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Chantez-vous Suisse a Friburgo, ecco come è andata

Cinque artisti nel corso di una settimana hanno creato un’opera che ha celebrato la diversità di lingue, persone ed esperienze che caratterizza la Svizzera

  • 15 giugno, 11:14
  • 26 giugno, 15:01

Chante-vous Suisse: la nuova canzone di Andrea Bignasca, Claudia Masika, Alizé Oswald, Chiara Jacomet e Dom Sweden

RSI Cultura 15.06.2024, 11:01

Di: Red.

Ieri, venerdì 14 giugno, presso L’Atelier nel centro di Friburgo si è svolto il concerto di “Chantez-vous Suisse” in occasione della fine dell’edizione 2024. Andrea Bignasca, Claudia Masika, Alizé Oswald, Chiara Jacomet e Dom Sweden sono stati i cinque artisti che nel corso di questa settimana hanno scritto una nuova canzone tutti assieme.

Dopo giornate intense di sessioni di scrittura e prove la canzone era finalmente pronta. Il brano è stato cantato in cinque lingue diverse. Ogni artista ha contribuito con il proprio stile e la propria lingua per creare un’opera che ha celebrato la diversità di lingue, persone ed esperienze che caratterizza la Svizzera.

Quattro dei cinque musicisti hanno rappresentato le differenti regioni linguistiche della Svizzera, mentre la quinta persona ha rappresentato la parte di popolazione con passato migratorio. Oltre alla composizione di una nuova canzone, ogni artista ha portato una canzone tipica della propria regione linguistica che è poi stata reinterpretata dal quintetto in versione multilingue.

Mentre gli artisti componevano, ReteUno è andata in onda tutti i giorni, dal lunedì al venerdì. Ma il programma non era dedicato solo alla musica…

Chantez-vous Suisse? 2024

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Friburgo e il suo bilinguismo

Il Canton Friburgo, così come anche la città di Friburgo, sono bilingue: si parla sia francese sia svizzero-tedesco. Oltre a queste due lingue ufficiale c’è anche una grande varietà di dialetti. Fra questi c’è il “Bolz”, un dialetto che viene parlato esclusivamente qui. È una mescolanza di francese e svizzero-tedesco che racconta la storia della Basse-ville di Friburgo, la parte bassa della città, quella vicino al fiume Sarine.

È una lingua nata nel 1800 a partire dalle prime migrazioni contadine in città. I primi ad averla parlata sono i bambini nati in questo nuovo contesto in cui svizzeri-francesi e svizzeri-tedeschi hanno iniziato a vivere a stretto contatto fra loro. Quando un idioma nasce a partire da un gruppo sociale ben definito di persone si parla di “socioletto”.

I protagonisti si presentano

RSI Cultura 12.06.2024, 16:45

Si presuppone che il termine “Bolz” derivi etimologicamente dal tedesco “Bold”, suffisso che veniva utilizzato per creare parole ed espressioni poco lusinghiere come per esempio Trunkenbold, (“ubriacone”). Questo genere di parole si adattava perfettamente all’immagine che il resto della città di Friburgo aveva degli abitanti della Basse-ville. Infatti, i Bolz (che descriveva coloro che parlavano questo dialetto) venivano guardati con disprezzo da chi viveva nella parte alta di Friburgo. Queste persone, col passare del tempo e l’aumentare del numero di ponti che collegavano la città ai dintorni collinari, hanno smesso di recarsi nella Basse-ville.

L’unica cosa che li attirava verso il basso era la pista di pattinaggio (costruita nel 1914) che attirava i giovani poiché era utilizzata come stadio di casa per l’Hockey Club Gottéron.

Oggi è ancora possibile sentire il Bolz nella Basse-ville. La speranza è quella che questo dialetto continui a rimanere vivo.

Friburgo e l’arte di costruire ponti

Friburgo è insediata su una sorta di penisola, motivo per il quale è una città dai mille ponti… o meglio: dai 36 ponti. È una delle città europee con più ponti e nonostante le sue dimensioni ridotte è al pari di metropoli come Londra e Parigi.

Uno dei ponti più importanti è il Viaduc Grandfey. La sua storia inizia nel 1800, negli anni in cui sta venendo costruita la linea ferroviaria che collega la Svizzera orientale a quella occidentale. Questa nuova via che andava dal Lago di Costanza a Ginevra doveva attraversare il Canton Friburgo. Le opzioni erano due: farla passare dalla valle della Sarina, molto vicina alla città di Friburgo, oppure per la valle della Broye, più verso il Canton Vaud.

L’assemblea Federale ha optato per la prima con 59 voti contro 47.

Inizialmente il ponte che viene costruito è in ferro ma con gli anni lo hanno rimodernato costruendone uno nuovo in cemento, senza però mai fermare il traffico ferroviario. Tra il 1925 e il 1927, anni della ristrutturazione, i treni hanno continuato a viaggiare indisturbati.

Oggi il ponte è percorribile anche a piedi grazie a una passerella pedonale sotto i binari. È lungo circa 250 metri e alto 80: non è una passeggiata per chi soffre di vertigini.

Quando si parla di “Graben” si parla di ponti

Il Viaduc Grandfey è un simbolo della città di Friburgo non solo poiché racconta una parte di storia ferroviaria Svizzera ma anche perché demarca il Röstigraben.

“Röstigraben”, che potremmo tradurre con “barriera dei rösti”, è un’espressione che indica un confine simbolico che separa a livello politico, culturale e linguistico le persone svizzere tedesche da quelle svizzere francesi. È un termine che è apparso negli anni ’70 nei media svizzero-tedeschi che si rifà all’immagine della Sarine, fiume attraversato proprio dal Viaduc Grandfey, che a livello geografico separa il francese dallo Schweizerdeutsch. Infatti, quando il treno sta attraversando questo ponte ci sono genitori che ai propri figli dicono: “Ecco, ora stiamo attraversando il Röstigraben”.

In Svizzera non c’è solo il Röstigraben…

Questa settimana durante la diretta radiofonica di “Chantez-vous” Suisse è venuto a trovarci in trasmissione il dialettologo e collega di SRF André Perler. Grazie a lui abbiamo potuto scoprire i diversi “Graben” che ci sono oggi in Svizzera.

Tutti prendono spunto dalla gastronomia:

-         Il Polentagraben: separa la Svizzera-italiana dal resto della Svizzera;

-          Il Pizzoccherigraben: separa chi nel Canton Grigioni parla italiano da chi parla romancio o Schweizerdeutsch;

-         Il Capunsgraben: separa i Grigioni dalla Svizzera tedesca;

“CHANTEZ-VOUS SUISSE?” PARTE 2 – La composizione della nuova canzone

Come è nata la nuova canzone

RSI Cultura 19.06.2024, 10:39

Questo brano incarna il cuore del progetto: lo stare insieme. È una canzone scritta da cinque persone che fra di loro non si conoscevano che si sono trovate a dover affrontare diverse sfide. La canzone celebra infatti il multilinguismo e mette in discussione l’idea dell’esistenza dell’idea che esistano “gli altri”.

Questo video è uno sguardo sul processo creativo che ha portato alla realizzazione della canzone Cinque dita in Maun (cinque dita in una mano).

Più lingue, una sola canzone

Il Quotidiano 11.06.2024, 19:00

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