Figura centrale del giornalismo ticinese del Novecento, Guido Locarnin ha contribuito in modo decisivo alla qualità del dibattito pubblico nella Svizzera italiana. Ad Alphaville, partendo dal volume Guido Locarnini. Giornalismo e impegno pubblico (Quaderno n. 42 di Coscienza Svizzera), lo storico Fabrizio Panzera ha ricostruito il suo percorso umano e professionale, restituendone visione e impatto.
Nato a Bellinzona nel 1919 e cresciuto a Monte Carasso, Locarnini si formò in un ambiente internazionale: studi in Germania, laurea a Berna in Storia contemporanea, contatto con un giornalismo più moderno rispetto a quello ticinese. Panzera (al microfono di Barbara Camplani e Mario Fabio) ricorda che Locarnini riuscì a «riunire le forze politiche ed economiche del Cantone, dando loro più voce sul piano cantonale e federale, nonché fare in modo di intensificare i rapporti tra Bellinzona e Berna».
L’impegno civile di Guido Locarnini
Alphaville 20.01.2026, 11:05
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La sua visione prese forma compiuta alla direzione del Corriere del Ticino, dal 1969 al 1982. Fu una trasformazione radicale. Come spiega Panzera, «il Corriere degli anni precedenti aveva in primo piano la cronaca cittadina, Locarnini mette invece la cronaca internazionale, quella nazionale, c’è un corrispondente fisso da Berna e poi dà spazio allo sport, agli spettacoli, chiama altri collaboratori anche dall’Italia». Una rivoluzione editoriale che portò a un aumento immediato della tiratura: da 15.000 a 23.000 copie nei primi anni, fino a 32.000 all’inizio degli anni Ottanta.
Parallelamente, Locarnini guidò Coscienza Svizzera dal 1966 al 1984. Per Panzera, questo ruolo era «un aspetto complementare del suo impegno giornalistico». L’associazione, nata per rafforzare la coesione nazionale, si orientò sotto la sua presidenza a «rafforzare la democrazia e il federalismo». Nel 1973 il Tages Anzeiger osservava che «se il giornale e il partito informavano unilateralmente, Coscienza Svizzera riusciva a informare imparzialmente», una definizione che Panzera riprende per descrivere l’equilibrio che Locarnini seppe costruire tra informazione e responsabilità civica.
Il suo stile emergeva anche nella quotidianità redazionale. Il giornalista Enrico Morresi ricorda che, nella prima riunione del 4 gennaio 1969, Locarnini disse: «I rapporti tra gli uomini nella famiglia, nella professione e nella comunità politica devono essere improntati sulla lealtà, sulla comprensione reciproca, sulla serenità del giudizio e sulla misura della parola e dell’azione, sul rispetto della personalità del proprio simile, sull’educazione». Una dichiarazione di intenti che divenne la cifra del suo modo di intendere il mestiere.
In un’epoca segnata da polarizzazione e velocità digitale, la sua lezione conserva una sorprendente attualità. Nel suo primo editoriale al Corriere del Ticino, Locarnini scriveva: «Sono perciò sempre più per la condanna di ogni sorta di violenza, di ogni fanatismo, sciovinismo o peggio personalismo politico polemico, per la condanna di ogni dottrinarismo che fatalmente svisa la realtà. Sono per il senso della misura, della relatività di fronte a ogni causa, a ogni verità che la nostra professione ci ha dato di incontrare».
Un invito alla misura e alla responsabilità che continua a parlare al presente.


