito quattro anni fa per la collana di novelle Tetra, e qui elevato a romanzo. Testo autonomo ma evidentemente, con la sua ambientazione in una caotica e auto-fagocitante “Città dei morti”, anche piccolo satellite staccatosi dagli Increati, terza parte della trilogia Giochi dell’eternità, composta, oltre che da esso, dagli Esordi (di tutti i libri di Moresco, forse, l’unico rispetto al quale viene difficile anche ai denigratori negare lo status di capolavoro: e allora si girano dall’altra parte e fingono che non sia mai esistito nel panorama della letteratura italiana contemporanea) e dai Canti del caos (testo dalla storia editoriale travagliata, uscito a sua volta in tre parti, prima per Feltrinelli, poi per Rizzoli e infine, in versione completa, per Mondadori).
Così, nonostante sia autore che ha indiscutibilmente scritto almeno un capolavoro, Moresco resta discusso, e anche quando se ne esce con un libro nuovo “non minore”, quale è ad esempio il recente Canto del buio e della luce – quasi seicento pagine, uscito nel 2024 per Feltrinelli –, suscita reazioni tiepide.
A tu per tu con Moresco
Attualità culturale 03.09.2018, 08:02
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Secondo alcuni, ciò si deve al ruolo stesso che Moresco ha assunto nel suddetto panorama: quello dell’incompreso, del non-pubblicabile, non-pubblicato e infine del pubblicato-a-fatica, profilo che entusiasma un certo tipo di aspirante autore (Il sillogismo è: “Moresco fa fatica a pubblicare un capolavoro, io fatico a pubblicare il mio libro, ergo il mio libro è un capolavoro”), ma che dopo innumerevoli uscite per Mondadori, Rizzoli, Einaudi Stile Libero e Feltrinelli (che attualmente sta anche ripubblicando tutta la sua opera nell’Universale Economica) dovrebbe essere da tempo dismesso.
Secondo altri, ciò si deve a certi passi falsi comunicativi dell’autore, come quando criticò il Premio Strega, a cui pur aveva deciso di partecipare, dopo aver mancato la cinquina finalista. Secondo altri ancora, il danno gli viene da Lettere a nessuno, il libro in cui racconta le sue sfortune editoriali e in cui, nel raccontare – a volte in modo esilarante – rifiuti, porte in faccia e colloqui andati a vuoto, commette un peccato molto grave in Italia: fa nomi e cognomi di coloro a cui riserva le sue critiche; e probabilmente queste persone, che hanno svolto e svolgono ruoli di rilievo nel mondo culturale italiano, non gliel’hanno mai perdonata…
Antonio Moresco si racconta
Sinceramente 02.07.2013, 02:00
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Quale che sia la verità, Moresco continua a dividere, ma sta cominciando a raccogliere, sia pur in tarda età, quel riconoscimento internazionale che in genere tende a creare un importante effetto feedback anche in patria. Per ovvie ragioni di lunghezza (e quindi costo diretto di traduzione), finora erano stati tradotti solo suoi romanzi minori, come il breve La lucina (non incidentalmente anche il più fortunato commercialmente), ma ora, anche grazie agli sforzi di quella piccola legione di “moreschiani” il cui accanimento non è mai stato da meno di quello degli “anti-moreschiani”, Gli esordi è stato tradotto in francese e spagnolo e sta arrivando anche la decisiva traduzione in inglese, nell’entusiasmo dei lettori di romanzi-mondo, che ormai in un modo nell’altro, di Moresco e della sua trilogia-universo avevano sentito parlare: vedremo gli effetti di tutto ciò – se ci saranno – sulla sua ricezione generale presso la critica e il pubblico di lingua italiana.
“Il finimondo” di Antonio Moresco
Konsigli 04.06.2026, 18:00
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