Swatch, traffico e letteratura

Comunismo o capitalismo, siamo sempre in coda

Un viaggio letterario attraverso le code della nostra epoca, da quelle per l’ultimo modello di Swatch a quelle fin troppo familiari del traffico

  • Oggi, 08:00
Code davanti alla Swatch di Manhattan
  • IMAGO / UPI Photo
Di: Alessio von Flüe 

La Creatura è viva. Avanza lenta su centinaia di gambe. Si adatta come un fluido a ciò che la circonda, serpeggia per le strade.

La Creatura è moltitudine: di respiri riuniti in uno, di cuori che battono all’unisono. Si nutre di corpi, di corpi è composta. 

L’avete vista, ne avete fatto parte. Alcuni la chiamano coda, altri fila. Qualsiasi nome le si voglia dare, la Creatura è un’entità a sé, è più della somma delle sue parti; che sia la coda per il nuovo Swatch, quella sull’A2 di rientro dal ponte dell’Ascensione o quella di un firmacopie al Salone del libro. Creature dai tratti comuni.

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Nuovo Swatch: negozi presi d'assalto

Telegiornale 16.05.2026, 20:00

Se vuoi addentrarti nello stomaco della Creatura, devi lasciarti alle spalle il tempo. Lo sapeva bene Julio Cortázar nel suo racconto L’autostrada del Sud (1966):

Chiunque poteva guardare il suo orologio ma era come se quel tempo legato al polso destro e il bip bip della radio segnassero un’altra cosa, fossero il tempo di coloro che non hanno fatto la stupidaggine di voler rientrare a Parigi per l’autostrada del sud il pomeriggio di una domenica

Julio Cortázar

È forse questo che cerchiamo nella Creatura? Un tempo diverso attraverso la rinuncia? I personaggi di Cortázar, del resto, oltre al tempo abbandoneranno l’identità. Di loro sapremo la professione o il modello dell’automobile, mai un nome. Nel traffico leviatanico di Parigi sapranno costruire una nuova società, ritrovare un senso comunitario. 

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Julio Cortazar, "Se devo vivere"

Colpo di poesia 12.04.2022, 22:00

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La coda diventa quindi un non-luogo di riappropriazione del tempo e della comunità, in una società frenetica e individualista, abituata a viaggiare alla velocità delle macchine. Partecipare al consumo (più che consumare) è l’unico rituale rimasto. Così Italo Calvino in Marcovaldo (1963):

Per tutto il giorno il gran daffare della popolazione produttiva era produrre: producevano beni di consumo. A una cert’ora, come per lo scatto di un interruttore, smettevano la produzione e, via!, si buttavano tutti a consumare.

Italo Calvino

Per questo Marcovaldo si reca al supermarket con tutta la famiglia; il fatto che siano poveri è poco importante, ciò che conta è partecipare al rito dell’acquisto. Riempire il carrello, anche se lo si svuoterà prima di raggiungere le casse.

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  • Cristina Artoni

Quindi la forza generativa che dà vita alle code è il capitalismo? Vladimir Sorokin scuoterebbe la testa, nella Mosca dell’Unione Sovietica la situazione era simile.

– Accidenti! Non si vede la fine.
– Scusate, noi ci allontaniamo per una mezzoretta, si può?
– Prego…
– Andiamo…
– Già… a nessuno piace far la coda. E perché dovrebbero? Son giovani loro, si scocciano.
– E perché? Noi non ci scocciamo?
– Loro si fanno una scappata e noi qui ci cuociamo dal caldo.

Vladimir Sorokin

Nel romanzo sperimentale La coda (1985) l’autore russo dona una voce alla Creatura; una voce che è di nuovo moltitudine. Composto di solo discorso diretto senza attribuzione, il testo di Sorokin dipinge una società in attesa, in cui la partecipazione all’evento fagocita le individualità e la coda stessa diventa l’unico elemento capace di riattribuirle. Ma solo attraverso la presenza in coda, durante un appello lungo svariate pagine. 

Oltre un migliaio di persone, spinte dalla povertà, attendono una merce sconosciuta. Non hanno idea di cosa si tratti e se ce ne sarà a sufficienza per tutti. L’unica certezza è che viene dall’Occidente. La non-narrazione di Sorokin diventa presto un’allegoria amara e grottesca di una società in difficoltà. Non stupisce che il libro si diffuse in clandestinità per anni, prima di essere pubblicato a Parigi nel 1985. La voce delle code a volte è fastidiosa.

Code per ricchezza (le nostre, consumistiche) contro code per povertà (quelle sovietiche)? Saremmo miopi a vederla così, attenti solo al rumore delle Creature più vicine.

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Perché il mondo, ancora oggi, è pieno di code con voci senza eco, composte da persone invisibili ai nostri occhi. Ai margini, geografici o del nostro sguardo. Anche quelle Creature hanno gambe e polmoni e cuori che camminano, respirano, battono. Anche loro possiedono una storia che diventa più della somma delle storie che contiene.

Code vive, che ci parlano. Ascoltarle è una nostra responsabilità.

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