Copertine dei dischi

Anni ’70: il prog e l’arte delle copertine

Negli anni d’oro del prog le copertine erano un’estensione della musica. Oggi il mercato privilegia volti e riconoscibilità, lasciando alle spalle un’epoca in cui immagine e suono sognavano insieme

  • Oggi, 12:00
Copertina della Hipgnosis - "Dark side of the moon", Pink Floyd

Copertina della Hipgnosis - "Dark side of the moon", Pink Floyd

  • IMAGO
Di: Voi che sapete/gapo  

La musica non parla soltanto all’orecchio: da sempre dialoga anche con l’immaginario visivo. Negli anni Settanta, questo legame raggiunse un’intensità senza precedenti grazie al progressive rock, che trasformò le copertine dei dischi in vere estensioni narrative della musica. Non semplici confezioni, ma portali immaginifici capaci di anticipare, intensificare o persino chiarire ciò che l’ascoltatore avrebbe trovato abbassando la puntina del giradischi.

Il valore delle immagini non era però soltanto artistico o concettuale. Come ricorda il giornalista e critico Enzo Gentile a Voi che sapete, quelle copertine costituivano un potente strumento commerciale, in un’epoca in cui i dischi si vendevano a ritmi vertiginosi. La grafica doveva quindi sedurre, suggerire, persuadere: insomma, spingere l’ascoltatore all’acquisto.

Copertina di Roger Dean - "Tales from Topographic Oceans" degli Yes

Copertina di Roger Dean - "Tales from Topographic Oceans" degli Yes

  • IMAGO/ United Archives International

Curiosamente, questa persuasione non passava quasi mai per i volti o i corpi dei musicisti. Al contrario, si preferivano immagini autonome, artistiche, capaci di evocare mondi e atmosfere. Come ricorda Francesco Messina - art director, musicista e co-fondatore con Franco Battiato della casa editrice L’Ottava - esistevano due strade principali: rappresentare visivamente la musica, restituendo l’essenza di ciò che l’album conteneva (una pratica particolarmente diffusa nel prog), oppure costruire una narrazione parallela, libera, che desse un’identità visiva distinta e complementare.

L’affermazione dei concept album accentuò ulteriormente questa tendenza: la copertina divenne un tassello essenziale del racconto, e non bastarono più fotografie o semplici disegni. Ecco allora che l’illustrazione assunse un ruolo centrale, capace di affrontare temi vasti, simbolici, talvolta favolistici o metafisici. Nomi come Roger Dean (Fragile, Close to the Edge dei Yes), gli studi Hipgnosis e Storm Thorgerson (The Dark Side of the Moon, Wish You Were Here dei Pink Floyd), o Paul Whitehead (Trespass, Foxtrot dei Genesis) entrarono nella storia proprio grazie alla capacità di dare forma e colore a un’intera stagione musicale.

Copertina di A. Powell/ S. Thorgerson - ‘"The Lamb Lies Down on Broadway" dei Genesis

Copertina di A. Powell/ S. Thorgerson - ‘"The Lamb Lies Down on Broadway" dei Genesis

  • Youtube

Oggi, il panorama è radicalmente cambiato. Un editore, osserva Messina, non avrebbe alcuna difficoltà a proporre per una copertina - sia di un disco che di un libro - la semplice immagine di un volto. Una scelta che facilita la riconoscibilità ma rischia di appiattire l’esperienza complessiva, privando l’opera di quel margine di mistero e immaginazione che un tempo la avvolgeva. Al di là del romanticismo, è però innegabile che il mercato attuale privilegi la visibilità immediata: mettere il volto dell’artista in copertina funziona, e spesso fa vendere di più.

Esiste certo un timido ritorno al vinile, ma i numeri, sottolinea ancora Messina, rimangono marginali. La grande stagione in cui l’arte visiva e quella musicale si abbracciavano senza riserve sembra essersi cristallizzata nel passato: un’epoca lenta, contemplativa, fertile di sperimentazioni, in cui surrealismo, fantascienza, filosofia e storytelling si fondevano in un unicum irripetibile.

38:30
"E se fosse la musica a salvarci?" di Dario Giardi, Mimesis Edizioni (dettaglio di copertina)

Visioni progressive: le copertine che hanno dato un volto al rock degli anni Settanta

Voi che sapete... 22.01.2026, 16:00

  • mimesisedizioni.it
  • Alessandro De Rosa e Giovanni Conti

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