Ascona e la musica classica

Quando la tradizione decide di cambiare passo

classicAscona segna la svolta delle storiche Settimane Musicali: nuovo nome, nuovo formato e un festival compatto che unisce grandi interpreti, formazione e territorio per parlare a un pubblico più ampio

  • 28 gennaio, 16:30
  • Oggi, 14:17
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  • ©Roberto Barra
Di: Mat Cavadini 

Le Settimane musicali di Ascona sono una delle rassegne più antiche del Paese. Ottant’anni di storia, un patrimonio costruito con pazienza, un’identità che sembrava immutabile. Eppure, proprio la tradizione può diventare il punto da cui ripartire. L’edizione numero 81 segna una svolta: non più Settimane musicali, ma classicAscona. Un nome più corto, più leggibile, più esportabile. Soprattutto, un nome che dichiara un’ambizione: parlare anche a chi arriva da fuori, intercettare quel pubblico di “turisti musicali” che Christoph Müller – nuovo direttore artistico – conosce bene dopo quasi venticinque anni alla guida del Gstaad Menuhin Festival.

Il cambio di nome è solo la superficie di un ripensamento più profondo, condiviso con il nuovo presidente della Fondazione, Luca Allidi, subentrato a Francesco Ressiga Vacchini. Da rassegna distribuita su due mesi, classicAscona diventa un festival compatto: tre settimane, quattro weekend, una cinquantina di eventi in una ventina di sedi del Locarnese (dal 18 settembre al 10 ottobre 2026). Una scelta che concentra l’attenzione, rende più leggibile l’offerta e permette di costruire un racconto unitario. I Concerti d’eccellenza restano il cuore pulsante, nelle sedi storiche del Collegio Papio e della chiesa di San Francesco. Ma attorno a quel cuore si muove un organismo nuovo.

Coro RSI e I Barocchisti

Il programma dell’81ª edizione lo mostra con chiarezza. In cartellone figurano orchestre e solisti di primo piano, tra cui la Deutsche Kammerphilharmonie Bremen, la Camerata Salzburg, la Kammerorchester Basel, l’Orchestra della Svizzera italiana, Il Giardino Armonico, I Barocchisti diretti da Diego Fasolis, e solisti come Cecilia Bartoli, Richard Galliano, Nemanja Radulović, Hayato Sumino, Arthur e Lucas Jussen. Una sequenza che conferma la continuità con la storia del festival: interpreti di primo piano, repertorio solido, qualità garantita.

La novità sta altrove. Nelle tre artiste in residenza – Lezhneva, Frang, Gabetta – che non arrivano solo per esibirsi, ma per restare, insegnare, dialogare. E soprattutto nella nascita della classicAscona Academy, sette percorsi formativi che portano nel Locarnese il Tenebrae Choir, Il Pomo d’Oro, Maurice Steger, la Youth Symphony Orchestra of Ukraine. Una settimana corale con oltre duecento partecipanti, diciotto concerti a ingresso libero, un finale simbolico: lo Stabat Mater di Dvořák diretto da Oksana Lyniv, con un grande coro formato dagli stessi allievi.

Accanto alla musica, il festival apre finestre su altri linguaggi: Pietro Leemann che unisce gastronomia e barocco nella cappella di Bordei, Mario Brunello che guida una passeggiata musicale attorno alla chiesa di Botta a Mogno, tre appuntamenti dedicati al mito del Gottardo con Zora del Buono. È un modo per dire che la cultura non vive in compartimenti stagni e che il territorio può diventare parte della partitura.

classicAscona nasce così: non come rottura, ma come riallineamento. Una tradizione che decide di cambiare passo senza rinnegarsi. Un festival che prova a parlare a chi c’era, a chi verrà e a chi non sapeva ancora di poter trovare, ad Ascona, un luogo dove la musica incontra il mondo.

Legato a Kappa, Rete Due, 28.01.2026, ore 17.

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