Musica lirica

La Divina

100 anni fa nasceva Maria Callas. Perché ancora adesso il suo nome risuona così forte nell’immaginario collettivo? Cosa l’ha resa “La Divina”? Ce lo racconta il collega di Rete Due Davide Fersini

  • 2 December 2023, 09:05
  • CLASSICA
  • MUSICA
Maria Callas
Di: Davide Fersini

Ndr A scanso di equivoci nelle prossime righe non aspettatevi nulla di licenzioso; dietro il “punto Callas” c’è semplicemente il racconto di uno dei tanti piccoli tasselli che compongono la leggenda della grande cantante greca

Alla fine della seconda guerra mondiale, di quel glorioso teatro che, per secoli, era stato la Scala, non rimaneva ormai che un cumulo di macerie. Gli arredi, i fregi, i broccati e tutto quanto aveva arricchito la sala del Piermarini era bruciato durante i bombardamenti e scomparso per sempre; non, però, l’attaccamento dei milanesi al loro salotto buono che, infatti, fu il primo edificio a venire ricostruito e re-inagurato - a tempo di record - nel 1946. Pur se formalmente e strutturalmente identico a ciò che era stato, il nuovo teatro si rivelò tuttavia scarno di arredi e minimale nei decori agli occhi di chi lo aveva frequentato durante gli anni della belle epoque. Una volta spente le luci in sala, poi, fu la musica a rivelare la sorpresa più grande: l’acustica che aveva impreziosito e arricchito le voci di generazioni di cantanti, si era modificata a tal punto da risultare quasi dannosa per quegli strumenti così delicati. Nonostante le migliorie e i tentativi di aggiustare i problemi più evidenti, spostandosi da un ordine di palchi all’altro – o talvolta solo da un posto all’altro – si aveva la sensazione che la stessa voce potesse essere striminzita ed acida oppure sontuosa e vellutata. Fra i melomani si diffuse quindi una nuova forma di sapere, che ben presto si condensò in una mappa segreta del teatro suddivisa in zone di ascolto oggettive, aree generose, settori secchi e luoghi da evitare come la peste.

Chi era Maria Callas?

Davide Fersini ci introduce al mito della Divina Callas

  • 30.11.2023
  • 08:00

Poi arrivò Maria Callas. 7 dicembre 1951. Inaugurazione della stagione d’opera e balletto. Titolo prescelto: I vespri siciliani di Giuseppe Verdi. Al termine di quella serata non vi fu un solo spettatore che non colse la differenza sostanziale tra la sua voce e quella di tutti gli altri. Non tutti avevano apprezzato ciò che avevano udito, ma tutti l’avevano sentita distintamente. Perché? Callas era notoriamente ipo-vedente e per muoversi sul palco si affidava solo alla propria sensibilità acustica nonché ad una prodigiosa memoria eidetica che applicava meticolosamente alla distribuzione degli ingombri sulla scena. Così, pur non vedendo il direttore, era sempre perfettamente nella musica e pur non distinguendo un tavolo da una divano, sapeva sempre muoversi con estrema eleganza e naturalezza tra tutti gli ostacoli che le bloccavano il passaggio. Chiusa in quel suo mondo di suoni, Maria Callas era totalmente dipendente dal ritorno della propria voce – che usava a mo’ di sonar per orientarsi – e fu proprio grazie a quella debolezza che lentamente, durante le prove, si accorse di un piccolo segreto accuratamente celato dal palcoscenico della Scala: in un punto preciso e solo da quel punto, qualunque suono emesso si irradiava potentemente ed in maniera omogenea in tutta la platea, nei plachi e nelle temibili gallerie, il cosiddetto loggione. Da quel momento, ogni volta che doveva cantare un’aria o un passaggio delicato ed atteso, la divina si portava lì, su quelle quattro assi che da allora sono passate alla storia come il punto Callas.

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