Parlare e far parlare. Esprimersi apertamente, accettandone il prezzo. Cher compie 80 anni e la sua carriera è stata un ottovolante di cadute e risalite: quando il rischio era scivolare nell’ombra dell’irrilevanza, ha saputo trovare il guizzo che l’ha rimessa in sella. La forza di una donna che al talento artistico associa una notevole capacità comunicativa.
Assieme al marito Sonny Bono, Cheryl Sarkisian - questo il suo vero nome - è stata la beniamina delle famiglie americane tra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70. Nel 1965 la coppia fa dondolare orecchie sulla giostrina folk pop di I Got You Babe, talmente stampata nell’immaginario a stelle e strisce da farne il motivetto dei risvegli sempre uguali di Bill Murray nel Giorno della marmotta.
Nel decennio successivo, Sonny & Cher intrattengono il pubblico televisivo con un varietà tutto loro, andato in onda sulla CBS dal 1971 al 1974.
L’anno successivo il loro matrimonio finisce, e Cher trova nel cinema un nuovo approdo artistico, che la porterà a vincere l’Oscar come migliore attrice per la sua interpretazione in Stregata dalla luna (1987).
Gli ’80 non sono solo il decennio dei successi cinematografici, ma anche quello in cui cavalca con profitto la videomusica. Tra il 1987 e il 1989, con l’album omonimo e il successivo Heart of Stone, torna nei radar delle classifiche, dopo qualche anno d’assenza dai piani alti. Heart of Stone centra la Top 10 negli Stati Uniti grazie a una serie di singoli azzeccati, tra cui If I Could Turn Back Time, con il suo video a tema marinaresco.
Musicalmente parlando, la china si fa leggermente declinante fino al 1998, quando ritorna in grande stile con l’album Believe, che la incorona diva della dance. Massiccio uso dell’autotune in tempi non sospetti, un ritornello che non ci ha mai lasciati da allora, il singolo dallo stesso titolo scala le chart e diventa disco di platino e multiplatino in diversi paesi. Con Believe - la canzone - vince il suo primo Grammy. (Poi, certo, si tende a dimenticare che nel disco c’è pure l’italiano da cartolina di Dov’è l’amore…).
Da lì Cher ha preso il treno della dance e non l’ha più abbandonato. Dà altre due zampate alle zone alte delle classifiche prima con l’album Living Proof, nel 2001, poi con un Best of uscito due anni dopo. Nel 2005 saluta i fan al termine di tour d’addio durato tre anni e approda a Las Vegas per una residency: una lunga serie di spettacoli nello stesso teatro che ne consolidano lo status di popstar.
Torna nelle classifiche nel 2018, quando raggiunge il terzo posto della Billboard 200 grazie alla partecipazione a due brani della colonna sonora di Mamma mia! Here We Go Again (in cui recita).
Nel corso degli anni hanno fatto discutere gli interventi di chirurgia estetica a cui si è sottoposta; oggi i pettegolezzi si concentrano sulle possibili nozze con il suo fidanzato, di 40 anni più giovane di lei. I numeri del gossip fanno parte dello spettacolo, ma sotto la superficie patinata c’è la sostanza del suo impegno politico.
Progressista e anti-Trump, fin dagli anni ’80 Cher non ha fatto mancare il suo appoggio alla comunità LGBTQ+. Si batte in difesa dei diritti delle persone transgender (il figlio Chaz è trans) e sostiene riforme dell’immigrazione purché l’accoglienza sia sostenibile, non porti cioè squilibri nei territori che accolgono.
Parole sue, non le importa di mettersi nei guai per le posizioni espresse su X o nelle interviste. Non è però opinionista “da salotto”. O meglio, non solo. Il personaggio possiede uno slancio militante, che si concretizza nella partecipazione attiva a campagne e mobilitazioni: fra i temi che le stanno a cuore, c’è la situazione politica in Armenia, suo paese d’origine.
Il pubblico che sognava alla vista dei suoi costumi appariscenti, tutti piume e brillanti, forse la vedeva come un’icona bidimensionale da copertina. Cher è una figura strutturata, capace di reinventarsi leggendo alla perfezione le tendenze della comunicazione, ben prima che lo facessero gli algoritmi. Il segreto - ma neanche troppo - di una carriera in grado di superare i flutti dell’insuccesso.
LEGATO A “CIP CIP” (RETE TRE) DEL 20.05.2025, ORE 15:20
