Briciole sonore: un lembo di rete dove andare a zonzo tra canzoni, suoni, pensieri.
Giuro che ci ho provato. Con familiari, amici, colleghi, ma niente da fare: per me la corsa rimane un esercizio individuale. È il mio zen.
Una volta, quando ero più giovane e avrei potuto metterci tutta la mia energia, correre per me era un incubo fantozziano. Era una questione di gestione delle energie: partivo sparato e finivo la benzina praticamente subito (poi sì, vabbè, all’epoca fumavo, non ero esattamente il ritratto dello sportivo).
Oggi, i problemi di dosaggio li ho risolti con le app. Mi aiutano a tenere i tempi e regolarmi: viste così, e non come uno sprone a dare sempre di più, hanno una loro utilità.

L’arte di correre: i running club ticinesi
RSI Spam 17.05.2026, 14:00
Il mio rapporto con la corsa è un percorso evolutivo, a partire dalla tenuta. Ricordo i primi, pionieristici tempi: d’inverno uscivo con gli scomodissimi pantaloni della tuta da casa, magliette di cotone raccattate in armadio, felpe col cappuccio pesantine anzichenò. Più che corsa coi sacchi, un sacco che correva. Sono poi arrivati i materiali tecnici a salvarmi.
Eppure già in quei barbarici approcci apprezzavo i benefici della corsa: non tanto per la linea, quanto per la chiarezza di pensiero che si innesca un passo dopo l’altro. Durante la corsa si possono risolvere problemucci che ci tormentano, piccole incombenze. Per dire, io ho scritto mail, ho costruito servizi, rifinito articoli. Tutto, naturalmente, nella mia testa. Harmony in My Head, direbbero i Buzzcocks.
Avete presente quella storia della plasticità del cervello? La corsa mi ha ristrutturato. Non vorrei sembrasse una roba da guru, uno slogan pubblicitario. Ma se esco con il sole e con la pioggia, con il freddo e con il caldo, con la luce e col buio, qualcosa di buono deve averlo fatto, a questo indolente. Sì, come entità astratta le sono grato.
“Il figlio di Forrest Gump”
Alice 23.12.2024, 09:06
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Mi sono misurato su medie distanze, spinto alle soglie della maratona. Poi sono leggermente arretrato. Avevo bisogno di riprogrammare i miei allenamenti. Oggi la corsa resta un elemento irrinunciabile della mia routine.
Non ascolto musica durante le corse perché: a) è una questione di sicurezza, devo sentire cosa mi accade intorno, e b) sono dell’idea che mi mandi fuori ritmo. Però delle canzoni mi risuonano in testa, e ho deciso di segnarmele. In mezzo a trashate eurodance, c’è spazio per roba interessante.
Una mi è partita proprio qualche giorno fa, mentre facevo un po’ di salita. Dancing with Myself (176 bpm) dei Generation X, a pensarci bene funziona pure per il titolo: correre è come danzare in solitaria.
In piano, quando il passo ha bisogno di sostegno, i Propellerheads di On Her Majesty’s Secret Service (136) dettano la cadenza a suon di Bond Themes. Non si arriva al beat spaziale del bridge, è la parte principale a girare in loop.
Trovo che la rottura del fiato - quando cioè si entra a regime - sia l’anticamera di una sorta di consapevolezza. Qui domina la drum’n’bass. New World of Sound (176) di Nebula è avvisaglia dell’estasi che verrà; il Roni Size di Brown Paper Bag (174) dà il senso del pieno controllo. J. Majik e Goldie con Sunray 2 (170) completano il triangolo stabilizzando il flusso.
L’estasi del runner è quel senso di leggerezza, lucidità mentale e contemplazione che si avverte al prolungarsi dello sforzo. La stanchezza arriverà molto dopo, una volta sul divano (anche chi corre ne ha uno a casa). È opera degli endocannabinoidi, sostanze simili a quelle della cannabis. Qui chi meglio degli Spacemen 3 nelle divagazioni chimiche di Call the Doctor (110) può esprimere la contemplazione di quei momenti? Nella mia testa modificata, la coda di No. 13 Baby dei Pixies (120).
Con l’avvicinarsi del traguardo la carica che i Quicksand infondono in East 3rd St. (attorno ai 105 bpm) dà spinta alle ultime progressioni prima di godersi la ricompensa (morale).
Tutto molto filosofico. Poi capita che mentre sbocconcelli chilometri ti sorprendi a ripassare il motivetto di Mortò veneziano degli Squallor. Nella corsa, come nella vita, l’ironia il suo spazio deve sempre trovarlo.
