Letteratura

Oltre il voyeurismo: la fame di storie vere si sazia con l’impegno civile

In un’epoca satura di narrazioni del reale, riscoprire l’opera dello scrittore argentino Rodolfo Walsh ci ricorda la differenza tra intrattenimento e ricerca della verità

  • Oggi, 10:30
Rodolfo Walsh

Rodolfo Walsh

  • Romina Santarelli / Ministerio de Cultura de la Nación
Di: Alessio von Flüe 

Avete mai la sensazione di averne abbastanza delle storie vere? Siamo immersi nelle narrazioni del reale: dai documentari in streaming ai podcast di cronaca nera — passando per i film basati su, ispirati a, tratti da storie vere. Eppure non sembrano mai abbastanza: la nostra fame è difficile da saziare. Amiamo le storie, è un dato di fatto; le amiamo da sempre, specie se sono vere.

Parlare di giornalismo narrativo, in uno scenario mediatico come quello odierno, suona quasi anacronistico: il confine tra narrazione del reale e cronaca giornalistica si è assottigliato, rendendo la distinzione tra i due spesso una questione formale più che sostanziale, interessante forse solo per accademici e addetti ai lavori. Non è sempre stato così e il fenomeno nasconde delle insidie: spettacolarizzazione e assuefazione sono dietro l’angolo, accompagnate dal rischio di una relativizzazione assoluta di ogni narrazione dietro lo scudo del “punto di vista”. Forse per osservare meglio lo scenario è necessario fare un passo indietro nel tempo.

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Qual è il confine fra “informare” e “intrattenere” (5./5)

In altre parole 12.12.2025, 08:18

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  • Andrea Fazioli

C’è stato un periodo, a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, in cui la pubblicazione di due opere ha cambiato il modo di percepire il giornalismo. La più conosciuta data 1966; la firma è quella di Truman Capote: A sangue freddo è un chiaro precursore dell’interesse dei successivi decenni per il racconto della cronaca nera, soprattutto quella legata alle zone rurali degli Stati Uniti. Meno conosciuta e discussa è invece Operazione Massacro, scritta dall’autore argentino Rodolfo Walsh e pubblicata nel 1957; un’opera che è più esemplificativa della spinta giornalistica a usare elementi narrativi per raccontare fatti di cronaca. L’occasione per riscoprire il capolavoro di Walsh è una recente nuova edizione in italiano edita da SUR, che omaggia l’opera nel 70° anniversario dei fatti raccontati al suo interno. 

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  • Edizioni Sur

Argentina, periferia di Buenos Aires. Nella notte del 9 giugno 1956 la polizia irrompe in un appartamento e arresta un gruppo di uomini che sta giocando a carte e ascoltando un incontro di pugilato alla radio. Un’ora più tardi scatterà la Legge Marziale nel Paese. Ci sarà un ordine di fucilazione. Alcuni tra quegli uomini però si salveranno, dando l’occasione all’autore di raccogliere le loro testimonianze e cercare di ricostruire ciò che è successo. Sullo sfondo la prima Argentina post-peronista, con il governo della Rivoluzione Liberatrice al potere dopo il golpe. 

Rodolfo Walsh viene a conoscenza della storia di uno dei sopravvissuti per caso. Nemmeno lui sa perché si interessa alla storia, ma l’incontro con quell’uomo cambierà per sempre la sua vita, che da quel momento dedicherà all’impegno civile e alla ricerca di verità. Questa decisione porterà il suo nome a comparire nella lista dei desaparecidos vent’anni più tardi. I responsabili della sua morte saranno arrestati solo nel 2005. 

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Rodolfo Walsh e il giornalismo narrativo

Alphaville 20.02.2026, 12:05

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  • Francesca Rodesino

Stupisce leggendo le pagine di Operazione Massacro, oltre al preciso lavoro di raccolta di informazioni e ricostruzione dell’accaduto, l’utilizzo che viene fatto degli elementi narrativi. Walsh non se ne appropria per suscitare interesse o per mantenere l’attenzione del lettore, per lui sono strumenti di comprensione che gli permettono di sezionare la realtà per trovare l’universale nel particolare, l’umano nel burocratico, e in questo modo dare dignità a chi se l’è vista tolta — la storia resta sempre al servizio della verità. 

Per questo diventa fondamentale percepire il freddo di quell’inverno argentino, l’odore di paura nel furgoncino che trasporta gli inconsapevoli condannati a morte verso il campo abbandonato, le palpitazioni e la confusione adrenalinica durante la fuga. Non è un moto voyeuristico, non è il tentativo di imporsi in un mercato dell’attenzione sempre più saturo e competitivo — è pura volontà di comprensione, sincera speranza di giustizia. In questa distinzione risiede la ragione per cui Operazione Massacro non è un’opera importante, è un’opera necessaria; non solo per accademici e addetti ai lavori, ma per chiunque voglia riconoscere la differenza tra un prodotto che cerca la sua attenzione perché consapevole del suo valore come bene di consumo e chi vuole raccontargli la verità.

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L’impegno civile di Guido Locarnini

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  • Mario Fabio e Barbara Camplani

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