Nel 1995 nella redazione di Topolino si stava muovendo qualcosa, un progetto carbonaro che coinvolgeva pochissime persone: il caporedattore Ezio Sisto e il grafico Max Monteduro stavano lavorando a una nuova serie dedicata a Paperinik. L’idea era nata dalle copertine del mensile Paperinik e altri supereroi, che il secondo colorava in modo pionieristico al computer. Gli effetti digitali, modernissimi per l’epoca, stridevano con le storie classiche pubblicate all’interno, perciò il caporedattore mise insieme una squadra per ideare dei contenuti più moderni. Un Paperinik per il nuovo millennio, che si allontanasse da tutto quanto si fosse già visto.
L’ispirazione principale furono i fumetti americani di supereroi, da cui la testata prese il formato e l’impaginazione libera delle tavole. A uno sceneggiatore rodato e appassionato di fantascienza, Alessandro Sisti, fu chiesto di sviluppare le prime trame. Un contributo fondamentale venne da un disegnatore, Alberto Lavoradori, che abbozzò i principali avversari, gli invasori alieni Evroniani, mentre i suoi colleghi Stefano Intini, Corrado Mastantuono e Claudio Sciarrone idearono altri comprimari e realizzarono pagine di prova.

Studio per un guerriero evroniano.
Tutto questo lavorio fu tenuto nascosto ai piani alti dell’azienda dal direttore Paolo Cavaglione: fu lui a schermare la squadra da eventuali ingerenze della dirigenza Disney, che avrebbe bocciato sicuramente il progetto perché troppo fuori dai canoni.
Questo fermento creativo – raccontato nel dettaglio da Andrea Fiamma sul sito Fumettologica – si concretizzò esattamente trent’anni fa, il 14 marzo 1996, quando uscì in edicola PK - Paperinik New Adventures #0, Evroniani. Il primo della cinquantina di albi che mostrarono ai lettori e agli autori stessi le potenzialità del fumetto Disney e che fecero fare al suo linguaggio, alle sue tematiche e al suo stile un salto evolutivo che ha effetti ancora oggi.

La copertina (aperta) di Paperinik New Adventures #0, disegnata da Marco Ghiglione per colori e grafica di Monteduro.
Oltre alla rivoluzione stilistica, infatti, PK - Paperinik New Adventures portò i personaggi Disney in un territorio inesplorato fatto di trame più adulte. Si rivolgeva a un target più maturo di quello di Topolino e alzava intenzionalmente l’asticella di quello che si poteva raccontare. Gli Evroniani stessi, ad esempio, erano più terribili di qualsiasi nemico comparso in precedenza: si nutrivano delle emozioni dei popoli che conquistavano e il loro nuovo bersaglio era la Terra, per trasformarne tutti gli abitanti in zombie amorfi, i coolflame. Al fianco dell’eroe c’era un personaggio tormentato come Xadhoom, aliena con i poteri di una stella, che aveva visto il suo popolo spazzato via e aveva giurato di eliminare ogni Evroniano. E poi paradossi temporali, cospirazioni militari, tentativi di riscrivere la Storia, droidi che abbracciano il concetto di umanità… tutte tematiche che mai avrebbero trovato spazio su Topolino. Una delle trame più forti è quella di PKNA 4, Terremoto, in cui Paperinik si trova ad affrontare uno scienziato che vuole far sprofondare nell’oceano la Costa Ovest degli Stati Uniti, uccidendo milioni di persone, per far emergere nuove terre coltivabili e sfamarne miliardi. Un dilemma morale degno dei migliori fumetti di supereroi, che travolge però su un semplice papero mascherato.

Altro dilemma etico non da poco per Paperinik: allearsi con il pirata temporale Razziatore o permettere la distruzione di Paperopoli? PKNA #3, di Sisti e Sciarrone.
Anche per questo, dopo PKNA il fumetto Disney non fu più lo stesso. Autori e dirigenza capirono che la potenzialità dei personaggi andava oltre le storie per Topolino e nel giro di pochi anni lanciò una serie di testate che cercarono di ripreterne la formula. Una, W.I.T.C.H., lo superò pure, diventando un successo internazionale.
Con il tempo, la rivoluzione iniziò a permeare anche il settimanale-ammiraglia. Gli artisti che si erano fatti le ossa sulla serie portarono le stesse innovazioni grafiche e, pian piano, scardinarono la classica gabbia a sei vignette per portare impaginazioni nuove, che accompagnarono saghe dall’afflato epico come Wizards of Mickey o Darkenblot. Poi, sulle stesse pagine, si provò sempre più spesso a riportare il medesimo tono adulto delle storie. E infine arrivò PK stesso, nel 2014, in una nuova serie di storie che, a momenti alterni, è continuata fino a oggi.

Una doppia tavola da Esperimento Abominio, storia celebrativa in due puntate (Topolino 3668-3669) di Francesco Artibani e Lorenzo Pastrovicchio, in edicola in queste settimane.
Adesso la saga vive di ritorni di fiamma sporadici, quasi sempre a firma dei primi autori, ma è una presenza costante perché ha cambiato in profondità un modo di fare storie che era rimasto quasi immutato per 60 anni. Digerito e assimilato, PK è alla base di gran parte del linguaggio del fumetto Disney contemporaneo.
Paperino, il centravanti intellettuale
Figurine 25.11.2022, 11:30
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